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"The Impossible World" - © The M.C. Escher Company
By Francesco Murru
Mi è capitato di recente di visitare una mostra a Parigi presso la Foundation Louis Vuitton, realizzata dall'architetto Frank Gehry. Dopo aver gironzolato per il museo ho voluto raggiungere le terrazze e godere il panorama su Parigi di notte. Sono rimasto colpito da uno scarabocchio su una parete. Guardando meglio mi sono reso conto che si trattava del primo bozzetto proprio del museo in cui mi trovavo.
Il paragone tra il bozzetto e la realizzazione è interessante. Il "poter essere" e la realizzazione in cui mi trovavo. Certamente per passare dai primi schizzi alla prima gettata di calcestruzzo sono necessari tutta una serie di passaggi intermedi. Immagino che prima di procedere alla realizzazione di una tale opera siano necessarie competenze che vanno ben oltre la genialità dell'architetto in questione. Quindi il genio non può prescindere dai suoi collaboratori, pena restare prigionieri nella visione. E i collaboratori non devono essere la ripetizione acritica del genio ma abili traduttori del suo estro pur sapendo che comunque ogni traduzione sarà un tradimento.
Occorre quindi certamente provare la fattibilità della visione, fare dei rilievi sul posto, testare il terreno, bonificare da eventuali residuati bellici, controllare le faglie e i corsi d'acqua, studiarne l'impatto ambientale, valutarne i costi, determinare la tempistica, procurarsi i permessi necessari e trovare la manodopera e le maestranze necessarie, eccetera, eccetera, eccetera!
Per una parte della mia vita ho avuto a che fare con il movimento dei focolari, tra i primi anni '80 e il primo decennio del nuovo millennio. Questa conoscenza di anni e la pratica quotidiana in focolare, mi consentono di azzardare qualche paragone tra il bozzetto di un architetto e il pensiero di Chiara Lubich. Anche nel suo caso si è trattato di una visione, di un sogno, di un'intuizione. I problemi sono sorti però dall'equivoco di scambiare un bozzetto con dei progetti perfetti, reali e finiti, la visione con la realtà. E ci si è pure incaponiti, Chiara in testa, a provare a realizzarli senza le dovute traduzioni e precauzioni. La famosa narrazione "uno spartito scritto in cielo e suonato in terra".*
Chi ha avuto a che fare col movimento dei focolari generalmente si imbatte in una strana dicotomia tra due ambiti: quello esterno, più innocuo, delle grandi manifestazioni, il respiro largo del pensiero della Lubich. E l'interno, dove affiorano delle incongruenze che hanno radici profonde e lontane nel tempo e dove più di una cosa non quadra, sopratutto nella vocazione al focolare e nella impostazione delle branche più interne.
L'ambito esterno è come l'eco più rarefatta della visione di Chiara, si tratta di buone intenzioni, di tanti sorrisi, di fraternità, di dialogo, di costruire ponti tra tutti gli appartenenti alla grande famiglia dell'umanità. È un po' come l'internazionale del "volemose bene". È anche il motivo che da ragazzino mi ha affascinato della fenomenologia focolarina: questa apertura sul mondo e la ricchezza delle diverse espressioni dell'umanità. Quando ancora non esisteva internet, i progetti Erasmus, i voli low cost, Chiara è stata la prima a radunare folle oceaniche di giovani da tutto il mondo che si mettevano in viaggio e in azione per contribuire a rendere questo mondo migliore; o almeno questa era la visione e le intenzioni. Ho avuto la fortuna di poter fare parte di questo movimento giovanile e di questa avventura mondiale negli anni migliori della mia vita. Esperienza che mi ha segnato e arricchito e di cui mi giovo tuttora.
