in data
Chiara
Derive settarie
Focolare
Manipolazione
"Fate e osservate tutto ciò che vi dicono, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno." Matteo 23,3
- Ottieni link
- X
- Altre app
Oggi ricorre la memoria di Santa Chiara. Nella storia del movimento dei focolari questa data è sempre stata un'occasione per fare festa a Chiara Lubich nel giorno del suo onomastico. Non sveliamo nessun segreto se aggiungiamo che, col tempo, divenne una ricorrenza per celebrarla, fenomeno che purtroppo per lei divenne un ingombrante culto della sua persona (vedi link). Nell’augurare "santa Chiara" alla fine non si sapeva più bene a chi ci si stesse rivolgendo.
A questo proposito, uno degli aspetti forse meno indagati della vita e del pensiero di Chiara Lubich è certamente la sua concezione di santità. La "tensione alla santità" si traduceva, nel suo messaggio, in un'ossessiva tendenza alla perfezione, come se la santità fosse un premio da conquistare. Come per altri punti del suo pensiero (vedi la presenza di Gesù in mezzo), anche la santità era un qualcosa di meccanico, basta volerlo e succede, prescindendo ingenuamente dalla Grazia, da quel movimento che procede da Dio verso i suoi figliuoli e non viceversa. È un modo di pensare pelagiano, approccio che è stato già condannato dalla Chiesa come eresia nel VI secolo poiché implica che semplicemente facendo le “cose giuste” si bypassi la Grazia di Dio. (vedi link) Di questo tema si è occupato già più volte il noto giornalista d'inchiesta Gordon Urquhart. (vedi link).
Famoso è lo slogan ossessivo della Lubich meglio conosciuto come le "6 S": "Sarò santa se sono santa subito" che ben descrive quanto stiamo cercando di dire. Anche nella pratica degli schemetti, in seguito, grazie a Dio, vietata dalla Chiesa (vedi link), i consacrati in focolare dovevano, a seconda della "tensione alla santità" vissuta, segnarsi giornalmente i livelli di santità presunta con una "s" piccola o una "S" media o "S" grande. Insomma nevrosi collettiva: quando usiamo il termine “ossessione” non stiamo esagerando, come ben si può evincere da questi fatti.
La Lubich poi perseguiva oltre la sua di santità personale, anche la santità collettiva (termine di sovietica memoria poi corretto con comunitaria). A questo scopo nacque anche la famosa telefonata-collegamento "CH" (dalla sigla internazionale della Svizzera da cui veniva inoltrato il servizio in tutto il mondo) con cui proponeva per tutti i suoi seguaci un pensiero spirituale da vivere con lo scopo di "farsi santi insieme". All'inizio era incalzante e settimanale poi iniziò a essere quindicinale e infine divenne mensile.
Che questa ossessione della santità fosse, in realtà, un desiderio di "fama di santità", di essere acclamata, venerata, già in vita?
Il punto infatti non è il pericolo di confondere Santa Chiara con Chiara Lubich, perché quest’ultima giocava in un campionato superiore, credendo di essere la vicaria della Madonna in terra, se non anche la madonna stessa. Ci sono tanti testi, canzoni e varie che potrebbero bene testimoniarlo. Scegliamo uno dei più rappresentativi. Igino Giordani detto Foco, cofondatore del movimento dei focolari, scrisse una poesia su Chiara (vedi link). Riportiamo solo un pezzetto per far capire di cosa stiamo parlando:
(...) Tu copia di Maria figli ricrei,
li fai Gesù per ridonarli al Padre,
fusi in un corpo mistico
ove sei maestra giovinetta, vergin madre.
Noi quanti t'incontrammo in te la via
trovammo per raggiunger il Signore,
te figlia nata da Gesù e Maria.
Si commenta da sola. Alla morte della Lubich i focolarini si attivarono affinché anche la Chiesa, riconoscesse in tempi brevi la sua santità che per loro era già assodata e celebrata già dalla fine degli anni '40. Le cose non andarono però secondo i piani: i focolarini certo non se lo sarebbero aspettati ma probabilmente, durante le fasi iniziali del processo di beatificazione, alcune persone andarono a testimoniare non proprio a favore della Lubich. Raccontarono la loro esperienza e versione della storia sulla trentina che arricchì e completò quella parziale e fin troppo agiografica prodotta dai focolarini. Del processo di beatificazione poi non si è saputo più nulla. Almeno sino ad oggi. Come mai? Cosa è successo? Chissà.
