- Ottieni link
- X
- Altre app
- Ottieni link
- X
- Altre app
"Fate e osservate tutto ciò che vi dicono,
ma non fate secondo le loro opere,
perché dicono e non fanno."
Matteo 23,3
Nel recente discorso ai membri dell’Assemblea dei Focolari (vedi link), Papa Leone ha invitato il movimento fondato da Chiara Lubich a «discernere insieme quali sono gli aspetti della vostra vita comune e del vostro apostolato che sono essenziali, e perciò vanno mantenuti, e quali sono invece gli strumenti e le pratiche che, benché in uso da tempo, non sono essenziali al carisma, o che hanno presentato aspetti problematici e che perciò sono da abbandonare».
Già quattro anni fa, nella prima stesura di questo post, ora aggiornato, avevo suggerito ai focolarini una pratica in uso da tempo nel movimento dei focolari che, a mio avviso (ma non solo mio), ha presentato “aspetti problematici" e quindi andrebbe dismessa: mi riferisco all’ora della verità.
Per "ora della verità", che Chiara Lubich chiamava "cosmesi spirituale", si intende quel momento della vita di un gruppo, focolare o altro dove ci si dice tutto nella verità, fatta eccezione per i responsabili che nella struttura gerarchica del movimento possono essere corretti solo da qualcuno di pari o superiore al loro grado. Questa pratica risente dell'impostazione matriarcale del movimento che per Chiara Lubich funzionava secondo lo schema "genitori-figli", "madre-bambini", "maestra-allievi" quindi non un rapporto alla pari tra adulti. E come altre trovate tipiche della Lubich, anche questa presuppone una completa rinuncia alla propria personalità e individualità, che devono essere immolate a favore del gruppo e sopratutto del responsabile di turno che incarna niente di meno che il volere di Dio sulla terra.
Divisa in due momenti specifici, l'ora della verità é composta dal "purgatorio" e dal "paradiso". Nel purgatorio si dice al malcapitato tutto quello che di negativo dovrebbe correggere nel suo comportamento, carattere, e modo di incarnare e vivere gli insegnamenti della Lubich. Nel paradiso invece si dovrebbe edificare la persona di turno e dirle tutto quanto di positivo c'è in lei. L'enfasi é comunque sovente stata sul negativo piuttosto che sul positivo - il purgatorio piuttosto che il paradiso. Si tratta di uno strumento o meglio di una valvola di sfogo di nevrosi le più varie, usato troppo spesso con troppa disinvoltura da persone, dilettanti spirituali, non adeguatamente preparate o formate e che rischia di provocare ferite profonde e seri danni in chi lo subisce. E le testimonianze negative abbondano.
Ora per voce di padre Fabio Ciardi (vedi link al suo blog), il movimento dei focolari prova a blindare questa pratica quantomeno discutibile e probabilmente dribblare le richieste di Prevost. Ciardi si esprime così:
“La richiesta del Papa è di «discernere insieme». E quali sono i criteri di discernimento? Tra i tanti ne indico uno soltanto: domandarsi non che cosa ha fatto il fondatore e neppure come lo ha fatto, ma perché lo ha fatto. … “l’ora della verità”: è un “aspetto essenziale della vita comune”, o “non è essenziale”, o “ha presentato aspetti problematici”? Quindi è da mantenere o da abbandonare? Non sta a me valutare o giudicare se questa “pratica” “ha presentato aspetti problematici”. Possiamo invece chiedere alla fondatrice non tanto “come” ha usato questo strumento, ma “perché” l’ha creato.”
Ciardi suggerisce esplicitamente di non andare a giudicare come Chiara Lubich abbia o non abbia vissuto questa pratica ma di prendere in esame solo il perché l’abbia voluta, proposta e imposta. Rispetto a Ciardi invece io propongo di andare proprio a vedere come Chiara Lubich vivesse questa pratica dell’ora della verità e cosa fosse per lei:
“Per santificarci insieme, è essenziale l'ora della verità.” (vedi testo originale)
Chiara scomoda addirittura la santità, di cui era ossessionata ma non si rende conto nella sua ingenuità che queste parole le si ritorcono contro. Il corto circuito infatti sta nel fatto che Chiara era esente da questa pratica. Per lei era così essenziale da rinunciarvi. Alle sue compagne infatti non permetteva di correggerla, quindi di quale "santificarsi insieme” stiamo parlando? Lei si arrogava il diritto di correggere gli altri ma non si sottoponeva a questa pratica.