Non posso dire altrettanto ahimè invece dell'esperienza vissuta per quasi dieci anni in focolare con focolarini e focolarine di ogni parte del mondo. Solo dopo aver preso le distanze dal movimento dei focolari, ho capito che probabilmente il problema sia stato proprio quello di considerare acriticamente e con fin troppo entusiasmo il bozzetto di Chiara e provare a realizzarlo così come era, senza quindi avvalersi di tutte le competenze necessarie, saltando tutta una serie di traduzioni, passaggi intermedi, che come in architettura, portano da un tratto di matita a una trave in acciaio che sorregge tutto l'ambaradàn ed è responsabile della sicurezza e incolumità di chi si trovasse nell'edificio. Se questo vale per un edificio in muratura quanto più dovrebbe valere per un edificio spirituale?
A questo proposito ho provato a tradurre in un'immagine la visione dell'edificio spirituale che Chiara aveva in mente. L'opera di M.C.Escher che paradossalmente si intitola "The impossible world", "il mondo impossibile" per vari aspetti racconta bene quanto sto cercando di spiegare e una immagine vale più di mille parole.
La vita di consacrazione al focolare, come già scritto altrove (vedi link) è per me una chimera, un'illusione ottica. Sulla carta sembra plausibile ma è in realtà irrealizzabile, almeno come se la immaginava Chiara Lubich e infatti lei non faceva un'esperienza di focolare. Anche solo considerare che si è sempre scelta lei con chi vivere e dove: due aspetti essenziali e esistenziali che rendono talvolta un incubo la convivenza forzata di persone che non si scelgono, assegnate in focolari decisi arbitrariamente, e il più delle volte per il tornaconto del movimento e non del poveretto o poveretta di turno.
La vita di consacrazione al focolare, come già scritto altrove (vedi link) è per me una chimera, un'illusione ottica. Sulla carta sembra plausibile ma è in realtà irrealizzabile, almeno come se la immaginava Chiara Lubich e infatti lei non faceva un'esperienza di focolare. Anche solo considerare che si è sempre scelta lei con chi vivere e dove: due aspetti essenziali e esistenziali che rendono talvolta un incubo la convivenza forzata di persone che non si scelgono, assegnate in focolari decisi arbitrariamente, e il più delle volte per il tornaconto del movimento e non del poveretto o poveretta di turno.
Questo non toglie nulla al fatto che ci sia ancora chi con buona volontà vive nei focolari e che abbia trovato un "modus vivendi" per andare avanti tra compromessi, gentlemen agreement o essersi fatti il nido. Resto altresì convinto che l'idea del focolare sia appunto un "mondo impossibile". Saranno i fatti a smentirmi. Sarà la storia a fugare ogni dubbio. Certo è che il calo drastico di vocazioni che ora si contano sulle dita di una mano, sembrerebbero darmi ragione.
In questo poi c'è da considerare che questa illusione ottica sottostà anche a tutte le altre branche, strutturate come i focolari: cioè "a mò della trinità". La struttura base di qualsiasi branca costituita** del movimento dei focolari infatti prevede sempre un responsabile che ad immagine e somiglianza di Chiara e del suo ruolo di leader indiscussa, dovrebbe giocare a fare "dio/padre" e tutti gli altri invece dovrebbero essere il "figlio". Figlio che per dimostrare la sua abnegazione al padre dovrebbe essere disposto ad annullarsi sino alla morte di croce. Chiara stessa viveva così e si aspettava dagli altri questa abnegazione. C'è poco da girarci attorno: per Chiara affinché ci sia unità qualcuno deve morire. C'è stato addirittura un periodo in cui Chiara avrebbe avuto l'intenzione di blindare la vita di focolare con un voto di unità: oltre i tre voti di castità, povertà e obbedienza, lei voleva pure il voto di unità. In qualche modo qualcuno o qualcosa glielo ha impedito esplicitamente anche se poi alla riprova dei fatti è riuscita ad imporlo comunque come tacito, con tutte le conseguenze che be si immaginano. (vedi link)
Questa impostazione pseudo-trinitaria è esattamente quello che ha minato alle fondamenta la consacrazione in focolare e le altre branche. L'illusione consiste nel aver creduto di vivere delle dinamiche trinitarie, qualsiasi cosa poi questo significhi, di essere una famiglia, e invece era un sistema rigidamente gerarchico dove l'annullamento della propria individualità era caldeggiato quando non persino imposto, sia dai responsabili che dalle derive settarie di gruppo dove a turno si ricopriva il ruolo di vittime e aguzzini. Ora ci dicono alcuni non è più così. Sarà vero?
