L'occasione d'oro

Una vena d'oro nascosta nella montagna

"Rifiutassimo pure ogni profondità,
se cela un monte l’oro
né più alcuno vuol cercarlo,
lo porta in luce, un giorno il fiume,
lo coglie nel silenzio
dei gravidi macigni.
Anche se non vogliamo:
Dio matura."
R.M.Rilke*

By F.M.

Dopo aver letto l'interessante recensione di Tomáš Tatranský del libro di Michele Zanzucchi "La casetta" sui primi tempi del movimento dei focolari, (vedi link) mi sono incuriosito e ho voluto approfondire. Decifrare infatti la genesi di un fenomeno aiuta poi a capirne meglio il suo sviluppo e le conseguenze che inevitabilmente, nel bene e nel male, scaturiscono.

"La casetta" del Zanzucchi ridà voce a una delle protagoniste della storia del movimento dei focolari degli inizi: Raffaella Pisetta.** Dopo averci riflettuto ho deciso di non scrivere una recensione per punti, citando passaggi e pagine. Non che manchino gli spunti di riflessione, anzi. Piuttosto vorrei focalizzare questo post solo su un unico tema. 
La mia prima impressione dopo aver letto questa storia arricchita dalla testimonianza di Raffaella Pisetta è stata prendere coscienza di come Chiara Lubich e le sue prime compagne abbiano purtroppo perso un'occasione d'oro. E questa occasione è ben descritta in questa parole:

"La fuga dal movimento dei focolari delle persone che più presentano caratteristiche di creatività, originalità e pensiero divergente di cui, da troppo tempo siamo testimoni, oltre a essere un problema molto serio dal punto di vista istituzionale perché significa l’incapacità a rendersi conto dei talenti e anche del disegno di Dio su tante persone, si rivela un vero autogol perché poi viene completamente a mancare quella tipologia di persone che probabilmente Dio aveva suscitato proprio per il contributo specifico e insostituibile che potevano apportare all’Opera. Non meraviglia, quindi, una certa mediocrità a troppi livelli, proprio per l’assenza di persone portatrici della novità e del cambiamento". [1]

Come ben si evince, la fuga dal movimento dei focolari dei creativi, che sovente coincidono con i "portatori sani di dissenso" come Raffaella Pisetta, affonda così le sue radici sin dagli albori ed è un errore di Chiara e delle sue compagne. 

“Quando una comunità carismatica nasce da un fondatore, c'è sempre un problema di creatività, perché inevitabilmente si crea un conformismo e un anticonformismo. Cioè che cosa significa questo? ...Significa che devi rinunciare alla tua interpretazione soggettiva di quel carisma perché è già pronta. Finché il fondatore è in vita, non è che tu ti metti a dire “...sì, ma secondo me si potrebbe fare un'altra cosa…”. Se lo fai, diventi un tipo strano; reggi per un po', resisti, poi arrivi a un bivio: o perdi la creatività, diventi mansueto, quindi ti autocastri 
e così ti spegni, fenomeno molto comune, oppure esci. Quindi chi esce da movimenti carismatici spesso sono i più creativi, sono i migliori, quelli più interessati alla causa, e sono i primi a protestare. Così se tu fondatore interpreti la protesta come devianza e la reprimi, perdi i migliori, non i peggiori, perché sono quelli che per primi ti segnalano un problema.[2]

È una polaroid ben nitida della figura di Raffaella Pisetta dal valore profetico. E si badi bene, quello di Chiara e delle sue compagne non è stato un erroretto trascurabile, piuttosto uno sbaglio sesquipedale che ha poi generato tutta una serie di problemi che affliggono oggi più che mai il movimento dei focolari. Chiara non era capace di gestire il conflitto, il dissenso la destabilizzava sino a prostrarla fisicamente come ben è descritto nella "Casetta". La sua azione era possibile solo grazie al consenso di un gruppo coeso che, rinunciando alla propria individualità, le permise di dare seguito solo ed esclusivamente al suo volere. Quello che colpisce di questo racconto del Zanzucchi è l'ossessione di Chiara di voler portare avanti la sua "Idea" (che poi divenne "L'Ideale"). Chiara era addirittura restia a festeggiare il proprio compleanno perché era per lei qualcosa di non funzionale appunto alla propagazione della sua "Idea", quindi tempo perso. Questo aneddoto riportato dal Zanzucchi fa ben capire la cifra dell'ossessione di Chiara e quindi del bisogno di circondarsi di persone che la assecondassero, senza sé e senza ma. Questa sua fragilità poi è diventata paradigma nel movimento che si è chiuso sin da subito quindi, in un "solo tra di noi" rassicurante, senza dissenso, senza conflitti, e lo ha condannato a diventare una sorta di internazionale del "volemose bene".