Nel provare a dare un fondamento teologico a questa pratica dell'ora della verità Chiara cita il vangelo: "...chi fa la verità viene alla luce" e "La verità rende liberi". Tutto bellissimo per carità. Ma perché lei si sottraeva a questa pratica? A rigor di logica non era quindi né libera né veniva alla luce? Non è un dettaglio da poco, anzi la stortura macroscopica che ha dato origine a tante altre storture, soprattutto nel campo dei rapporti subalterni con i responsabili che la scimmiottavano, legittimati dal ruolo intoccabile di rappresentare dio per le anime a loro affidate. Anche in questo caso, come per la vita di focolare (vedi qua), Chiara dettava delle regole che lei stessa non viveva.
Poco prima che lasciassi il focolare dove abitavo, i focolarini mi tesero un agguato e una sera, dopo cena, proposero di farmi l’ora della verità. In realtà fu una scusa e solo lo sfogo delle paturnie sopratutto di uno di loro che mal mi sopportava. Per i focolarini ero diventato ingestibile; i miei dubbi, le mie perplessità, la mia fede che iniziava a vacillare, erano diventati scomodi per loro, e come in una malattia autoimmune, mi sono sentito “rifiutare” dall’organismo cui facevo parte. Ricordo che esagerarono proprio. In tutta la serata non spesero nemmeno una parola di incoraggiamento, o provarono a sottolineare il positivo. Nessun equilibrio quindi tra il purgatorio e il paradiso. Dopo un simile processo sommario non ci si può sentire incoraggiati, sostenuti, spronati ad andare avanti. Mi ferirono profondamente e in me qualcosa si ruppe irrimediabilmente.
Si potrebbero scrivere libri su questa pratica dell'ora della verità, soprattutto sul "purgatorio" che col tempo è diventato spesso un vero strumento di correzione, coercizione, manipolazione, fonte di abusi spirituali e psicologici. E questa prassi del "purgatorio" Chiara Lubich la viveva in maniera disinvolta. Gli aneddoti si sprecano. Ricordo di un focolarino che mi raccontò di aver dimenticato una cassetta VHS da consegnare a Chiara in un determinato giorno. Il malcapitato, un giovane olandese, esempio specchiato di mitezza e bontà d’animo, venne distrutto con le parole “...tu intralci l’avanzare del regno di Dio”. Questo perché per Chiara, prima della persona, dell’amore al fratello di cui tanto ha scritto e detto, veniva il suo compito, la sua ossessione di portare avanti la sua opera.
Ciardi suggerisce esplicitamente di non andare a giudicare come Chiara Lubich abbia o non abbia vissuto questa pratica ma di prendere in esame solo il perché l’abbia voluta, proposta e imposta. Rispetto a Ciardi invece io propongo di andare proprio a vedere come Chiara Lubich vivesse questa pratica dell’ora della verità e cosa fosse per lei:
“Per santificarci insieme, è essenziale l'ora della verità.” (vedi testo originale)
Chiara scomoda addirittura la santità, di cui era ossessionata ma non si rende conto nella sua ingenuità che queste parole le si ritorcono contro. Il corto circuito infatti sta nel fatto che Chiara era esente da questa pratica. Per lei era così essenziale da rinunciarvi. Alle sue compagne infatti non permetteva di correggerla, quindi di quale "santificarsi insieme” stiamo parlando? Lei si arrogava il diritto di correggere gli altri ma non si sottoponeva a questa pratica.
Nel provare a dare un fondamento teologico a questa pratica dell'ora della verità Chiara cita il vangelo: "...chi fa la verità viene alla luce" e "La verità rende liberi". Tutto bellissimo per carità. Ma perché lei si sottraeva a questa pratica? A rigor di logica non era quindi né libera né veniva alla luce? Non è un dettaglio da poco, anzi la stortura macroscopica che ha dato origine a tante altre storture, soprattutto nel campo dei rapporti subalterni con i responsabili che la scimmiottavano, legittimati dal ruolo intoccabile di rappresentare dio per le anime a loro affidate. Anche in questo caso, come per la vita di focolare (vedi qua), Chiara dettava delle regole che lei stessa non viveva.
