Back to the Future - Assemblea 2026

 Assemblea Generale Movimento dei Focolari 2026 crisi demografica e governance.

“La speranza ha due bellissimi figli: 

lo sdegno e il coraggio. 

Lo sdegno per la realtà delle cose; 

il coraggio per cambiarle.”

Sant'Agostino


Francesco Murru


Manca ormai poco ad un appuntamento molto importante e probabilmente storico per il movimento dei focolari che si terrà dal 1 al 21 Marzo: l’Assemblea generale 2026 convocata per eleggere la nuova governance, proporre cambiamenti e indicare la rotta per i prossimi cinque anni.

Su invito delle parole della Presidente Margaret Karram "... mi auguro davvero che la partecipazione sia più ampia possibile perché tutti siamo corresponsabili dunque protagonisti ... anche chi, per qualche motivo, si è allontanato dal movimento è invitato a donare il proprio contributo"* ho proposto un mio contributo offrendo alla presidenza e ad altri organi di governo del movimento la mia recente inchiesta sulla Scuola Abbà e la gestione del patrimonio spirituale di Chiara Lubich. (vedi link)

Dalle notizie poi che si trovano in rete sulle fasi preparative della imminente assemblea si ha l’opportunità di capire lo stato di salute del movimento, le tensioni interne, la voglia di cambiamento, i desideri e i timori del mondo focolarino. Con sorpresa, mi sembra di poter affermare che emergono proposte di una radicalità strutturale raramente vista in passato.

La narrazione

Per deformazione professionale la cosa che più mi ha colpito è il linguaggio ancora in auge all'intero del movimento dei focolari: mi sembra di poter affermare che non serve solo a comunicare informazioni, ma funge da barriera identitaria e da strumento di re-framing della realtà.


Siamo abituati a pensare al linguaggio come a un semplice strumento per esprimere quello che pensiamo. Ma la realtà è più complessa e inquietante allo stesso tempo. Il linguaggio non è solo un mezzo per esprimere i nostri pensieri: è ciò che dà forma ai pensieri stessi. Le neuroscienze mostrano con chiarezza che quando impariamo nuove parole, non aggiungiamo semplicemente etichette a concetti che già avevamo. Creiamo letteralmente nuove categorie mentali, nuovi modi di vedere il mondo. Il nostro cervello si riorganizza intorno alle distinzioni che la nostra lingua ci offre.


Ed è qui che emerge il risvolto preoccupante che i focolarini dovrebbero considerare. Quando si usa un linguaggio ristretto, zeppo di slogan ripetuti e formule fisse, non si sta solo comunicando in modo limitato, si sta letteralmente riducendo il proprio orizzonte di pensiero. Meno parole significano meno distinzioni, meno sfumature, meno possibilità di elaborare pensieri complessi. E così la povertà del vocabolario diventa carenza di pensiero. Un linguaggio rigido e ripetitivo non descrive una realtà semplificata: la crea. Quando le parole disponibili si riducono, anche la capacità di immaginare alternative, di cogliere contraddizioni, di pensare criticamente si atrofizza.

La spiritualizzazione della struttura

Una delle caratteristiche più evidenti è l'uso di termini spirituali per definire strutture amministrative o di potere. Ad esempio i "colori" come dipartimenti: l'amministrazione finanziaria diventa "il Rosso", la segreteria o la logistica diventano "l'Azzurro", lo studio è "l'Indaco". Il "Consigliere del Verde" (salute/ecologia) o il "Responsabile del Rosso" (economia). Questo modo di esprimersi rende difficile una discussione tecnica o pragmatica. Un fallimento economico non è un errore di bilancio, ma una mancanza nella "comunione del Rosso". Si parla di "Centro", "Zone", "Zonette", "Focolare". L'uso ripetitivo quasi ossessivo di questi termini geografico-anatomici rivela una struttura gerarchica piramidale molto rigida, che viene però linguisticamente ammorbidita con termini come "famiglia" o "unità". Conetti come "Gesù in mezzo" (GIM) o "Gesù Abbandonato" (GA/G.A.) sono ancora in auge e vengono usati come passe-partout e giustificare sofferenze istituzionali.