Quindi perché è stata un'occasione persa? Immagino che pochi ci abbiano pensato ma "Raffaella" è un nome teoforico biblico, portato dall'arcangelo Raffaele, presente nel libro di Tobia; deriva dall'ebraico רָפָאֵל (Rafa'el), composto da rapha ("egli ha guarito") e da El ("Dio"), e il significato può essere interpretato come "Dio ha guarito", "Dio è il guaritore", "salute di Dio", "medicina di Dio". Raffaella come contraltare di Chiara, portatrice di razionalità e più equilibrio, come onestamente racconta Zanzucchi, sarebbe stata così importantissima; invece con la sua assenza "è venuta completamente a mancare quella tipologia di persona che probabilmente Dio aveva suscitato proprio per il contributo specifico e insostituibile che avrebbe potuto apportare." [1]

Così il movimento dei focolari si è invece sviluppato appiattendosi solo su Chiara che già negli appunti dei suoi discorsi del ’46 delinea cosa significhi per lei vivere alla presenza costante di Dio, in unità, secondo la promessa evangelica di Gesù del “dove due o più…” (Mt 18,20).

“L'Unità esige anime pronte a perdere la propria personalità, tutta la propria personalità.” “Non c’è Unità se non là dove non esiste più personalità. 
[3]

Per cui si capisce che con queste premesse (che però non sono previste nel Vangelo, n.d.r.) non c'era posto per Raffaella nella "Casetta dell'Amore"; e vuoi per ostracismo (le prime compagne di Chiara hanno contribuito non poco), vuoi per indebita pressione, vuoi perché alla fine, come dice Bruni "diventi un tipo strano; reggi per un po', resisti, poi arrivi a un bivio: o perdi la creatività, diventi mansueto, quindi ti autocastri, fenomeno molto comune, e così ti spegni, oppure esci."...insomma alla fine Raffaella ha dovuto togliere il disturbo.

Quindi proprio un'esperienza nata per testimoniare l'unità al mondo ha fallito alla sua prima prova. E il ruolo assoluto di Chiara in questa vicenda arrivò sino al parossismo di essere considerata capace da sola di generare la presenza di Gesù in mezzo. Chiara quindi, con il suo solo essere era capace di piegare la legge del Vangelo che ahimè però prevede almeno un "due o più". Si capisce bene l'assurdità di questa pretesa. Purtroppo è diventata sistemica e paradigma nell'impostazione gerarchica di qualsiasi branca del movimento dei focolari, modellata ad immagine e somiglianza della prima "Casetta dell'Amore".

Ma "formare all’autonomia significa rinunciare al pieno controllo delle coscienze, mettere tutti nelle condizioni di maturare convinzioni personali sul carisma, di trovare la propria vocazione nella vocazione, di decidere liberamene di restare o di andare..." 
[4]

Chiara Lubich invece ha avuto paura dell'autonomia e dell'individualità. Ha avuto paura di tutto quello che lei riteneva non essere una eco pura e acritica del suo pensiero e ispirazione.

"Senza la possibilità di sviluppare una libera creatività, inevitabilmente, ogni
aggregazione umana si sterilizza e perde la sua capacità di rinnovamento anche perché, automaticamente, esclude le persone più carismatiche e intuitive, capaci di cogliere i segni dei tempi e di dialogare con l’umanità. E questo è capitato, non di rado, anche nel movimento dei focolari, per cui ogni espressione non propriamente in linea con il “mainstream” veniva, di fatto, ignorata o, addirittura messa al bando.
[5]

Non é un caso che Chiara abbia impostato tutto a partire da sé stessa, come "mamma" e "maestra" attorniata dalle sue "pope" che in dialetto trentino significa proprio bambine. Rispetto ai "frati" francescani, quindi tutti fratelli e sorelle di un unico "padre" questa trovata dei "popi" è un passo indietro. Si tratta di un fenomeno sistemico e strutturale.

"L’infantilismo è un fenomeno frequente nelle comunità religiose. La sua origine sta nella mancanza di una vera pratica di reciprocità tra uguali, della mancanza di riconoscimento reciproco in pari dignità, nella paura che rendere persone autonome significhi perderle, e in un rapporto immaturo con Chiara (e con i responsabili), trattata anche se in buona fede, non solo come “madre” (che già di per sé sarebbe sufficiente per l’infantilismo) ma anche come persona dotata di caratteristiche al confine tra l’umano e il divino... La radice dell’infantilismo è un'errata teoria del carisma, secondo la quale il carisma sarebbe un “crisma” consegnato unicamente alla sola fondatrice e da questa viene in parte trasmesso ai suoi seguaci; dimenticando quindi che ogni persona che partecipa di un carisma riceve questo direttamente dallo Spirito Santo e non dal fondatore-mediatore (sebbene il fondatore abbia un suo ruolo essenziale). Perché se i membri percepiscono il fondatore come fonte esclusiva del carisma tendono a sviluppare con lui/lei un rapporto di dipendenza e non di autonomia." 
[6]

Il carisma dovrebbe essere invece come un'opera collettiva dispiegata nel tempo e tutti quelli che lo hanno ricevuto hanno contribuito a renderlo tale arricchendolo ciascuno con la propria unicità.