Poco prima che lasciassi il focolare dove abitavo, i focolarini mi tesero un agguato e una sera, dopo cena, proposero di farmi l’ora della verità. In realtà fu una scusa e solo lo sfogo delle paturnie sopratutto di uno di loro che mal mi sopportava. Per i focolarini ero diventato ingestibile; i miei dubbi, le mie perplessità, la mia fede che iniziava a vacillare, erano diventati scomodi per loro, e come in una malattia autoimmune, mi sono sentito “rifiutare” dall’organismo cui facevo parte. Ricordo che esagerarono proprio. In tutta la serata non spesero nemmeno una parola di incoraggiamento, o provarono a sottolineare il positivo. Nessun equilibrio quindi tra il purgatorio e il paradiso. Dopo un simile processo sommario non ci si può sentire incoraggiati, sostenuti, spronati ad andare avanti. Mi ferirono profondamente e in me qualcosa si ruppe irrimediabilmente.
Si potrebbero scrivere libri su questa pratica dell'ora della verità, soprattutto sul "purgatorio" che col tempo è diventato spesso un vero strumento di correzione, coercizione, manipolazione, fonte di abusi spirituali e psicologici. E questa prassi del "purgatorio" Chiara Lubich la viveva in maniera disinvolta. Gli aneddoti si sprecano. Ricordo di un focolarino che mi raccontò di aver dimenticato una cassetta VHS da consegnare a Chiara in un determinato giorno. Il malcapitato, un giovane olandese, esempio specchiato di mitezza e bontà d’animo, venne distrutto con le parole “...tu intralci l’avanzare del regno di Dio”. Questo perché per Chiara, prima della persona, dell’amore al fratello di cui tanto ha scritto e detto, veniva il suo compito, la sua ossessione di portare avanti la sua opera.
La pratica dell’ora della verità col tempo è stata stravolta, soprattutto nella prassi dei gruppi maschili; per le focolarine, purtroppo per loro, il cambiamento è assimilabile al demonio. Tanti ormai si rifiutano e non vogliono più praticarla e hanno optato per altri modi di curare le dinamiche della vita di comunità. Mi ricordo di focolari dove si era addirittura arrivati alle mani a causa dell’ora della verità, ma quando si pretende che degli adulti si comportino come dei bambini, cosa mai potrà andare storto?
E anche in questo caso non esiste una ricetta che debba per forza andare bene per tutti, anzi. Rinunciare all'individualità e costringere tutto e tutti in regolette e statuti è esattamente il "cul de sac" in cui si è infilato il movimento dei focolari. Nella situazione poi praticamente impossibile in cui persone, che non scegliendosi, sono costrette a vivere insieme, forse l’unica cosa che si può provare è cercare di trovare di comune accordo il bandolo della matassa e capire come andare avanti, incoraggiarsi, sostenersi, edificarsi.
Ora padre Fabio Ciardi sta proponendo la restaurazione di una delle pratiche più vessatorie e manipolatorie del movimento. L'ora della verità, nella sua versione idealizzata certamente rimanda alla carità fraterna, all'ammonizione reciproca, al Vangelo. Purtroppo chi invece l'ha subita nella realtà sa a sue spese quanto possa essere distruttiva, manipolatoria e umiliante.
Prevost invita ora il movimento dei focolari a fare i conti onestamente con la propria storia. Padre Ciardi risponde a questo invito spostando la domanda: non come è stata vissuta l'ora della verità, ma perché è nata. La sua è una mossa decisamente poco comprensibile: proprio nel "come" — nelle ferite, negli abusi, nelle storture accumulate in decenni — risiede la vera questione e la legittimità o meno di questa pratica. Ignorarlo non è discernimento. Qualsiasi pratica si voglia mantenere o restaurare, il metro non può essere solo la fedeltà al carisma del fondatore — deve essere la persona, la sua dignità, il danno che ha subito. Lo dice il Vangelo prima ancora del buon senso: è il sabato che è fatto per l'uomo, non l'uomo per il sabato.