Ossimori sistemici e "doublebind" (doppio legame)

Il linguaggio focolarino è costellato di ingiunzioni paradossali che creano confusione cognitiva nel lettore. Il mantra ricorrente è "fedeltà dinamica" o "fedeltà creativa". Si chiede di "cambiare tutto" (modificare strutture, governance, linguaggio) ma di "tornare alla fonte" (Paradiso '49, scritti di Chiara) come unica soluzione. Linguisticamente, si chiede di andare avanti guardando indietro. Questo rischia di paralizzare l'azione reale, poiché ogni innovazione deve essere giustificata da una citazione del passato (spesso decontestualizzata). Si parla ossessivamente di "essere una famiglia" e di "unità", ma nei documenti preparatori all'assemblea sono presenti numerosi passaggi che descrivono problemi relazionali, dinamiche sofferte e una certa diffusa conflittualità nei rapporti all'interno del movimento.

“Parlare senza dire”

Molte frasi, ad un'analisi sintattica, risultano prive di contenuto referenziale concreto:
 

  • Verbi performativi deboli: si abbonda di verbi come promuovere, favorire, incoraggiare, attenzionare, implementare, coscientizzare, riscoprire, rivalutare, ecc... Raramente si usano verbi di azione diretta come tagliare, chiudere, fondere, eliminare.

  • La crisi e la drammatica situazione (calo vocazioni, invecchiamento, irrilevanza sociale) vengono spesso edulcorate con l’uso di eufemismi.

  • La morte e la chiusura delle strutture vengono chiamate "sostenibilità" o "razionalizzazione".

  • Il crollo delle vocazioni viene descritto come "inverno demografico" o "sfida vocazionale".

  • Autoreferenzialità lessicale: anche quando si parla di "uscire" (termine frequente), lo si fa con termini interni. Si vuole "portare il Carisma", "dare Dio", "offrire l'Ideale". Il mondo esterno è visto quasi esclusivamente come un recettore passivo della "verità" focolarina, raramente come una fonte di verità autonoma.

Il "Paradiso '49" come totem linguistico

C'è un continuo richiamo al "Paradiso '49", esperienza mistica della fondatrice (vedi link). Il “49” ha quindi una funzione linguistica: funge da testo sacro rifondativo. In un momento di crisi strutturale, il gruppo si rifugia in un linguaggio mitico e iniziatico. Purtroppo questo linguaggio è incomprensibile all'esterno (e temo anche all’interno, sopratutto tra i giovani), aumentando l'isolamento dei focolarini proprio mentre dichiarano di voler "uscire". 

Linguaggio condizionale

Si riscontra un pattern interessante, l'uso e l'abuso del condizionale ("bisognerebbe", "sarebbe opportuno"). Sembra ci sia paura a proporre cambiamenti radicali usando l'indicativo presente. In ogni caso spicca il ritornello di tutte quelle forme linguistiche che rimandano a un "dover essere" da raggiungere e realizzare ma che si capisce essere piuttosto una chimera.


Questa breve analisi linguistica rivela una comunità per molti aspetti in crisi di identità che cerca di curarsi usando lo stesso linguaggio che probabilmente ha contribuito a creare l'impasse stessa. Si rimarca un eccesso di sovrastrutture linguistiche (i colori, i dialoghi, le branche) che non corrispondono più alla realtà numerica e vitale (invecchiamento, calo drastico). È un modo di esprimersi che si morde la coda: si parla di rinnovamento citando testi di 80 anni fa. Le parole "reali" (soldi, potere, fallimento) sono costantemente tradotte in codici spirituali (Provvidenza, Gesù Abbandonato, servizio, notte collettiva), impedendo una vera analisi critica (fattuale) dei problemi. L'incongruenza principale poi consiste nella richiesta di "semplificazione" e "concretezza", ma formulata con un linguaggio barocco, complesso e autoreferenziale che chiede di essere "semplici" in modo complicato.