Resta comunque la seria domanda come sia stato possibile che Chiara Lubich venisse venerata già in vita come una santa. Ogni sua minima reazione, ogni suo minimo pensiero è stato atteso dai focolarini come una rivelazione dal Cielo, un'epifania sempre nuova che ridefiniva la rivelazione. Ci chiediamo: come mai Chiara ha accettato questa situazione senza battere ciglio? Perché si è lasciata idolatrare? Non ci risulta una presa di posizione contraria da parte sua e anche il suo "entourage" non l'ha aiutata anzi ha calcato la mano (vedi qui). Perché Chiara Lubich ha accettato senza reagire con decisione, tra le tante espressioni di questo culto imbarazzante, il poema di Igino Giordani di cui sopra che la canta come copia della madonna? In quasi tutte le lettere che i e le capozona scrivevano ai Focolari per aggiornamenti o notizie interne prima della firma aggiungevano "in Chiara" un po' come i Gesuiti fanno scrivendo "in Christus". Tenendo conto di questo, cosa vuol dire allora "santità collettiva"? Non è piuttosto una porta aperta all'eresia? Una santità collettiva "in Chiara" non è accettabile. La Chiesa dovrebbe approfittare dell'inchiesta fatta per la beatificazione per "chiarire" una volta per tutte quanto non va nel movimento dei focolari anche e sopratutto a causa dell'ego strabordante della sua fondatrice. Purtroppo, la nostra sincera impressione è che i focolarini agiscano oggi già come se Chiara fosse santa, l'hanno già beatificata e canonizzata, così come facevano quando era in vita. Quindi la procedura della Chiesa non conta molto per loro (vedi immagine). Ancora peggio è che non si rendono conto che, così facendo, invece ottengono l'effetto contrario: la sovraesposizione di Chiara non le rende giustizia.
(Notare che padre Ciardi si è espresso così nel 1987, con Chiara in vita quindi) |
Questa storia della Lubich, della sua presunta santità e del rapporto immaturo che i focolarini hanno avuto e hanno tutt’ora con questo argomento e la cara leader mi fa venire in mente un passaggio cruciale di uno dei romanzi russi più importanti della letteratura mondiale, "I fratelli Karamazov" di Dostoevskij, in cui si narra del fetore di cadavere che il corpo dello starec Zosima emanava poco dopo la sua morte.(1)
Nel romanzo, lo starec Zosima è un anziano monaco rispettato e venerato per la sua santità. Tuttavia, dopo la sua morte, il suo corpo comincia a emanare un forte odore di decomposizione già il giorno successivo. Questo avvenimento sorprende e sconvolge molti dei suoi seguaci, che si aspettavano un miracolo: speravano che il suo corpo rimanesse intatto e non emanasse alcun odore, segno, secondo la tradizione della chiesa ortodossa, di grande santità. L'odore del cadavere dello starec Zosima è un simbolo complesso che mette alla prova la fede dei personaggi e invita i lettori a riflettere sulla natura della santità, la fragilità umana e la differenza tra fede autentica e superstizione. Meditate focolarini, meditate...
Il nostro augurio oggi sarebbe proprio il desiderio che prima o poi si arrivi ad una storia della Lubich e del suo movimento che tenga conto di tutte le voci e rifugga dai fin troppo facili entusiasmi di chi infantilmente si ostinava e si ostina a voler vedere solo il positivo. La completezza sta sempre nel gioco di luci e ombre. Ci chiediamo quando il movimento dei focolari inizierà a prendere in considerazione un'analisi critica anche di Chiara Lubich stessa?
La risposta è: probabilmente mai. La santità della cara leader è l'ultima spiaggia prima della decadenza totale e risolverebbe, almeno per un dato lasso di tempo, vari problemi che affliggono il movimento dei focolari.
Il fatto che professori universitari o personalità varie siano focolarini o seguaci di Chiara Lubich non è di per sé qualificante. Molte grandi personalità sono state seguaci di Hitler e magari alcune, come il famoso etologo Konrad Lorentz, poi si sono ricredute. Molti personalita sono massoni, seguaci di Scientology, ma finanche del demonio. E dunque? È indubbio che quanto qui viene raccontato è purtroppo un vizio che accomuna un po' tutte le congregazioni di esseri umani dove ce ne sia uno che primeggia sugli altri. La santità non può avere una via gerarchica. Il santo, laddove apparisse, non può essere il capo, non ha compiti organizzativi, secolari, piuttosto mantiene sempre quell' attitudine di servitore, come nel caso di padre Pio o della Kovalska o di Bernadette o del frate laico siciliano morto di recente, Biagio. Queste figure apicali che vogliono troppo dirigire gli altri sono sempre troppo sospette, troppo piene di ego, come anche il famoso mosaicista...
RispondiEliminaCerto, dare dell’imbecille una persona e insultare i focolarini non mi sembra né educato né gentile né costruttivo. Riconosco sia molto facile procedere in questo modo da “anonimi”.
RispondiEliminaEgr. 14/8/24 ..dici che dare dell' imbecille e insultare foc non è educato ne gentile..hai ragione..non sà da fare..non sarebbe da fare..certo è che quando parlo con certe foc/ne...resto sempre molto perplesso..non sanno niente, non fanno niente...ma sanno sempre tutto, fanno sempre tutto...sopratutto parlano tanto a vanvera, in più incolpano sempre gli altri ..e non una volta.. per 50 anni..e vale ancora oggi
Elimina