Nevrosi focolarina del pensiero unico

Peanuts, 18 dicembre 1973 © Peanuts Worldwide LLC. Di Charles M. Schulz. ... Snoopy sei tutti noi!

Stairway to Heaven? - L'illusione del '49



Stairway to heaven

“Ciò che trasforma una comunità in inferno,

è il tentativo di farne un paradiso”. 

Hölderlin - Hyperion


By Francesco Murru

Alda Merini una volta disse: “Il paradiso non mi piace perché verosimilmente non ha ossessioni.” Beh, se avesse letto i “paradisi” della Lubich si sarebbe ricreduta all’istante. Ed è il motivo per cui ne vorrei parlare; ormai ci sono già tanti che hanno preso posizione pro o contro quelle pagine e non spetta a me farne un’analisi letteraria, teologica e tanto meno psicologica. Lascio molto volentieri gli specialisti, sia di mistica che di psichiatria, dialogare fra di loro. Come per il post sul linguaggio focolarino, parlare dei “paradisi del ‘49” mi sembra importante piuttosto per mettere in evidenza le criticità e le derive che hanno origine in quelle pagine che per il magistero sarebbero una "rivelazione privata”, per la Lubich invece avrebbero dovuto informare tutto lo scibile umano e cambiare radicalmente la vita della Chiesa e dell'umanità.


Con la dicitura “Paradisi del ‘49” si vuole indicare una serie di scritti di Chiara Lubich dove si racconta delle visioni mistiche e quanto avrebbe capito da Dio su come dover strutturare e portare avanti il movimento allora nascente. La protagonista principale dei “paradisi” è l'Anima, cioè il gruppo formato da Chiara con le sue prime compagne riunite durante l'estate del ’49 a Tonadico e Igino Giordani detto “Foco” che vi prendeva parte per corrispondenza. Motivo per cui, in definitiva, sono nati questi testi. Si tratta di intuizioni o nuove comprensioni che Chiara matura sui misteri del cristianesimo per poi farne parte alle sue compagne e all’onorevole Giordani e che in qualche modo sentono di esserne partecipi. Così l’Anima “viaggia” in Paradiso e di volta in volta fa esperienza di nuovi misteri: un giorno l’Anima si sente di essere Gesù, il giorno dopo il Padre Eterno, un altro invece diventa Maria, ecc… 


Questo corpus di scritti è rimasto per tanto tempo appannaggio di pochissimi nel movimento, custodito come una sorta di Santo Graal. Sono pagine che venivano trafficate in maniera un po’ gnostica solo tra quelli più “al di dentro”, come una sorta di premio o incentivo a sapere sempre di più. Chiara ad un certo punto avrebbe voluto disfarsene e aveva persino chiesto a tutti di bruciarli, anche in seguito all’indagine del Santo Uffizio dei primi anni ‘50. Ma puntualmente sono rispuntati fuori. Una copia era persino custodita sotto forma di microfilm in un caveau di una banca a Firenze e si rischiò di perdere tutto causa la famosa alluvione che seppellì mezza città sotto metri di fango. 


Jesus Moran co-presidente in carica dei focolarini si è da poco così incautamente espresso: "Bisogna dire che Chiara ha sempre pensato, e così ce lo ha trasmesso, che questa esperienza mistica è costitutiva della mentalità di qualsiasi persona che voglia essere fermento di unità oggi nella Chiesa e nella società – ossia di chi fa proprio il carisma del movimento. Quindi non è un’esperienza mistica di Chiara privata, particolare, ma è proprio costitutiva – quindi dobbiamo approfondirla…" 


Da notare che qui il co-presidente contraddice praticamente il magistero della chiesa che afferma esattamente il contrario. Ossia trattasi piuttosto di rivelazioni private e non aggiungono nulla in più alla Rivelazione che basta e avanza. Quindi Morán no! La Chiesa non ha bisogno delle pseudo visioni del 49 della Lubich.


Ma per chi davvero volesse capire Chiara Lubich e al contempo capire anche il movimento che ha fondato, il linguaggio e la fenomenologia focolarina, non può prescindere dalla lettura dei “paradisi”. Lettura che risulterà estremamente ardua, soprattutto per chi fosse digiuno di mistica e teologia spirituale. Ma ancor più perché quelle pagine sono talvolta troppo avvolte e intortate su se stesse. Il linguaggio dei paradisi, così pieno di abbreviazioni imbarazzanti e scorciatoie semantiche è molto criptico e di difficile digestione. L’inflazione con cui alcuni termini e concetti vengono ripetuti rende i temi teologici che vorrebbe spiegare troppo ermetici e li porta al limite dell’ortodossia se non anche oltre. Non si fa fatica a credere che tanti ne sconsigliarono a Chiara la pubblicazione. 


