Paradiso pubblico

Le porte del paradiso si aprono a tutti

"Il paradiso sarà una sorta di biblioteca."
Jorge Luis Borges

di Francesco Murru

Era ora: a fine aprile vedremo finalmente la pubblicazione dei testi che raccontano le visioni di Chiara Lubich del Paradiso ’49, con una presentazione ufficiale già fissata per il 22 maggio e traduzioni in preparazione in ben cinque lingue. Per chi come me si occupa della fenomenologia focolarina, questa è una notizia che solleva una naturale e sana curiosità. Dopo quasi 80 anni di attesa, le domande sono innanzitutto di ordine tecnico e filologico:

  • Quale versione? Come sanno bene gli studiosi, esistono diverse stratificazioni, trascrizioni e versioni manoscritte dei testi che raccontano le visioni di Chiara Lubich del “paradiso del ‘49”. Si tratta di copie circolate internamente nel corso dei decenni. Alcune con annotazioni autografe di Chiara, altre senza; alcune con numerazione dei capoversi, altre in forma continua; alcune con note esplicative, altre senza. Quale sarà la versione considerata "originale"? Con quale criterio filologico?

  • Le note autografe: Vedremo gli appunti originali di Chiara, con le sue sottolineature e i suoi ripensamenti, o una versione rielaborata per facilitarne la lettura sistematica? Le note e l'apparato critico saranno affidati ancora esclusivamente alla Scuola Abbà o si apriranno a contributi esterni? Le note esplicative orienteranno la lettura o lasceranno il testo parlare da sé?

  • Teologia o Cronaca? Sarà curioso osservare come verranno presentati quei passaggi che hanno poi dato forma agli Statuti e alla prassi del Movimento. La sfida sarà capire se il testo verrà lasciato "parlare" nella sua nuda complessità o se sarà accompagnato da una griglia interpretativa già definita.

  • L'integrità del testo: Verrà pubblicato tutto? I manoscritti integrali comprendono passaggi di estrema delicatezza teologica. I focolarini avranno avuto il coraggio di pubblicare tutto, o assisteremo a una "selezione protettiva" per non turbare l'ordine costituito? Chi deciderà cosa è pubblicabile e cosa no? In un'operazione così imponente e internazionale, il timore (speriamo infondato) di una "selezione" dei testi per ragioni di opportunità è sempre dietro l'angolo. Ma confidiamo che il desiderio di trasparenza prevalga su ogni prudenza editoriale. Anche perché qualsiasi tentativo di censura andrebbe a collidere con la mole di manoscritti conservati da più persone.

  • Come sarà gestita la distribuzione? I testi saranno liberamente acquistabili da chiunque o riservati ai membri? Saranno disponibili in biblioteche pubbliche o solo in quelle interne al movimento? Ci sarà un'edizione scientifica accessibile agli studiosi? Sarà possibile consultare gli originali in microfilm dell’onorevole Igino Giordani (scampati all'alluvione di Firenze del 66)*

  • Quali saranno le discrepanze rispetto ai manoscritti circolati? Chi ha avuto accesso per decenni ai manoscritti interni, come il sottoscritto, potrà verificare eventuali differenze tra ciò che é presente nelle copie manoscritte non ufficiali e ciò che viene pubblicato ora. Ogni discrepanza andrà spiegata: si tratterà di varianti testuali legittime o di normalizzazioni teologiche?

Insomma, si prepara un appuntamento importante per chiunque voglia approfondire senza filtri il nucleo sorgivo di questa esperienza. Come ricercatori, non possiamo che attendere aprile con un taccuino pronto e molte, moltissime domande. La pubblicazione di aprile infatti non chiuderà la questione delle visioni della Lubich del “paradiso del ‘49”, ma la aprirà definitivamente. Se i testi pubblicati corrisponderanno integralmente ai manoscritti circolati, con apparato critico onesto e distribuzione realmente pubblica, allora finalmente sarà possibile un discernimento comunitario libero. Se invece la pubblicazione si rivelerà un'operazione di controllo editoriale — attraverso selezioni, normalizzazioni, apparati interpretativi invasivi o distribuzione selettiva — allora i nostri timori risulteranno confermati: il problema non è mai stato l'esistenza dei testi, ma il monopolio della loro interpretazione.

Sarà compito della comunità teologica vigilare criticamente su questa operazione editoriale, verificando se essa costituisca finalmente un atto di trasparenza o l'ennesimo capitolo di una gestione proprietaria del carisma.

Invito chiunque sia in possesso di trascrizioni storiche, appunti d'epoca o versioni precedenti del Paradiso '49 a condividerle. Il confronto filologico, col materiale già in mio possesso, sarà l'unico modo per capire se quella che avremo tra le mani sarà la voce autentica di Chiara. Con tutto quanto ne consegue. 

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* "Le vicissitudini delle copie degli appunti di Chiara di quel periodo sono degne di un film di spionaggio. Una persona di fiducia, aveva ricevuto l’ordine di distruggere quelle carte, ma le ha prima fotografate e poi nascosto le pellicole (anni ‘50, niente digitale …) in una cassetta di sicurezza in una banca di Firenze. Con l’alluvione del 4 novembre 1966, la banca è inondata e le pellicole restano a mollo per diversi giorni. Quando Fede (Giorgio Marchetti) recupera la cassetta di sicurezza, l’emulsione si sta staccando del supporto di cellulosa: si rischia di perdere tutto. È grazie all’intervento di Thomas Klann, che aveva un solido bagaglio di fotografo, se quelle pellicole si sono salvate. Se mi ricordo bene, mi aveva raccontato di aver usato della formalina per consolidare i supporti." (Dal Blog di Mario Ponta - vedi link)

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