Le sfide

La sfida reale che emerge dal dibattito interno consiste in una evidente tensione tra chi propone di risolvere la crisi con un "ritorno alla radicalità del Vangelo" e alla vita spirituale e chi afferma che senza smantellare le "mura" strutturali e la cultura gerarchica, la spiritualità rimarrà soffocata. Ecco le sfide principali che l’Assemblea 2026 dovrà affrontare.

La bomba demografica

Da una veloce scorsa alle nomine per la presidenza, co-presidenza e quelle per i consiglieri non si può fare a meno di notare che l'età media è altissima, oltre i 60 anni. Se l'Assemblea 2026 deve segnare un "rinnovamento", la demografia della classe dirigente proposta racconta una storia diversa, molto legata alla continuità generazionale. Questo invecchiamento riflette non solo una crisi vocazionale, ma il rischio di una fatica strutturale e sistemica a parlare il linguaggio della contemporaneità.


SEZIONE FEMMINILE (Presidente e Consigliere)

  • Totale candidate: 44

  • Età Media: 60,4 anni

  • La più giovane: 50 anni (nata nel 1976).

  • La più anziana: 69 anni (varie candidate nate nel 1957).

  • Fascia Under 50: 0 candidate. Nessuna donna nata dopo il 1976 è in lista.

SEZIONE MASCHILE (Copresidente e Consiglieri)

  • Totale candidati: 37

  • Età Media: 61,7 anni

  • Il più giovane: 48 anni (nato nel 1978).

  • Il più anziano: 74 anni (nato nel 1952).

  • Fascia Under 50: 2 candidati.

Il bagno di realtà

Dalle ricerche su questi numeri si può risalire ad un dato inequivocabile. Se escludiamo dal mondo dei consacrati in focolare gli sposati e sposate si arriva alla cifra di circa “4000” (dato confermato dai report delle Sezioni). Si tratta di persone che in uno slancio di abnegazione e generosità a suo tempo hanno lasciato tutto, proprio tutto, per consacrarsi a Dio in focolare nella strada proposta dalla Lubich. Sempre dai dati in mio possesso, emerge che le spese sanitarie per queste persone (età media 60 anni) sono già schizzate in alto del 70% (circa) nell'ultimo decennio e le proiezioni interne mostrano un sorpasso insostenibile dei costi sulle entrate entro pochi anni.
Questi dati sono ricavati dalle relazioni statistiche delle Sezioni maschile e femminile nonché dai documenti finali delle Assemblee passate. Ad esempio nel documento statistico maschile (2008-2013), alla voce "Uscite Ordinarie", la voce "Salute" è passata da 971.000 € a 1.633.000 €, segnando un + 68%. Ancora più drammatico è il grafico previsionale della Sezione Femminile (2020-2050): mostra chiaramente che intorno al 2038 la curva delle "spese per le cure mediche" supererà quella delle entrate (stipendi e pensioni), creando un deficit strutturale insostenibile. I documenti dimostrano quindi che i Centri delle Sezioni hanno i dati, le proiezioni catastrofiche e sanno che le spese mediche raddoppieranno e le entrate crolleranno.
Sebbene alcune proposte per la prossima assemblea tocchino il tema dell'assistenza, manca una visione strategica d'insieme sulla sostenibilità economica di questo scenario. È un dato di fatto quantomeno strano su cui occorre riflettere: questo aspetto demografico non è solo una questione assistenziale, ma l'urgenza più impellente per i focolarine e focolarine e che chiama a confrontarsi con la realtà dei numeri più che col sogno.

