L'occasione d'oro

"Rifiutassimo pure ogni profondità, se cela un monte l’oro né più alcuno vuol cercarlo, lo porta in luce, un giorno il fiume, lo coglie nel silenzio dei gravidi macigni. Anche se non vogliamo: Dio matura." R.M.Rilke*

Una risata vi seppellirà

Risata


“L’ironia, insieme alla misericordia,
è la forma suprema di elasticità,
un esercizio quotidiano di tolleranza,
una prova continua di umanità.”

Beppe Servegnini


Da ragazzini, quando eravamo Gen (acronimo che sta per "generazione nuova" - le fila giovanili del movimento dei focolari), nella nostra innocenza e ingenuità avevamo capito che il pensiero della Lubich, portato alle estreme conseguenze, si sarebbe potuto sintetizzare nella formula "...chi se ne frega". Cioè se davvero Dio è amore, come ci insegnava Chiara, niente e nessuno nella vita avrebbe potuto scalfire la nostra gioia e serenità di saperci amati. Ecco perché, quando qualcosa andava storto, fra di noi ci ricordavamo e spronavamo a vivere la "parola di vita" del 2120: "...chi se ne frega!". Eravamo convinti che a questa estrema sintesi, prima o poi in un futuro non troppo remoto, sarebbero arrivati tutti nel movimento dei focolari.
 
Non facendo più parte da decenni del movimento dei focolari ignoriamo se davvero siano riusciti ad arrivare a questa sintesi e a vivere con questa semplicità e leggerezza da figli di dio. Chiara stessa che ha predicato tutta la vita Dio come amore, abbiamo il dubbio che in fin dei conti non ci credesse nemmeno lei. Bastava infatti un commento negativo da "oltre Tevere" a farla precipitare in notti di profonda depressione che duravano anni. Altro che Dio è amore o amare Gesù abbandonato; giusto per citare due suoi cavalli di battaglia. Bastava la minima contrarietà per farle perdere la bussola. In un certo senso proprio questa sua fragilità la rende ora, paradossalmente, più umana e vera rispetto alla narrazione agiografica che la vorrebbe perfetta e infallibile. 

Il nostro slogan "chi se ne frega" era così efficace e ci piaceva tanto anche perché conteneva un ingrediente fondamentale: un pizzico di ironia. Eravamo giovani e scanzonati, una masnada di masnadieri con tutta la vita davanti e un mondo da scoprire. Questo pizzico di ironia ci consentiva di mantenere un certo equilibrio e ci aiutava a non prenderci troppo sul serio. Oltre a farci tante sane risate lasciavamo sempre e comunque lo spazio per esercitare il ragionevole dubbio.

Ora a ripensarci, e anche dopo tutti i post scritti sin qui per raccontare il nostro punto di vista sul movimento dei focolari e Chiara Lubich, proprio questo pizzico di ironia e la conseguente capacità di dubitare e non prendersi troppo sul serio è esattamente quanto più manca ai focolarini (e ancor di più alle focolarine, molto più a destra dei colleghi maschietti). 

Proprio questa fase della loro storia che per certi aspetti è decadente e in ritirata potrebbe addirittura aiutarli. Come ben dice Cioran infatti: 

“Il ruolo dei periodi di declino è di mettere a nudo una civiltà, di smascherarla, di spogliarla delle sue seduzioni e dell'arroganza legata alle sue realizzazioni. Essa potrà così discernere quanto valeva e vale, e quanto vi era di illusorio nei suoi sforzi e nelle sue convulsioni. Nella misura in cui si staccherà dalle finzioni che le assicurarono la fama, farà un passo considerevole verso la conoscenza.” (1)

Basterebbe anche solo questo, no? "L'arroganza legata alle sue realizzazioni" non ricorda forse qualcosa? Il Consiglio sarebbe quindi quello di "staccarsi dalle finzioni". Non è la prima volta che facciamo notare come i focolarini abbiano un problema serio a confrontarsi con la cruda realtà cui sovente preferiscono comode e infantili narrazioni.

"Contrariamente a quanto presumono molte persone, per credere a qualcosa con un atto di fede non serve un'impalcatura alimentata da un certo grado di sicurezza, non servono convenzioni e conoscenze. Al contrario, basta dubitare. In fondo non è chi dubita a non credere più, anzi proprio per credere si deve trovare un modo di dubitare e accettare uno spazio di incertezze." (2)

Il dubbio e sopratutto l’ironia possono essere quindi strumento per deporre ogni ideale di potere, sopruso, dogmatismo e assolutismo. Ce lo suggerisce addirittura la rivelazione biblica secondo la teologa Isabella Guanzini (3) intervenuta all'edizione 2023 della "Davide Zordan Lecture" (4) tenutasi a Trento (vedi) città natale della Lubich, ironia della sorte.

"L'ironia non ha affatto un carattere denigratorio, ma generativo di una verità più profonda. L’ironia come pratica della domanda costruttiva e non distruttiva, è una istanza luminosa, una forma di protesta. L'ironia ha il potere di disattivare le "insegne regali" che il soggetto tende a portare con sé, di mettere in discussione le maschere di un ego - anche religioso - che pretende di voler fare esistere l'altro (sia Dio che il prossimo n.d.r.) come specchio della propria identità."