C'è un'ironia sottile nell'invito di Prevost che vale la pena sottolineare. Quando chiede ai focolarini di discernere onestamente cosa mantenere e cosa abbandonare, il Papa sta chiedendo loro di fare, in fondo, proprio quello che l'ora della verità pretenderebbe di fare: guardare in faccia la realtà senza sconti, nominare ciò che ha fatto male, separare l'essenziale dal dannoso. Un'ora della verità sul carisma (e su Chiara?) insomma. Se il movimento avrà il coraggio di accettarla davvero, dovrà mettere sul banco anche questo strumento discutibile. Se invece lo schiva — come fa Ciardi — dimostrerà di non credere fino in fondo nella pratica che vuole difendere.
------
*Dal blog di padre Fabio Ciardi - domenica 22 marzo 2026
L’ora della verità: da abbandonare o da mantenere?
Nel discorso ai membri dell’Assemblea del Movimento dei Focolari, Papa Leone ha invitato a «discernere insieme quali sono gli aspetti della vostra vita comune e del vostro apostolato che sono essenziali, e perciò vanno mantenuti, e quali sono invece gli strumenti e le pratiche che, benché in uso da tempo, non sono essenziali al carisma, o che hanno presentato aspetti problematici e che perciò sono da abbandonare». Niente di nuovo sotto il sole. Lo aveva già chiesto 60 anni fa il Concilio Vaticano II agli Istituti religiosi: «si osservino fedelmente lo spirito e le finalità proprie dei fondatori, come pure le sane tradizioni, poiché tutto ciò costituisce il patrimonio di ciascun istituto» (Perfectae caritatis, 2); nello stesso tempo «le costituzioni, i “direttori”, i libri delle usanze, delle preghiere e delle cerimonie ed altre simili raccolte siano convenientemente riesaminati e soppresse le prescrizioni che non sono più attuali» (Perfectae caritatis, 3). La richiesta del Papa è di «discernere insieme». E quali sono i criteri di discernimento? Tra i tanti ne indico uno soltanto: domandarsi non che cosa ha fatto il fondatore e neppure come lo ha fatto, ma perché lo ha fatto. Un esempio concreto, a cui forse allude il Papa, è “l’ora della verità”: è un “aspetto essenziale della vita comune”, o “non è essenziale”, o “ha presentato aspetti problematici”? Quindi è da mantenere o da abbandonare? Non sta a me valutare o giudicare se questa “pratica” “ha presentato aspetti problematici”. Possiamo invece chiedere alla fondatrice non tanto “come” ha usato questo strumento, ma “perché” l’ha creato. Nel 1970, riflettendo sul tema della “carità” alla luce della Scrittura e dell’insegnamento della Chiesa, scriveva in proposito: «Un modo di esercitare l’amore vicendevole, molto presente fra i primi cristiani, era l’ammonimento reciproco. Dice Paolo: “Ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza”. “Per il resto, fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda”. Sta pure scritto: “Cerchiamo anche di stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone... esortandoci a vicenda”. Qui vorrei sottolineare come la correzione fraterna e la mutua edificazione siano sempre state essenziali, sin dall’inizio, per noi. Era la prima cosa che si faceva quando ci si incontrava: esse mantenevano l’unità viva fra di noi». È dunque evidente il “perché” dell’ora della verità: una pratica ispirata alla Scrittura per l'esercizio dell’amore vicendevole attraverso ammonizione e incoraggiamento. Una pratica presente anche fin dall’inizio del monachesimo e codificata nelle Regole, pur in forme molto diverse. Il “come” può certamente cambiare. Ne era pienamente cosciente la fondatrice stessa quando scriveva: «È necessario rimettere in rilievo e in pratica, dove già non si facesse, questo aspetto dell’amore reciproco [ammonizione e incoraggiamento]. Bisognerà vedere come questo modo di ammonirsi reciprocamente, che è un servire il fratello, possa essere applicato fra tutti i membri dell’Opera. Il Signore ci illuminerà». Due annotazione fondamentali su quest’ultimo testo: 1. “Bisognerà vedere come questo modo… possa essere applicato” (per la fondatrice il come può quindi cambiare); 2. “Il Signore ci illuminerà” (il come lo si capirà di volta in volta insieme – come chiede il Papa – è frutto di discernimento comunitario sotto la guida dello Spirito). Il perché di questo strumento rimane chiaro e, a giudizio della fondatrice, fondamentale. A me sembra si dovrebbe mantenere Per il come converrà seguire l’invito del Papa a «discernere insieme».