Il "Buco" Generazionale (Millennials assenti)

C'è una discrepanza evidente tra le proposte che chiedono a gran voce "protagonismo dei giovani", "spazio alle nuove generazioni", "rinnovamento", e la realtà della lista dei candidati alla governance. Non c'è traccia della generazione dei Millennials (nati tra il 1981 e il 1996), né tantomeno della Gen Z. L'Opera sarà governata, nel quinquennio 2026-2031, quasi esclusivamente da Baby Boomers (nati '46-'64) e Gen X (nati '65-'80). 
È difficile immaginare una "rottura" o una "rifondazione" radicale quando la governance rimane saldamente nelle mani della generazione che ha gestito il movimento negli ultimi 30-40 anni.

Prioritá giovani

Si parla di dare fiducia ai giovani accettando il rischio che commettano errori o di quote di partecipazione. Tuttavia, la selezione della classe dirigente (che richiede voti perpetui e lunghi iter formativi) ha de facto escluso chiunque abbia meno di 48-50 anni. La "priorità giovani" rischia di diventare un oggetto di pastorale (gli anziani che si occupano dei giovani) invece che di governance (i giovani che decidono con gli anziani).

Governance come "Premio alla Carriera" vs "Servizio Dinamico"

L'età media (60/61 anni) suggerisce che l'arrivo al Centro dell'Opera o al Consiglio Generale sia visto come il culmine di un lungo percorso di fedeltà (molti candidati hanno 30-40 anni di focolare alle spalle), piuttosto che come l'inserimento di energie fresche per affrontare le sfide rapide del mondo contemporaneo (digitale, fluidità sociale, nuove povertà).

Se la "narrazione" parla di apertura, rischio e futuro, l'anagrafica parla di prudenza, esperienza e passato. Senza un intervento strutturale (come la modifica degli statuti proposta da alcuni per includere altre categorie o abbassare i requisiti di anzianità), il rischio che il "rinnovamento" si limiti alle parole mentre la struttura invecchia inesorabilmente è molto alto. 

Molti notano che il movimento è invecchiato e che i giovani sono quasi assenti o non ascoltati realmente. La proposta di dare reale potere decisionale ai giovani (non solo consultivo) è un altro test cruciale per evitare l'estinzione. Sebbene il movimento dei focolari abbia coinvolto attivamente i giovani (Gen) e ricevuto oltre 600 contributi da loro, si nota una tendenza a delegare ai ragazzi la dimensione del "sogno" o del "disegno" creativo, piuttosto che il pensiero critico-strutturale sulle riforme. Il rischio è che i giovani siano visti come "ambasciatori" di speranza ma non come attori politici capaci di ridisegnare la governance. 

È forse utile ricordare che la rivoluzione spirituale, sociale e culturale che, nel bene e nel meno bene, ha caratterizzato la storia del movimento dei focolari è stata promossa e portata avanti da ventenni! Chiara Lubich, prime compagne e compagni erano praticamente adolescenti maturi.

Uomini e donne

Analizzando nel dettaglio il documento "Contributi e Riflessioni", emerge poi un disequilibrio di genere sorprendente per un'Opera fondata da una donna: escludendo i contributi firmati come "gruppi" (es. Scuola Abbà, Familles Nouvelles, "Nessuno Solo", Vescovi Amici), ecco la ripartizione dei 17 contributi individuali o a firma singola: 12 uomini e 5 donne. Il risultato è netto: oltre il 70% delle riflessioni individuali elaborate proviene da uomini. E questo dato non tiene conto della proporzione reale tra focolarini e focolarine, che vede queste ultime in netta maggioranza. (vedi nota)


Oltre al dato numerico, c'è un dato "di peso" politico e teologico che aggrava questa percezione. La voce "pensante" è maschile: i contributi più lunghi, strutturati e teologicamente densi — quelli che propongono riforme strutturali, analisi storiche o modifiche statutarie — sono quasi esclusivamente maschili.


