L'occasione d'oro

"Rifiutassimo pure ogni profondità, se cela un monte l’oro né più alcuno vuol cercarlo, lo porta in luce, un giorno il fiume, lo coglie nel silenzio dei gravidi macigni. Anche se non vogliamo: Dio matura." R.M.Rilke*

La dittatura del tutti


Unico a non salutare


Di tutte le dittature, quella esercitata sinceramente
per il bene delle sue vittime può essere la più opprimente.
C. S. Lewis



By F.M.

Uno dei motivi per cui é nato questo blog é stata a suo tempo una querelle con alcuni focolarini sui socials sul fatto che i torti e gli abusi subiti all’interno del movimento dei focolari non fossero la risultante di un sistema ma solo casi sporadici dovuti a persone singole che male hanno vissuto e interpretato il carisma di Chiara Lubich. Ne abbiamo discusso a lungo fra di noi e siamo arrivati al consenso che per noi invece si tratta proprio di un sistema abusante che ha la sua origine nel pensiero di Chiara e nella sua declinazione in prassi insegnata da lei stessa. 

Si tratta quindi di capire come è composto questo sistema, come funziona e perché occorrerebbe correggerlo. In questo blog abbiamo provato a mettere in evidenza alcune criticità ed errori compiuti da Chiara e chi l'ha mal consigliata. A nostro avviso però la principale stortura è da ricercarsi nella “dittatura del tutti”, che ha origine nell'assoluta incapacità di Chiara di affrontare un pensiero diverso dal suo. Questa sua nevrosi ha dato origine alla “dittatura del tutti”. È ormai ben nota la tipica fenomenologia focolarina che si esprime con frasi tipo “tutti erano contenti che…”, “tutti hanno sentito questo o quello…”, “tutti hanno sperimentato la pienezza di…”, “tutti hanno aderito con nuovo slancio e gioia piena a…”, ecc… Tutti, nessuno escluso e manco un’ombra di dissenso, di distinguo, mai. 

In psicologia sociale questo fenomeno si chiama “paradosso di Abilene” e prende il nome da un racconto nato per spiegarlo: una famiglia che crede che Abilene sia un posto bellissimo sta organizzando una gita. Nessuno dei partecipanti vorrebbe in realtà andare ad Abilene, ma tutti credono che gli altri vogliano andarci. Così, poiché si intende evitare di essere il tiranno del gruppo, ognuno decide di acconsentire ad andare ad Abilene. Il risultato è una stravagante unanimità, ottenuta rinunciando alle proprie scelte a favore di una presunta scelta globale. Il problema è che nessuno voleva andare ad Abilene! Il risultato è che nell'intento di massimizzare la resa collettiva si è ottenuta la peggior resa possibile sia per i singoli che per il gruppo. Non vi ricorda qualcosa? 

Da questo paradosso può scaturire la cosiddetta “dittatura del tutti” che crea un'opinione dominante, che in realtà non è condivisa da nessuno. Ma siccome nessuno vuole contestare l'opinione di "tutti", il risultato è che tutti partecipano allegramente a qualsiasi cosa, fingendo che gli vada bene. Si tratta della situazione nella quale tutti credono “che tutti credono” che fare la tal cosa sia cosa buona e giusta, nonché fonte di salvezza. Visto che nel caso dei focolarini poi si aggiungono significati escatologici e spirituali. Succede quindi che ognuno si allinea nella stessa direzione, dando ancora di più l'impressione che ci sia una volontà complessiva che in realtà non c'è. Delirio.

Così, improvvisamente l'idea del “tutti" diviene autoreferenziale, malattia contagiosissima e di difficile cura. Maggiormente la si ritiene un'idea di tutti, maggiormente tutti si comportano di conseguenza, producendo una sensazione di condivisione ancora più forte. Tutti, nel tentativo di fare quanto richiesto dagli altri, che in realtà non richiedono nulla, si allineano con questo bagaglio condiviso immaginario, e da quel momento diventano i guardiani dello stesso e portano avanti l'idea, più o meno conscia, che chi non la pensa allo stesso modo vada represso, messo da parte, emarginato

Chiaramente il gruppo deve essere coeso, nel senso che se "tutti" diventa "quasi tutti" perché qualcuno ha cambiato idea, diventa meno coeso e quindi meno potente. Questo vale soprattutto nel caso delle sette o tutte quelle realtà che ci si avvicinano nei modi di fare e nelle derive. Se qualcuno cambia idea, è un guaio: "tutti" diventa "quasi tutti", e quindi il gruppo raggrinzisce e perde potenza. Quindi, vietato cambiare idea. E questo divieto è ben servito dalle narrazioni del “per sempre”, “voti perpetui”, “eternità” ecc… Sono dei costrutti forse da ripensare, non solo per il movimento dei focolari ma per la chiesa tutta. Sarebbe ora di lasciare le persone libere di esprimere la propria individualità e non costringerle a rinunciarvi in nome poi di un’eternità intoccabile, immutabile, ma comunque sindacabile.