La Chiesa che dovrebbe essere innanzitutto madre, dispiace dirlo, non ha vigilato e non ha vagliato a dovere il pensiero di Chiara: non ha controllato se il terreno fosse adatto, non ha controllato l'impatto ambientale, la fattibilità di certe esagerazioni, non ha provato a valutare i costi umani. Si è fatta confondere e illudere dai numeri e ha troppo in fretta concesso un timbro di autenticità addirittura divino. In questo Chiara ha precorso i tempi ed è riuscita a vendere bene un'immagine, un prodotto che però era per lo più narrazione e non sostanziato di reale. Così l'illusione e l'equivoco di fondo sono stati rinforzati dall'aver impostato tutto come se venisse da Dio in persona. Quindi non delle intuizioni, bensì un carisma, non qualcosa di perfettibile ma la perfezione assoluta, immutabile e intoccabile.
La Chiesa con questa realtà dei carismi e dei loro i fondatori, visto che non è raro scadere in imbarazzanti culti della personalità, per alcuni aspetti va paradossalmente contro il primo e il secondo comandamento e inficia il valore della rivelazione, che dovrebbe bastare e avanzare al popolo di Dio. Non è un caso che proprio ora, dopo l'emergere della tragedia immane e lo scandalo degli abusi, di cui anche i movimenti quindi anche quello dei focolari, non sono esenti, la Chiesa provi ora a normare e chiudere i cancelli, a buoi scappati purtroppo.
Il pensiero di Chiara Lubich, che andrebbe studiato da esperti esterni e non coinvolti emotivamente con il movimento dei focolari, reca in sé dei vizi di forma. Si tratta di problemi teologici seri e profondi che vanno emendati e corretti. Con buona pace di Piero Coda e compagnia cantante. Di esempi ne abbiamo indicati tanti nelle pagine di questo blog. Anche solo il nichilismo nel pensiero della Lubich, sarebbe un tema da affrontare, visto tutte le conseguenze nefaste prodotte.
Sarà capace l'attuale governance del movimento dei focolari di affrontare una volta per tutte, visto che non si è fatto in passato, la visione-bozzetto di Chiara e provare a capire quanto di quei tratti di matita veloci sia realmente fattibile e cosa invece sia solo l'estro del momento o peggio un'illusione? Non ci sarà mai vero cambiamento sino a che non si capisce che non si può confondere la visione con la realtà, l'intuizione con la sua realizzazione.
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* "La penna non sa cosa dovrebbe scrivere, il pennello non sa cosa dovrebbe dipingere e lo scalpello non sa cosa dovrebbe scolpire. Quando Dio prende una creatura nelle sue mani per realizzare la Sua opera nella Chiesa, la persona eletta non sa cosa deve fare. È uno strumento. Credo che questo sia il mio caso. Quando è iniziata l'avventura a Trento, non avevo un programma, non sapevo nulla. L'idea del Movimento era in Dio, il progetto in Cielo." (Chiara Lubich nel 1977, al Congresso Eucaristico di Pescara)
** Questa è l'impostazione e tutti noi, anche nelle fila giovanili, ne abbiamo fatto esperienza, pur scanzonati e innocui come eravamo. Persino i bambini più piccoli, i gen4, erano strutturati così, almeno ai miei tempi. Mi ricordo al centro mariapoli di Castel Gandolfo, in occasione del primo congresso internazionale dei gen4 (bambini/e dai 4 ai 10 anni) di aver visto con i miei occhi in sala mensa il tavolo riservato per l'unità arcobaleno gen4 della zona di Trento. (L'unità arcobaleno nei piani di Chiara era come il gruppo dirigente che avrebbe dovuto coordinare tutte le altre unità o gruppetti gen) Ora credo che questa assurdità si sia superata, lo spero almeno.
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