La voce femminile è spesso "testimoniale" o "di dolore": le donne che scrivono in questo documento intervengono spesso per portare una testimonianza di sofferenza o di distacco. Il fatto che in un documento di riflessione strategica manchino quasi totalmente le voci delle focolarine è un segnale interessante. Nel momento in cui il movimento deve "pensare se stesso" e riformarsi (attività di governance, teologia, diritto), sembra riemergere una dinamica ecclesiale classica in cui il "pensiero" è purtroppo solo appannaggio maschile, mentre il "servizio" o la "vita" sono femminili.


Questo silenzio potrebbe indicare che la sezione femminile, pur essendo il cuore storico dell'Opera, sta vivendo una crisi di identità o di leadership più profonda di quella maschile, faticando a elaborare proposte di riforma strutturale, un pensiero critico e la creatività necessaria in questo momento così delicato. Ci sarebbe da aggiungere, ad onor del vero, che i focolarini sono stati capaci di ritagliarsi negli anni nuovi modi e strategie per stare in focolare, fuori dallo schema classico e con una certa libertà in più rispetto alle sorelle focolarine che probabilmente risentono della fissità della strutture e dell'età avanzata.

“Una certa diffusa conflittualità”

Il disequilibrio tra uomini e donne emerge anche in altri punti, in un contributo si legge:


“... capire le cause “sistemiche” di una certa diffusa conflittualità nei nostri rapporti e il conseguente disincanto e scoraggiamento nella vita ideale.”


Questa affermazione sembra suggerire che le difficoltà relazionali all'interno del movimento non siano semplici episodi isolati, ma abbiano radici profonde e strutturali (sistemiche). Questo significa che il modo in cui il movimento dei focolari è organizzato o vive il proprio carisma potrebbe generare una certa diffusa conflittualità che sfocia in un senso di disincanto e scoraggiamento rispetto alla vita ideale che si "dovrebbe" vivere.


Ma questo contributo non è una voce isolata, dalla prefazione di di Jesús Morán (attuale co-presidente del movimento dei focolari) al nuovo studio sul “paradiso del ‘49”, prodotto dalla Scuola Abba, si legge infatti:


“...credo che non dovrebbe prenderci alla sprovvista il fatto che la prova più grande che potremo subire possa riguardare proprio l’unità interna all’Opera.”*


Nei documenti preparatori alla prossima assemblea sono presenti numerosi altri passaggi che descrivono problemi relazionali e dinamiche sofferte all'interno del movimento:


  • Cultura del silenzio e mancanza di trasparenza: c'è chi descrive una "cultura del silenzio" che impedisce un dialogo riparatore, portando a conflitti irrisolti e frustrazioni prolungate. In questo contesto, gli errori raramente vengono discussi o riconosciuti, e le critiche incontrano spesso resistenza da parte dei responsabili.

  • Rapporti "operativi" vs "affettivi": alcuni contributi avvertono il rischio che, a causa del nuovo assetto, i rapporti tra i membri stiano diventando più operativi che affettivi, indebolendo il senso di famiglia.

  • Esercizio dell'autorità e uniformità: viene segnalata la presenza di persone con carattere forte che, nel perseguire ossessivamente la costruzione dell'Opera, sacrificano gli altri, trasformando l'unità in uniformità. Si parla anche di atteggiamenti "giudicanti e troppo severi" da parte di chi ricopre incarichi elevati.

  • Polarizzazioni e dissensi: diversi candidati e gruppi sottolineano la necessità di superare le "polarizzazioni" e i dissensi interni che frammentano la vita del movimento. Si menzionano esplicitamente "rotture delle relazioni umane" e la tendenza a incolpare gli altri nei momenti di crisi.

  • Incomprensione e isolamento: il gruppo "Nessuno Solo" riferisce che i genitori di persone LGBTQ+ vivono spesso in una condizione di solitudine e incomprensione all'interno del movimento stesso.

  • Processi decisionali "dall'alto": alcuni passaggi criticano la prassi di prendere decisioni in piccoli gruppi senza coinvolgere gli interessati.