Ecco perché la lettura della "Casetta" un po' mi lascia quel retrogusto amaro dell'occasione mancata. Forse Michele Zanzucchi, che immagino sia legato alla Lubich da un debito d'affetto, ha perso anche lui l'occasione di essere meno parziale. Sarebbe stato chiedergli troppo, lo capisco. Ma giornalisticamente parlando, questa sua ricerca ha dei vizi di forma. Proprio nel portare alla luce la figura di Raffaella Pisetta si sarebbe potuto anche ammettere gli errori di Chiara e delle sue compagne (e di padre Casimiro!). Far scendere Chiara dall'altare dove prematuramente il movimento la venera, resta una sfida attualissima. Ci sarebbe tanto da guadagnare, in verità prima di tutto. Si spera che prima o poi una serie analisi storica, teologica e critica, indipendentemente dai focolari, possa fare più luce. 

Ma più importante ancora: nel movimento dei focolari oggi, dopo aver preso coscienza, anche grazie al libro di Michele Zanzucchi, che probabilmente qualche errore è stato commesso, c'è lo spazio, le menti e i cuori aperti per accogliere tutte le "Raffaelle e Raffaelli" che volessero dare il loro contributo? "Questa domanda ve la fa il Carapace che non é potuto venire, ecc..."


P.S.
Come Chiara che prima si chiamava "Silvia", Raffaella come terziaria francescana prese come nome nuovo "Lucia".
 Nome che risale alla martire di Siracusa, che come vuole la tradizione divenne pesante come marmo, quindi irremovibile pur di non andare contro ai suoi principi. [7]


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*Questi versi sono tratti dalla poesia "Come, se giunge l'autunno" di Rainer Maria Rilke. La poesia fa parte della raccolta "Il libro delle immagini" ("Das Buch der Bilder"), pubblicata per la prima volta nel 1902 e poi ampliata nel 1906.

** Raffaella Pisetta (24 settembre 1914-18 aprile 2009), giornalista, scrittrice e poetessa, impegnata nel sociale e nella politica. Negli anni Cinquanta ha lavorato a Milano come redattrice della rivista Gioia pubblicata dal Corriere della Sera. È stata consigliera comunale a Trento durante la legislatura dal 1960 al 1964. Presidente provinciale al CIF (Centro Italiano Femminile). Negli anni '60-'70 ha collaborato nell'associazione nazionale dei Villaggi del fanciullo SOS in Italia ed è stata membro del comitato promotore e dei primi consigli di amministrazione del villaggio SOS di Trento. Ha collaborato a vari giornali e riviste con articoli letterari e d'informazione. È stata una poetessa molto apprezzata. 

[1] Vari Contributi Arrivati alla Commissione per la Preparazione dell’Assemblea. Contributi per gli appartenenti all’Opera (1 agosto 2020) | 7. Maturità e responsabilità - 7.6. Generatività e pensiero creativo e divergente. | A.C. 

[2] Sabato 11 marzo 2023, Parma. “La comunità fragile” incontro con Luigino Bruni (vedi link). Non ce ne voglia Lugino Bruni, abbiamo "sbobbinato" una delle sue risposte e ci siamo permessi di renderla in una forma leggibile. È un tema presente anche nel suo libro, ma questa risposta a braccio è decisamente più efficace.

[3] Dagli scritti di Chiara Lubich - 2 dicembre 1946 («L’Unità»), citato anche a pag. 67 del libro «Gesù in mezzo nel pensiero di Chiara Lubich» di Judith Maria Povilus – ed. Città Nuova. (Appunti dei discorsi che Chiara teneva già nel ’46 in “sala Massaia” alle terziarie francescane, di cui faceva parte assieme alle prime focolarine.)

[4] Bruni, Luigino. La comunità fragile (Italian Edition) (p. 79). Città Nuova. Kindle Edition

[5] [6] Bruni, Luigino. 101 domande su Chiara Lubich

[7] Santa Lucia. Lucia era una ragazza di Siracusa, una delle prime martiri. Di certo la prima a definirsi “tempio dello Spirito Santo”. È venerata come protettrice della vista e viene raffigurata con un piattino in mano con dentro i suoi occhi. In realtà la perdita degli occhi è una leggenda. Il vero miracolo di Lucia é legato alla gravità. Il console di Siracusa saputo che Lucia era cristiana, voleva darle una lezione e mandò da lei dei bruti in modo che la portassero in un bordello e facessero scempio di lei. Lucia divenne invece pesante come marmo e persino in quattro non riuscirono a smuoverla di un centimetro. Lucia é quindi colei che ha fatto sua la Luce di Dio, accogliendola dentro di sé, Luce che ha esercitato una forza di gravità tale da renderla irremovibile e di restare fedele ai suoi principi e alla sua fede.

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