La teologa Guanzini ci trasla quindi su un piano che per la Lubich sarebbe stato assurdo, lei che purtroppo ha impostato tutto nel suo movimento "pretendendo di voler fare esistere l'altro (sia Dio che il prossimo n.d.r.) come specchio della propria identità." 

Negli anni '70 era in voga uno slogan molto biricchino: “La fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà!”. È
 una frase a cui è difficile attribuire una paternità certa. Nasce come motto anarchico nell’ottocento, alcuni ritengono che a pronunciarla per primo sia stato addirittura Bakunin. In Italia, questa frase ebbe fortuna e di conseguenza grande diffusione a fine anni settanta (con dieci anni di ritardo rispetto alla Francia n.d.r.), scritta sui muri della facoltà di lettere dell'università di Roma, nel '77 veniva urlata durante le proteste studentesche, le ultime manifestazioni politiche di massa, prima che si arrivasse ai famigerati anni di piombo. Si tratta di una frase che incuteva paura, non a caso a Bologna lo Stato inviava, oltre le normali forze di polizia, i carri armati come deterrente alle manifestazioni studentesche.

Oggi quella frase continua a mantenere una carica dirompente e la rigiriamo volentieri ai focolarini che dovrebbero davvero imparare a farsi due sane risate. Ci chiediamo infatti p
erché abbiano così paura di mettersi in discussione e di dubitare un po'? Come ci insegna magistralmente Umberto Eco (5) nel suo romanzo "Il nome della rosa" qualsiasi forma di potere costituito teme di perdere il suo stato e di venire messo in discussione. Si tratta allora di potere e di tutti i suoi annessi e connessi: privilegi, prestigio, vanità, consenso, ecc...

Quindi alla fine ci chiediamo: 

- Cosa hanno paura di perdere i focolarini? 

- Che forma di potere vogliono difendere? 

Queste domande ve le fa il Carapace della zona delle Galapagos che non è potuto venire ... ecc... 😜



Prossimo post
L'offerta all'altare


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Photo by Helena Lopes

1- Emil Cioran (1911-1995), Squartamento

2- Davide Zordan (vedi link)

3 - Il titolo del suo intervento è "Ironia e rivelazione: la teologia in tempi interessanti".
Guanzini è professoressa ordinaria di teologia fondamentale all'Università Cattolica di Linz.

4 - Istituita per onorare la memoria del ricercatore 
Davide Zordan del Centro per le Scienze religiose di FBK, prematuramente scomparso nel 2015.

5 - Umberto Eco - Il nome della rosa.
Il benedettino Adso da Melk ormai vecchio racconta le vicende di cui fu testimone nel novembre del 1327 in un grande monastero benedettino del Nord Italia dove giunse come segretario del dotto francescano Guglielmo da Baskerville, incaricato di una delicata missione diplomatica. Dopo il loro arrivo, l'abbazia viene sconvolta da una serie di morti inspiegabili: prima il miniaturista Adelmo, poi il monaco Venanzio, quindi l'aiuto bibliotecario Berengario, il monaco erborista e il bibliotecario Malachia. Durante i sette giorni di permanenza all'abbazia Guglielmo conduce le ricerche attraverso colloqui, interrogatori e osservando il comportamento dei frati. Ben presto comprende che i delitti muovono dalla biblioteca, la più grande della cristianità, costruita come un labirinto il cui accesso è noto solo al bibliotecario. Nella biblioteca esiste poi una sezione finis Afrìcae a tutti inaccessibile. Guglielmo e Adso riescono a penetrarvi e sciolgono il mistero. Gli omicidi sono opera dell'ex bibliotecario cieco Jorge da Burgos che ha voluto impedire la lettura di un libro secondo lui pericolosissimo: il secondo libro della Poetica di Aristotele dedicato alla commedia e al riso e ritenuto perduto. Jorge convinto che il libro potesse danneggiare la cristianità ne ha avvelenato le pagine e i frati che hanno tentato di leggerlo sono morti. Scoperto, Jorge preferisce morire: divora il libro avvelenato e da fuoco alla biblioteca.

Commenti

  1. Mi auguro che persone più -MOLTO- abituate di me al vangelo si siano rese conto di quanto anche Gesù usi l'ironia per smontare situazioni e personaggi... Gesù si chiara no...Ps posso affermare senza timore di essere smentito che per certe foc/ne..l'ironia, questa totale sconosciuta..certe foc capiranno prima la materia e l'energia oscura che l'ironia

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  2. (1)Proviamo a pensare se nel secolo scorso le persone avessero dubitato dei vari tiranni che si sono avvicendati nei vari stati nel mondo (2) Il femm non sa neanche il significato della parola ironia +
    -qualche- maschietto (3) Verissimo..in particolar modo il femm vive in un mondo fatato fatto di illusioni..purtroppo il femminile non ama il bambino che urla ---il re è nudo---preferisce continuare a vedere i bei vestiti

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