  • Disincanto e perdita di senso: nelle sezioni maschile e femminile dei focolari si registra in alcuni casi un momento difficile di "disincanto e perdita di senso e di missione".

Il coraggio delle riforme

Con sorpresa comunque l’universo focolarino, in vista della prossima assemblea, ha maturato diverse proposte che mirano a una trasformazione profonda, toccando la governance, la trasparenza interna e l'apertura verso l'esterno. Molto interessanti sono le proposte che chiedono modifiche statutarie o cambi di paradigma teologico. Per salvare il "carisma di fondazione" si propone di avere il coraggio di distruggere alcune forme, tradizioni e regole del passato che sono diventate idoli, anche se istituite dalla fondatrice stessa. È un invito a tradire la forma per salvare la sostanza. Ecco un elenco delle proposte più concrete e potenzialmente rivoluzionarie che, per alcuni aspetti, fanno eco ai contenuti espressi in questi anni su questo povero blog:


  • Apertura del Centro dell'Opera a tutte le vocazioni

  • Co-presidente non necessariamente sacerdote

  • Decentramento e autonomia delle zone

  • Inclusione formale delle persone LGBTQ+

  • Rivedere il concetto di famiglia per includere e sostenere separati, vedovi, famiglie ricostituite e single.


  • Sostegno economico e terapeutico per gli ex membri


  • Storicizzazione di Chiara Lubich


  • Revisione e/o chiusura di opere storiche (Città Nuova, Sophia…)


  • Semplificazione del Centro e delle Strutture Internazionali


La proposta poi forse più clamorosa per il futuro del movimento dei focolari è la necessità di assicurare "la persona giusta nel ruolo giusto", indicando come strada necessaria la modifica degli Statuti Generali e delle norme applicative. Si spinge per una governance in cui i ruoli di responsabilità siano assegnati per "competenza professionale e adesione al Carisma", superando il giudizio su qualità personali o categorie prefissate. 


Un corollario di questa proposta è il superamento del modello della coppia uomo-donna: si propone di semplificare e raggruppare molti incarichi affidandoli a una sola persona in base alla competenza, sottolineando che tale scelta "non necessariamente" deve ricadere su "un uomo e una donna".

Conclusione

In sintesi, si delinea una forte spinta verso una leadership basata sul merito e sulle capacità reali, che chiede di abbattere i "recinti" degli statuti che limitano la scelta dei vertici in base al genere o allo stato di consacrazione. Queste proposte delineano un'Opera che cerca di passare da una struttura gerarchica e talvolta autoreferenziale a un "piccolo gregge" più umile, trasparente e profondamente inserito nelle piaghe della società moderna. Emerge così la volontà di passare da un'Opera basata su grandi istituzioni e strutture "pesanti" a un modello più agile, sostenibile e "in uscita", capace di rinunciare a ciò che un tempo pareva fondamentale ma che oggi è diventato una zavorra economica e carismatica.

I più sinceri auguri.