Photo by Paula Schmidt
E anche in questo caso non esiste una ricetta che debba per forza andare bene per tutti, anzi. Rinunciare all'individualità e costringere tutto e tutti in regolette e statuti è esattamente il "cul de sac" in cui si è infilato il movimento dei focolari. Nella situazione poi praticamente impossibile in cui persone, che non scegliendosi, sono costrette a vivere insieme, forse l’unica cosa che si può provare è cercare di trovare di comune accordo il bandolo della matassa e capire come andare avanti, incoraggiarsi, sostenersi, edificarsi.
Ora padre Fabio Ciardi sta proponendo la restaurazione di una delle pratiche più vessatorie e manipolatorie del movimento. L'ora della verità, nella sua versione idealizzata certamente rimanda alla carità fraterna, all'ammonizione reciproca, al Vangelo. Purtroppo chi invece l'ha subita nella realtà sa a sue spese quanto possa essere distruttiva, manipolatoria e umiliante.
Prevost invita ora il movimento dei focolari a fare i conti onestamente con la propria storia. Padre Ciardi risponde a questo invito spostando la domanda: non come è stata vissuta l'ora della verità, ma perché è nata. La sua è una mossa decisamente poco comprensibile: proprio nel "come" — nelle ferite, negli abusi, nelle storture accumulate in decenni — risiede la vera questione e la legittimità o meno di questa pratica. Ignorarlo non è discernimento. Qualsiasi pratica si voglia mantenere o restaurare, il metro non può essere solo la fedeltà al carisma del fondatore — deve essere la persona, la sua dignità, il danno che ha subito. Lo dice il Vangelo prima ancora del buon senso: è il sabato che è fatto per l'uomo, non l'uomo per il sabato.
C'è un'ironia sottile nell'invito di Prevost che vale la pena sottolineare. Quando chiede ai focolarini di discernere onestamente cosa mantenere e cosa abbandonare, il Papa sta chiedendo loro di fare, in fondo, proprio quello che l'ora della verità pretenderebbe di fare: guardare in faccia la realtà senza sconti, nominare ciò che ha fatto male, separare l'essenziale dal dannoso. Un'ora della verità sul carisma (e su Chiara?) insomma. Se il movimento avrà il coraggio di accettarla davvero, dovrà mettere sul banco anche questo strumento discutibile. Se invece lo schiva — come fa Ciardi — dimostrerà di non credere fino in fondo nella pratica che vuole difendere.
------
*Dal blog di padre Fabio Ciardi - domenica 22 marzo 2026
L’ora della verità: da abbandonare o da mantenere?
