Nevrosi focolarina del pensiero unico

Peanuts, 18 dicembre 1973 © Peanuts Worldwide LLC. Di Charles M. Schulz. ... Snoopy sei tutti noi!

La profezia

Selfie

“L’altruismo è la maschera dorata
dell’egoismo e del narcisismo,
nient’altro che un'anomala gratificazione.”
Lorenzo Licalzi
By Francesco Murru

Certo che è quanto meno bizzarro assistere come il vero signore della storia, il Tempo, aggiusti ogni cosa e rimetta proporzioni e significati al giusto posto. Chiara Lubich e seguaci erano convinti, e in parte purtroppo lo sono ancora, di essere portatori di una luce nuova, di un ideale, detto l'Ideale, che avrebbe dovuto informare tutta la Chiesa e l'umanità. Una nuova comprensione del Vangelo che avrebbe dovuto dare completezza teologica a tutto quanto fosse stato detto prima. 

Questa convinzione cristallina e granitica innesca invece un pericoloso circolo vizioso di vanità e autoreferenzialità. Lo si evince fin troppo dalle parole della canzone "La vita è così"* che il complessino del GenRosso, uno degli organi al servizio della propaganda focolarina, mise in musica negli anni '70. Le parole della canzone vorrebbero essere di monito per quei poveretti che non credendo nell'Ideale, prima o poi avrebbero sperimentato la delusione cocente della vita. 

La vita è così

Castelli in aria, fuochi di paglia, case di carta costruite sulla sabbia. Fumo negli occhi, strani colori, incenso che si brucia per dei falsi onori. Tante illusioni, ipocrisia, ma crolla sempre ciò che è solo fantasia.

Rit.: Sì, la vita è così, i sogni finiscono prima o poi, un'altra è la verità, dobbiamo affrontarla tutti noi. Non si può restare ad occhi chiusi e poi gridare a tutti che il sole non c'è.

Gente che lotta, gente che muore, senza sapere che esiste anche la pace. C'è chi conosce solo il sospetto, c'è chi non sa cos'è il calore di un affetto. Qualcuno sbaglia, senza sapere, ma c'è ancora chi si ostina a non vedere.

Rit.: Sì, la vita è così… Non si può restare ad occhi chiusi. Guardiamo in faccia qual è la verità.

Ma la giustizia non può mancare e chi ha sofferto dovrà un giorno anche godere. Perché chi ha pianto non può restare a denti stretti a inghiottire il suo dolore. Uno l'ha detto: "Tutto è contato". E lui darà ad ognuno quanto ha meritato.

Rit.: Sì, la vita è così… Non si può restare ad occhi chiusi. Guardiamo in faccia qual è la verità.

E invece come un boomerang questa attualissima profezia è ritornata indietro in faccia al mittente e rileggerla ora, conoscendo la situazione del movimento dei focolari, dà molto da pensare. Basterebbe anche solo la prima strofa. 

E a proposito di autoreferenzialità, in sociologia una profezia che si autoadempie è una previsione che si realizza per il solo fatto di essere stata espressa. Predizione ed evento sono in un rapporto circolare: la predizione genera l'evento e l'evento verifica la predizione.** 
Chiaro no? 

Un poco più di umiltà avrebbe evitato questo confronto impietoso con la realtà, con la storia. Perché proprio da questo narcisistico "selfie" ante litteram si capisce l'errore in cui indugiò Chiara e chi mal la consigliava: dividere il mondo tra "noi" e "loro", tra buoni e cattivi, tra chi capisce e chi non capisce, tra fuori e dentro. 

È un errore reiterato nel tempo, diventato struttura e ahinoi ancora patrimonio genetico di una realtà nata invece affinché non ci fossero divisioni, ostacoli, muri, fazioni. In questo, più di tutto, consta la disfatta dell'ideale di Chiara e quella schizofrenia latente che ha lasciato in eredità ai suoi. 

Sì, la vita è così focolarini... e allora guardatela in faccia questa verità.


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* ascolta questo capolavoro dall'album 'Senza Frontiere' - 1975 a questo link

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Per profezia che si autoadempie deve intendersi, secondo la definizione del sociologo statunitense Robert K. Merton, che introdusse il concetto nelle scienze sociali nel 1948, «una supposizione o profezia che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l'avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità». Merton trasse ispirazione dalla formulazione che un altro celebre sociologo americano, William Thomas, aveva dato di quello che è passato alla storia come Teorema di Thomas che recita: «Se si definiscono certe situazioni come reali, esse saranno reali nelle loro conseguenze».

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