* Margaret Karram, in vista dell'Assemblea Generale 2026: «Carissime e carissimi, siamo in cammino verso l'assemblea generale dell'Opera di Maria che si svolgerà dal primo al 21 marzo del prossimo anno 2026. L'assemblea sarà il momento più importante per tutti noi del movimento dei Focolari perché è lì che convergeranno idee, proposte, mozioni che verranno approfondite con un dialogo aperto e sincero e che poi saranno votate. È lì che verranno eletti i nuovi dirigenti dell'opera. Il cammino è già cominciato nelle nostre comunità che sono tutte coinvolte in questa prima fase di consultazione. Vi invito caldamente a vivere questa importante tappa con momenti di ascolto profondo e di discernimento comunitario, proseguendo l'esperienza di sinodalità imparata e vissuta durante il sinodo. Mi auguro davvero che la partecipazione sia più ampia possibile perché tutti siamo corresponsabili dunque protagonisti: gli appartenenti alle varie chiese cristiane, le diverse religioni o chi tra noi non si riconosce in un credo religioso. Faremo tutto il possibile perché i più piccoli, gli adolescenti e i giovani possano partecipare attivamente con la loro spontaneità e le loro idee creative. Anche chi, per qualche motivo, si è allontanato dal movimento è invitato a donare il proprio contributo. Ma la cosa più importante che possiamo fare è ravvivare l'amore reciproco per meritare la presenza di Gesù tra tutti. Vedo infatti questa preparazione all'assemblea come un'opportunità per migliorare i rapporti personali e per conoscerci sempre di più. Sarà poi un'occasione privilegiata per rafforzare con la preghiera la nostra unione con Dio e l'unità fra tutti. Solo così possiamo confidare che lo Spirito Santo ci guidi, ci illumini e ci ispiri. Affidiamo questo cammino a Maria perché conduca la sua opera nel realizzare il suo disegno di vivere sempre più autenticamente il suo scopo specifico: che tutti siano uno. E infine grazie, grazie a ciascuno e ciascuna per l'impegno in questo cammino verso l'assemblea generale. Il mio ringraziamento speciale va a coloro che nella sofferenza offrono il contributo più prezioso. Ciao a tutti».


** “Trasmettere un carisma: Perché lo Spirito Santo zampilli sempre nuovo” - A cura di Coda, Piero; Pelli, Anna (2025).Città Nuova Editrice

Nota: Sulla base dei dati più recenti in mio possesso il totale complessivo dei membri dei focolari (consacrati più sposati) è di circa 7.199 persone. 

  • Le focolarine (Dati novembre 2020): Il totale di 4.391 è composto da 2.507 consacrate a vita comune e 1.884 focolarine sposate.

  • I focolarini (Dati settembre 2014): Il totale di 2.808 è composto da 1.314 consacrati a vita comune e 1.494 focolarini sposati.

La ripartizione totale in percentuale per genere è la seguente:

  • Sezione Femminile (Focolarine): 61% del totale (corrispondenti a 4.391 membri).

  • Sezione Maschile (Focolarini): 39% del totale (corrispondenti a 2.808 membri).

Sebbene la sezione femminile sia numericamente più vasta (61%), la sezione maschile presenta una percentuale interna di membri sposati più alta (53,2%) rispetto a quella femminile (42,9%). Al contrario, le donne consacrate a vita comune rappresentano la maggioranza assoluta all'interno della loro sezione (57,1%). Mi mancano i dati aggiornati al 2025 ma non credo che le percentuali o la ripartizione sia cambiata così drasticamente da questa ricostruzione.

Nota metodologica e sulla privacy: la presente analisi costituisce un’elaborazione critica condotta su documenti preparatori relativi all’Assemblea Generale 2026, esaminati nell’esercizio del diritto di cronaca e di critica riguardante un’organizzazione di rilevanza pubblica, ai sensi dei principi costituzionali e della consolidata giurisprudenza in materia di libertà di espressione. I documenti oggetto di analisi non sono destinati alla pubblicazione e non vengono in alcun modo riprodotti, diffusi o messi a disposizione di terzi; il loro esame è stato limitato esclusivamente a finalità di studio, analisi tematica e valutazione descrittiva, nel rispetto del diritto di informazione e di critica. L’analisi è stata condotta su base statistica, aggregata e tematica. In conformità alla normativa vigente in materia di protezione dei dati personali (Regolamento UE 2016/679 – GDPR) e al fine di tutelare la riservatezza delle comunicazioni interne, sono stati omessi o rimossi tutti i riferimenti a nomi propri, dati personali, dati sensibili o elementi comunque idonei a consentire l’identificazione di singoli soggetti. Parimenti, non vengono indicati riferimenti puntuali a pagine, paragrafi o contributi specifici, al fine di evitare qualsiasi possibilità di riconducibilità delle opinioni o delle espressioni analizzate a persone fisiche determinate o determinabili.


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