Nel discorso ai membri dell’Assemblea del Movimento dei Focolari, Papa Leone ha invitato a «discernere insieme quali sono gli aspetti della vostra vita comune e del vostro apostolato che sono essenziali, e perciò vanno mantenuti, e quali sono invece gli strumenti e le pratiche che, benché in uso da tempo, non sono essenziali al carisma, o che hanno presentato aspetti problematici e che perciò sono da abbandonare». Niente di nuovo sotto il sole. Lo aveva già chiesto 60 anni fa il Concilio Vaticano II agli Istituti religiosi: «si osservino fedelmente lo spirito e le finalità proprie dei fondatori, come pure le sane tradizioni, poiché tutto ciò costituisce il patrimonio di ciascun istituto» (Perfectae caritatis, 2); nello stesso tempo «le costituzioni, i “direttori”, i libri delle usanze, delle preghiere e delle cerimonie ed altre simili raccolte siano convenientemente riesaminati e soppresse le prescrizioni che non sono più attuali» (Perfectae caritatis, 3). La richiesta del Papa è di «discernere insieme». E quali sono i criteri di discernimento? Tra i tanti ne indico uno soltanto: domandarsi non che cosa ha fatto il fondatore e neppure come lo ha fatto, ma perché lo ha fatto. Un esempio concreto, a cui forse allude il Papa, è “l’ora della verità”: è un “aspetto essenziale della vita comune”, o “non è essenziale”, o “ha presentato aspetti problematici”? Quindi è da mantenere o da abbandonare? Non sta a me valutare o giudicare se questa “pratica” “ha presentato aspetti problematici”. Possiamo invece chiedere alla fondatrice non tanto “come” ha usato questo strumento, ma “perché” l’ha creato. Nel 1970, riflettendo sul tema della “carità” alla luce della Scrittura e dell’insegnamento della Chiesa, scriveva in proposito: «Un modo di esercitare l’amore vicendevole, molto presente fra i primi cristiani, era l’ammonimento reciproco. Dice Paolo: “Ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza”. “Per il resto, fratelli, state lieti, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda”. Sta pure scritto: “Cerchiamo anche di stimolarci a vicenda nella carità e nelle opere buone... esortandoci a vicenda”. Qui vorrei sottolineare come la correzione fraterna e la mutua edificazione siano sempre state essenziali, sin dall’inizio, per noi. Era la prima cosa che si faceva quando ci si incontrava: esse mantenevano l’unità viva fra di noi». È dunque evidente il “perché” dell’ora della verità: una pratica ispirata alla Scrittura per l'esercizio dell’amore vicendevole attraverso ammonizione e incoraggiamento. Una pratica presente anche fin dall’inizio del monachesimo e codificata nelle Regole, pur in forme molto diverse. Il “come” può certamente cambiare. Ne era pienamente cosciente la fondatrice stessa quando scriveva: «È necessario rimettere in rilievo e in pratica, dove già non si facesse, questo aspetto dell’amore reciproco [ammonizione e incoraggiamento]. Bisognerà vedere come questo modo di ammonirsi reciprocamente, che è un servire il fratello, possa essere applicato fra tutti i membri dell’Opera. Il Signore ci illuminerà». Due annotazione fondamentali su quest’ultimo testo: 1. “Bisognerà vedere come questo modo… possa essere applicato” (per la fondatrice il come può quindi cambiare); 2. “Il Signore ci illuminerà” (il come lo si capirà di volta in volta insieme – come chiede il Papa – è frutto di discernimento comunitario sotto la guida dello Spirito). Il perché di questo strumento rimane chiaro e, a giudizio della fondatrice, fondamentale. A me sembra si dovrebbe mantenere Per il come converrà seguire l’invito del Papa a «discernere insieme».
Photo by Paula Schmidt
Discalimer: Questo blog opera secondo i principi della libertà di stampa e di critica. Se desiderate esercitare il diritto di replica o segnalare inesattezze, scrivete a: inciampocarapace@gmail.com
Commenti: Per favore, solo commenti firmati. Si può essere non concordi con i temi del blog, basta farlo presente con gentilezza. Qualsiasi tipo di insulto o buttata in caciara verrà ignorato. Please get used to it!
Impressum: Francesco Murru, c/o Adressgeber #1901, An der Alten Ziegelei 38, 48157 Münster, Deutschland. E-Mail: inciampocarapace@gmail.com Verantwortlich gem. § 18 MStV: Francesco Murru.
Commenti

Dopo l'ora della verità in cui io ero stato "la vittima", si avvicinò un focolarino sposato che mi disse: "queste cose non poteva dirtele il capofocolare!". Tuttavia nessuno ebbe da obiettare durante la "seduta". Quando, viceversa, fui io ad accorgermi che il responsabile diceva fesserie, lo dissi davanti a tutti (ovviamente con termini appropriati). La risposta del responsabile fu "io ho la grazia" (sottinteso: tu no). Nessuno fiatò escluso un altro focolarino sposato che pochi mesi dopo se ne andò dal movimento, appena dopo di me. Era il 1997. La grazia! De che?