Cambiare idea quindi è una libertà e un diritto sacrosanto, visto che comunque la vita è sempre per definizione qualcosa di nuovo. 
L’alternativa é la stasi e l’anticamera della morte. Fa sorridere se si pensa che Chiara Lubich era ossessionata dal "nuovo" che il suo carisma sarebbe dovuto essere per la chiesa e l'umanità, ma ha poi congelato la sua opera costringendola ad un immobilismo imbarazzante scandito da statuti e regole che vanno contro il "buon senso del sabato", costituito per l'uomo e non viceversa. 

Cambiare idea è quindi un potere. È un potere che spaventa il "potere" e chi crede di gestirlo. Spauracchio di guru, dittatori, sacerdoti ecc…, perché nel momento in cui si cambia idea non si sta solo affermando che la nuova idea sia buona, piuttosto si afferma che quella vecchia non piace più, perché obsoleta, inefficace e controproducente. Ed è sempre un serio problema spiegare come mai la gente cambi idea, maturi e si emancipi dal gruppo. Si tratta inoltre di un fatto incontestabile che esprime una critica, se non una bocciatura, verso la leadership corrente e anche verso gli altri membri della comunità. Critica che andrà ad intaccare la “dittatura del tutti” che si riscoprirà esserlo di “quasi tutti”. Ops!

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August Landmesser refused to do the "Sieg Heil" salute during a Nazi rally at the Blohm & Voss shipyard in Hamburg on June 13, 1936. Wikipedia/Amanda Macias/Business Insider

Commenti

  1. Grazie, MOLTO interessante e verissimo!! Mi fa ricordare il Dalai Lama che una volta diceva ( dico con le mie parole, come mi ricordo) : “…Non saprei dire cosa è la mia spiritualità, perché quello che credo oggi magari domani può essere diverso. Ed oggi non ho più la stessa fede che avevo da ragazzo, perché ormai sono maturato. Cioè la mia spiritualità non è fisso o statico, ma cambia e si sviluppa nella misura che sto crescendo io…” Questo pensiero mi ha aiutato molto nel liberarmi dal idea sacro eterno dell’Ideale della Lubich e trovare serenità nel mio percorso spirituale personale…Insomma, quel idea del TUTTI uguali, “un anima sola”, è una grande illusione!!
    Monique

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  2. Purtroppo anche oggi ho avuto un'altra prova che il movimento crede di essere superiore agli altri.Mi sento monotono a ripetere queste cose ma sono quello che vedo,io mi limito a dirlo.E' proprio vero nel movimento un cambiamento non sembra una cosa possibile,sarà solo e sempre una frase vuota, di circostanza, pula!

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  3. Durante il servizio militare era obbligo, durante le adunate allinearsi, come ci dicevano, tutti allineati e coperti. c.l. è cresciuta con questa mentalità tipica dell'epoca e da quello che ho potuto vedere anche l'altra dello stesso periodo

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  4. Dear Turtles, thank you for your clear and accurate analysis. Merry Christmas and a beautiful 2023.

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  5. Se facesimo anche questa analisi sulle società fino alla rivoluzione industriale dove l'individuo aveva già predestinato quasi tutto dalla famiglia e dalla società. Concluderemo che erano tutti nella storia dell'umanità degli schiavi non felici. Noi oggi la sappiamo meglio di como essere felici. Ma è così? O anche c'è chi non si sviluppa quando lo si lascia da solo e c'è chi arriva alla nevrosi o il suicidio quando manca la struttura sociale che lo guida? Penso che la realtà sia più complessa di questo dipinto idílico sullo sviluppo del individuo lasciato da solo. Infatti tanti maschi senza prendersi delle responsabilità serie anche per tutta la vita diventano degli esseri egoisti, o narcisiti o con delle dipendenze di altro genere.

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