Nevrosi focolarina del pensiero unico

Peanuts, 18 dicembre 1973 © Peanuts Worldwide LLC. Di Charles M. Schulz. ... Snoopy sei tutti noi!

Fatti mandare dalla mamma... - una rilettura dei “primi tempi” focolarini - 03

Andare a prendere il altte

"Io ne ho viste cose
che voi umani non potreste immaginarvi..."
Rutger Hauer/Roy Batty

By Francesco Murru

L'analisi delle fonti riserva sempre delle sorprese e ad un occhio attento saltano all'attenzione particolari che sfuggono ai più. 

Ritorniamo sulla fatica letteraria di Michele Zanzucchi che nella "Casetta"* ha raccontato con dovizie di particolari (forse troppi) gli inizi dell'esperienza spirituale di Chiara Lubich e le sue prime compagne. (prima puntata) (seconda puntata)

In questa puntata vorremmo affrontare l'episodio del "latte" dove Silvia/Chiara, la figlia che tutte le madri hanno sempre desiderato, si immola alla causa sollevando le sorelle più piccole dall'incombenza di dover andare a prendere il latte d'inverno in una Trento in pieno secondo conflitto mondiale. 

Questa storiella è la base dell'indottrinamento che generazioni di seguaci della Lubich, sin dalla tenera età, si sono sentiti ripetere in tutte le salse. È la narrazione di quando e come Chiara ha sentito la chiamata a donarsi a Dio.

"Un bel giorno Silvia (nome vero di Chiara Lubich n.d.r.) stava studiando per un esame che ipotizzava di dare a Venezia, storia della filosofia medievale; ma bisognava passare dal lattaio. Faceva un freddo boia, e l'idea d sorbirsi un paio di chilometri a piedi nel gelo non faceva fare i salti di gioia né a Liliana né a Carla, che trovarono le scuse giuste per declinare l'invito di Luigia (la mamma n.d.r.). Silvia, forse un po' infastidita dalla pigrizia delle sorelle, prese la bottiglia del latte, infilò cappotto e stivaletti e si diresse verso la bottega, poco oltre l'edicola della Madonna bianca. Al solito, passandovi dinanzi, si segnava e accennava appena a inginocchiarsi. Cosi fece anche quella volta, ma con una variante: non accennò solo l'inchino, ma lo fece completo, appoggiando il ginocchio nella neve. Ne ebbe come una scossa, e proseguì. Al ritorno rifece il gesto, e poco dopo, passando sotto il cavalcavia della ferrovia per la Valsugana, Silvia udì la voce che già conosceva, quella che l'aveva invitata al martirio, più tardi alla santità e che infine le aveva parlato a Loreto. Una voce maschile, ma carica di tenerezza, senza influenze dialettali, che suonava nel silenzio ovattato della neve come un richiamo cristallino: «Datti tutta a me». «A te?», si chiese Silvia rivolgendosi alla Madonna. «No, al figlio suo», udì ancora. E capi così che Gesù la voleva «sua sposa». Un calore insolito per la stagione le scaldò le membra e persino il ginocchio che era stato a contatto con la neve sembrava rinvenire, mentre le nubi lasciavano filtrare un raggio di luce."*  

Da questa narrazione si capiscono varie cose e sorgono alcune domande:

- Ci sono stati vari episodi in cui Chiara ha sentito delle voci che le parlano e la invitano a fare questo e quello.

- Stando alla ricostruzione del Zanzucchi, Chiara sente la voce non davanti all’edicola della madonna ma sotto un cavalcavia, quindi com’è che si rivolge alla madonna?

- Il dialogo presunto tra la voce maschile e Chiara è ambiguo: Chiara pensa di parlare con Gesù ma si rivolge alla madonna per chiederle spiegazioni. Ma come, non era una voce "cristallina" che ben conosceva? Come si fa allora a scambiare Gesù per la madonna, una voce maschile per una femminile?

- La voce le risponde come un’entità terza rimandandola al “figlio suo”. Suo di chi? Se è la madonna a rispondere, perché dice “suo”? Secondo logica avrebbe dovuto rispondere “mio”. Se quindi non è la madonna a rispondere, di chi è questa voce? Se fosse Gesù come mai non ribadisce “a me?”. Insomma con chi sta parlando Chiara?

Da tutto questa confusione infine si intuisce la grave e incurabile autoreferenzialità che affligge i focolarini: possibile che nessuno si sia accorto di queste incongruenze e le abbia fatte presente al Zanzucchi, che dal canto suo invece assicura di aver sottoposto il manoscritto a una pletora di esperti di storia del movimento dei focolari?
** Non si tratta di dettagli trascurabili. Da un racconto del genere alla fine si evince che la Lubich sentiva voci e confuse pure.*** E se questa è la partenza della storia della Lubich e del suo movimento, cosa mai sarebbe potuto andare storto?

-----


La casetta – Silvia (Chiara) Lubich e alcune delle sue prime compagne (autunno 1944 - estate 1948). Michele Zanzucchi – Città Nuova Editrice 2023 - pag. 24-25

** "Il manoscritto è stato letto, corretto ed emendato da alcuni tra i massimi esperti di storia del Movimento dei Focolari, a cui va la gratitudine dell'autore." (pag. 11)

*** Le allucinazioni uditive, "sentire voci che non ci sono", sono in realtà uno dei sintomi più diffusi della schizofrenia. Si riscontrano anche in altre condizioni psichiatriche, come la depressione bipolare e i disturbi della personalità. 
In questa vicenda della Lubich un probabile indizio di possibile schizofrenia lo troviamo a pagina 28 della "Casetta" dove si legge, a proposito della consacrazione che Silvia/Chiara (già questo doppia personalità...) stava accingendosi a compiere:

"...le formule tradizionali non le furono utili per mantenersi sveglia: sentite e risentite, erano un po' soporifere. Perciò Silvia prese a rivolgersi ora a Dio Padre, ora a Gesù, in modo diretto. Così si mise a chiedere loro se fosse Silvia o Chiara che si consacrava: era la figlia Lubich, nata a Trento il 22 gennaio 1920, di Luigi e Luigia, oppure era Chiara, la terziaria francescana che aveva preso il nome della discepola prediletta del poverello di Assisi, quella che voleva "solo Dio" e niente meno che lui? Pensò dapprima che fosse Chiara, cioè la creatura che il Padre aveva plasmato e chiamato a seguirlo in tutto e per tutto; ma nello stesso tempo non poteva negare che in quel «datti tutta a me» c'erano sia Chiara che Silvia, perché lei non si donava a Dio solo come figlia spirituale del suo amore, ma come donna in carne e ossa, innamoratasi perdutamente del Figlio suo."
Discalimer: Questo blog opera secondo i principi della libertà di stampa e di critica. Se desiderate esercitare il diritto di replica o segnalare inesattezze, scrivete a: inciampocarapace@gmail.com
Commenti: Per favore, solo commenti firmati. Si può essere non concordi con i temi del blog, basta farlo presente con gentilezza. Qualsiasi tipo di insulto o buttata in caciara verrà ignorato. Please get used to it!
Impressum: Francesco Murru, c/o Adressgeber #1901, An der Alten Ziegelei 38, 48157 Münster, Deutschland. E-Mail: inciampocarapace@gmail.com Verantwortlich gem. § 18 MStV: Francesco Murru.

Commenti