RispondiEliminaA leggere sull' ora della verità mi si è rovesciato lo stomaco . Rivedo ancora le volte che sedute in cerchio in focolare assistevo a questa pubblica gogna . Era l' ora della vendetta non della verità : l' accanimento con cui in quel momento si scioglievano le lingue era quasi inverosimile rispetto al silenzio con cui si accettava tutto nella prassi . 10 minuti di purgatorio che ti scorticava vivo , 1 minuto di paradiso a volte fatto più che per dovere che per altro . Io non ho mai visto il tripudio di gioia , come afferma la Lubich , dopo l' ora della verità . Ma solo persone che col pianto in gola ringraziavano per essere state massacrate. Si diceva che la Lubich il suo purgatorio e paradiso lo ricevesse dal Papa....in realtà è stato uno dei molteplici casi in cui lei non ha vissuto la vita di focolare così come pretendeva che la vivessero gli altri .
RispondiEliminaEh Marty ma questa cosa del Papa che avrebbe dovuto fare l'ora della verità alla Lubich é un'altra narrazione ridicola che ci si é dovuti sorbire. A parte il fatto che decretare che il tuo unico superiore sia il papa é quanto meno pretenzioso, vero? Umiltà a carriole. Ma poi é un trucchetto da quattro soldi. Col papa non ci vivi 24 ore su 24, come si fa nei focolari. Il papa non conosce i tuoi lati negativi, i tuoi spigoli, le tue incoerenze, i tuoi difetti. Quindi cosa mai dovrebbe correggerti? E anche in questo si vede purtroppo che la Lubich proponeva agli altri una vita di focolare che non viveva lei in prima persona sulla sua pelle. Certo che ce ne vuole coraggio...
EliminaSono Piero Barazza e sono attualmente un Volontario.
RispondiEliminaIeri sera al nucleo si parlava di quando fare l'ora della verità.
C'era uno di noi che diceva: "per me è una sofferenza perché so già che avrò più purgatori che paradisi".
Io l'ho tranquillizzato dicendo: "tranquillo l'ora della verità per noi è volontaria, se non vuoi farla puoi fare a meno".
Leggendo ora queste vostre esperienze mi sono fatto un bel esame di coscienza se per caso anch'io avessi "maltrattato" o peggio "insultato" o "disprezzato"
mai un fratello di nucleo....
E torno a dirmi che non è lo strumento in se sbagliato (un altro volontario dopo l'ultima ora della verità ci ha ringraziato per aver capito delle cose che non aveva mai colto prima e che riflettendoci ha capito che erano vere) il paradosso è che dove la "norma delle norme" cioè la mutua e continua carità doveva essere vissuta in modo esemplare cioè nel focolare mi pare di capire che c'è stato l'opposto.
E poi deve esserci uno strumento per segnalare gli abusi spirituali noto a tutti i focolari.
Buona giornata
Piero ci sono tanti che si premurano di dirci che hanno vissuto un'esperienza positiva. Anche nelle intenzioni di Chiara sicuramente non c'era quella di manipolare o ferire le persone. Certo é che Chiara però purtroppo si é tirata fuori da queste dinamiche e questo oltre che assurdo é una presa in giro. Una cosa poi é un nucleo di volontari rispetto a un focolare, dove si vive assieme 24 ore su 24. Si innescano altre dinamiche, soprattutto per il fatto che vivere con persone che non ti sei potuto scegliere é assurdo e prima o poi si fa il botto. Succede in qualsiasi rapporto dove ci si sceglie, figurati in convivenze forzate di questo tipo, soprattutto se poi si aggiungono significati come, "santificarsi", "per sempre", ecc... Piero non siamo d'accordo sul fatto che come dici tu "lo strumento non sia in sé sbagliato". Non siamo così sicuri. Per prima cosa siamo allergici o lo siamo diventati, a tutte quelle regole che devono per forza andare bene per tutti, come se si fosse un gregge di pecore da portare al pascolo. Poi per entrare nel sacrario dell'anima delle persone ci vuole tatto, preparazione, molta umiltà, discernimento e soprattutto occorre farlo solo se si é invitati. È già un inizio rendere l'ora della verità opzionale, ma se hai letto il post dove parliamo del paradosso di Abilene, ti renderai conto che resta comunque una certa pressione indebita che si esercita sulle persone. Se dipendesse da noi lo strumento dell'ora della verità andrebbe vietato. Buona giornata anche a te
Elimina