Chiara invece dal canto suo pose davvero tanta, forse troppa, enfasi sui “paradisi”, spese troppe risorse e energie per cercare di renderli “digeribili” e fruibili a tutti. Mise in piedi un apparato, la famosa scuola “Abba”, dedicata al solo studio di quelle visioni spirituali, che avrebbero dovuto declinare la vita del movimento e dei suoi adepti. Si tratta di studiosi di varie discipline che a seconda del campo loro specifico avrebbero dovuto contribuire a sviscerare i presunti tesori racchiusi nei “paradisi”. Si va dalla sociologia alla matematica, passando per la filosofia e arrivando alla fisica. A questo proposito, il titolare di questa disciplina all’interno della scuola “Abba” era, ai miei tempi, Sergio Rondinara, ingegnere nucleare. Chiara era convinta che le sue intuizioni e le visioni del '49 avrebbero dovuto rivoluzionare ogni ambito dello scibile umano e “fare nuove tutte le cose”, e con la sua incrollabile ingenuità era convinta che anche la fisica sarebbe stata trasformata da questa nuova luce del suo carisma. Sergio Rondinara non poté ahimè assecondarla e dovette dirle che la fisica sarebbe restata così come era. Grazie a Dio.


La stragrande maggioranza degli adepti del movimento dei focolari non ha poi la minima idea dei contenuti dei testi del “paradiso”. E non conoscendo il contenuto ignorano quali ricadute negative abbia avuto sulla vita di consacrazione e sul governo della struttura del movimento dei focolari. E se è vero quindi che per capire la fenomenologia della Lubich non si può prescindere da questi testi, a maggior ragione lo è se si vuole capire da dove traggano origine alcuni sbagli e derive che hanno dato origine a forme di abusi morali, spirituali e psicologici. 


Per entrare e “viaggiare” in Paradiso erano necessarie tre comunioni: con la parola, con l'eucaristia e col fratello per “fare unità”. Proprio il “fare unità” per Chiara significa il totale silenzio e annullamento di ogni intelligenza individuale, volontà e memoria per permettere al “centro dell’anima” ovvero lei stessa, di poter ricevere le rivelazioni da Dio. E qua, come ben si può intuire, iniziano i problemi seri. (Consiglio questa analisi-commento del Padre Père J.M .Hennaux s.j.)


È in seno a questa esperienza che Chiara comincerà a decidere lei chi é nell’Anima chi no e a quali condizioni. È lei la fonte che genera l’Unità e ne stabilisce dinamiche e regole. Questa pretesa getta le basi di quell’impostazione gerarchica e matriarcale che poi caratterizzerà lo sviluppo e le storture del movimento dei focolari. Questo è stato possibile perché Chiara stessa ha pensato ai suoi seguaci come un’emanazione di sé e non come individualità stagliate e autonome. Non é mai riuscita a rinunciare al suo ruolo di maestra elementare attorniata da bambini, i “popi” e le “pope” come li chiamava lei nel suo dialetto.

Per cui chiunque poi in seguito abbia ricoperto dei ruoli di responsabilità nel governo del movimento dei focolari, è sempre dovuto essere una eco fedele e acritica di Chiara, del suo ruolo di madre e centro dell’anima, l’alfa e l’omega cui tutto doveva sorgere e fare ritorno, conforme alla similitudine della rosa mistica tanto cara alla Lubich. Ad aggravare questa deriva malata poi si somma l'impostazione trinitaria che scaturisce proprio dalle visioni del ‘49. I rapporti "a mo’ della trinità" dove il responsabile è il “Dio Padre” e gli altri invece sono “il figlio”.


Vorrei far notare che questo fantomatico “padre” manda a morire in croce suo figlio prediletto che poi però abbandona proprio per sua ammissione. Non è un particolare da poco se si pensa che chi comanda, sentendosi e facendo le veci del padre eterno stabilisce il buono e cattivo tempo per i suoi confratelli cui è richiesto l’annullamento massimo sino alla morte di croce, come modello di obbedienza e sottomissione. E questo modello presuppone una gerarchia e un ordine monolitico e non invita certo ad un rapporto fra pari. Sino a che in una comunità ci sarà un responsabile che gestisce la sua autorità forte del sentirsi "come il Padre", i poveri "figli" ne subiranno umori e malumori e dovranno (stando alla Lubich) annullarsi completamente per farsi generare dal responsabile-padre. Cosa mai potrà andare storto con premesse del genere? Ma lasciamocelo spiegare da Chiara stessa, che come lo spiega lei é chiarissimo:


“...allora chi ha autorità di capofocolare (e rappresenta il Padre, mentre gli altri rappresentano il Figlio) acquista non un'illuminazione divina, ma la stessa Luce di Gesù, la stessa Sapienza, lo stesso Spirito Santo. Il capofocolare a sua volta deve perdere questa Luce donandola agli altri i quali - perché perdettero una illuminazione - hanno la stessa Luce, lo stesso Spirito. Così avviene che il rapporto fra capofocolare ed i focolarini è lo Spirito Santo che è lo stesso rapporto che passa fra le persone della trinità ("Padre, che essi siano uno come io e te"). Ne risulta che capofocolare e focolarini saranno rispettivamente come il Padre ed il Figlio. E quest'unità, questo focolare sarà la trinità che avendo sede in corpi umani dimorerà in Gesù.” (1)


Il responsabile o la responsabile di qualsiasi branca del movimento dei focolari investiti di questo ruolo e di questa autorità, senza la dovuta preparazione rispetto a cosa significhi l’accompagnamento spirituale (come abbiamo visto qui), ignorando anche le minime norme igienico-spirituali patrimonio della storia millenaria della chiesa, hanno sovente avuto pure l’ardire di sancire e decretare se ci fosse o meno la presenza di Gesù nel gruppo di chi si riunisce in suo nome, o per dirla in gergo focolarino, se ci fosse o meno unità. Il che è davvero una forma di abuso serio e si avvicina per gravità alle manipolazioni più perverse come il gaslighting.


Si rifà anche all'esperienza del ‘49 quella stortura tipica focolarina, originata da Chiara e che poi declinata e clonata nei responsabili ha fatto soffrire tanti. Mi riferisco a quella pratica di “sentire” o non “sentire” qualcuno o qualcuna. Ma lasciamolo spiegare a Chiara stessa:


“…Io esigo dai miei che siano perfetti come il Padre, che siano amore in atto e non altro. Se sono diversi li abbandono togliendo loro anche ciò che credono di avere. ... un’anima sola deve vivere: la mia e cioè quella di Gesù fra noi che è in me. Questi focolarini che così agiscono sempre sono perfetti. Essi sono Gesù fra noi con me. Perché nulla si sono tenuti (ed hanno perso coll’anima anche le ispirazioni parziali), hanno tutto. Siamo con ciò uno e quest’Uno vive in tutti. Chi così non fa e vuol tenersi qualcosa è nulla.” (2)


Chiara non era in grado di affrontare qualcuno che le stesse di fronte alla pari e avesse un pensiero diverso dal suo. Lei aveva patologicamente bisogno di conferme. E così si é inventata questa pseudo spiritualità trinitaria che è pericolosa, fuori dal Vangelo e dalla sua immediatezza e semplicità e che solleva interrogativi teologici seri.


"È il concetto dell’unità ma che non è una comunione di persone. Ciò che sto per dire è un’accusa abbastanza grave, per una persona che tuttavia non conosco, Chiara Lubich, ma in questa pagina – per me – lei pensa di essere Cristo. Cioè: l’anima che fa l’unità non è il Cristo, ma è lei e dunque tutto deve passare attraverso di lei – evidentemente – tutto deve ritornare a lei e lei deve decidere di tutti e di tutto il movimento. Qui c’è una deviazione profonda. È la cosa che mi ha colpito di più. Questo concetto di unità che non è comunione, ma in fondo, identificazione con Chiara Lubich. Qui non è giusto dal punto di vista teologico." (3)


Bisognerebbe quindi trovare il coraggio di riconoscere tutte le derive settarie che sono scaturite dai “paradisi del ‘49” e da questa impostazione "trinitaria". Occorre uno studio serio di quelle pagine ma indipendente e esterno ai focolarini che come più volte ho ribadito, soffrono acutamente di autoreferenzialità, quindi ormai ciechi e sordi alle critiche o alle perplessità che da più parti vengono sollevate sulla Lubich e il suo carisma. Occorrerebbe inoltre una seria patografia della Lubich, un bell’esame di coscienza da parte del movimento dei focolari e da parte della Chiesa che non ha saputo vigilare a dovere anche se qualche voce contraria si è negli anni levata (vedi link).

Vorrei chiudere con una vera goccia di mistica:  “Voglio andare a buttare quest’acque sulle fiamme dell’inferno, e poi, con questa torcia, brucerò le porte del paradiso, così gli uomini non ameranno più Dio per amore del paradiso o per paura dell’inferno, ma perché lui è Dio.” (4)


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(1) Senza data dal manoscritto del ‘49

(2) Lettera del 23 novembre 1950 (3)  Commento del Padre Père J.M .Hennaux s. j. professore di teologia morale fondamentale e di mariologia dopo aver preso conoscenza della lettera di Chiara Lubich « Roma 23 11 1950». Raccolto da Renata Patti il 25 ottobre 2012 all’I.E.T. Istituto di Studi Teologici dei Gesuiti di Bruxelles. (vedi link)

(4) Giuliana da Norwich, mistica del XV secolo ; )




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