"La libertà, Sancio, è uno dei doni più preziosi che i cieli abbiano mai dato agli uomini; nient’altro regge il confronto, né i tesori racchiusi nella terra né quelli che copre il mare; per la libertà, come per l’onore, si può e si deve mettere a repentaglio la vita."
di Francesco Murru
Dall’agosto del 2022, in questo blog mi sono proposto di analizzare in modo documentato e critico sia quelli che, secondo me, sono stati gli errori di Chiara Lubich (e di chi l’ha mal consigliata) sia le derive settarie del movimento dei Focolari da lei fondato. In questi anni di attività, a fronte di oltre ottanta articoli e di oltre centomila visite da ogni parte del globo terraqueo, la reazione ufficiale o strutturata dei membri del movimento è stata caratterizzata da un silenzio pressoché assoluto. Nessun focolarino o focolarina ha mai accettato un confronto pubblico nel merito, né ha provato a contrapporre argomenti adulti o smentite documentate alle tesi qui presentate.
Esiste tuttavia un canale sotterraneo, invisibile ai lettori del blog, fatto di messaggi privati e tentativi di approccio informale. È la dimensione in cui, alcuni, probabilmente, si sentono più a loro agio: quella dello scambio "personale" e decontestualizzato, dove le dinamiche del condizionamento affettivo possono essere esercitate al riparo dal controllo dell'opinione pubblica che invece è lo spazio da me scelto per proporre le mie analisi.
C'è stato persino chi ha tentato di liquidare la mia azione critica bollandola come una sterile battaglia contro i mulini a vento, come l'ossessione di un folle prigioniero di un presunto "delirio". Chi adotta questa metafora dimostra di non aver mai compreso e probabilmente letto davvero il romanzo di Cervantes: don Chisciotte infatti rifiuta la realtà ridotta a pura funzione materiale. Ma immaginando i mulini come giganti da combattere, restituisce al mondo una dimensione epica, un senso drammatico e morale. Se ci sono i giganti, c'è il male; se c'è il male, ha senso lottare per la giustizia.
Ma mentre alcuni tentano di patologizzare la critica riducendola a un'allucinazione, da oltre Tevere, dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e dal Pontefice stesso arriva una conferma autorevole e insindacabile a tutti questi anni di lavoro di analisi e denuncia. Le lettere ufficiali del Prefetto, Cardinale Kevin Farrell, e il recente discorso di Prevost ai focolarini dimostrano che i mulini a vento non sono affatto giganti immaginari. I nodi istituzionali, dottrinali e organizzativi sollevati su questo blog sono esattamente gli stessi temi strutturali che la Santa Sede sta imponendo di affrontare alla governance focolarina, costretta ora a una riforma irrinunciabile.
Stando infatti ai documenti ufficiali che ho potuto consultare, Il Papa e il Dicastero chiedono al Movimento dei Focolari una profonda "metanoia" per purificare la proposta spirituale di Chiara Lubich da una visione radicale della comunione che rischia l'«annientamento della persona» e l'imposizione di un'uniformità di pensiero a scapito della libertà di coscienza.
Il ricorso al termine "metanoia" da parte del Vaticano è la chiave semantica di quanto il movimento dei focolari è chiamato a vivere. Metanoia, dal greco μετάνοια, viene sbrigativamente tradotta come "pentimento", ma il suo significato originario è molto più radicale e costruttivo: è un totale cambio di rotta della mente, dello sguardo e del cuore. Non descrive il semplice cambiare opinione su un dettaglio, ma una ristrutturazione profonda del modo in cui si interpreta la realtà. È un vero e proprio salto di paradigma interiore. Nello sviluppo del pensiero della spiritualità antica (a partire dai testi evangelici fino alla riflessione dei Padri del deserto), la metanoia è l'atto che dà inizio a una nuova vita. C'è un abisso tra questo concetto e la sua successiva traduzione latina *poenitentia* (da cui il nostro "penitenza"). La "penitenza" sposta spesso l'accento sul passato, sul senso di colpa, sull'errore commesso e sulla sanzione da espiare. La "metanoia" è invece orientata al futuro. È un risveglio. È l'istante in cui ci si accorge che la direzione verso cui si sta camminando è vicolo cieco e si decide di ruotare lo sguardo di 180 gradi. La metanoia non è un'autoflagellazione morale, ma un atto di liberazione. Significa smettere di guardare il mondo in modo frammentato o egocentrico per iniziare a vederlo sotto una luce del tutto nuova.
Il ricorso al termine "metanoia" da parte del Vaticano è la chiave semantica di quanto il movimento dei focolari è chiamato a vivere. Metanoia, dal greco μετάνοια, viene sbrigativamente tradotta come "pentimento", ma il suo significato originario è molto più radicale e costruttivo: è un totale cambio di rotta della mente, dello sguardo e del cuore. Non descrive il semplice cambiare opinione su un dettaglio, ma una ristrutturazione profonda del modo in cui si interpreta la realtà. È un vero e proprio salto di paradigma interiore. Nello sviluppo del pensiero della spiritualità antica (a partire dai testi evangelici fino alla riflessione dei Padri del deserto), la metanoia è l'atto che dà inizio a una nuova vita. C'è un abisso tra questo concetto e la sua successiva traduzione latina *poenitentia* (da cui il nostro "penitenza"). La "penitenza" sposta spesso l'accento sul passato, sul senso di colpa, sull'errore commesso e sulla sanzione da espiare. La "metanoia" è invece orientata al futuro. È un risveglio. È l'istante in cui ci si accorge che la direzione verso cui si sta camminando è vicolo cieco e si decide di ruotare lo sguardo di 180 gradi. La metanoia non è un'autoflagellazione morale, ma un atto di liberazione. Significa smettere di guardare il mondo in modo frammentato o egocentrico per iniziare a vederlo sotto una luce del tutto nuova.
È questa quindi la sfida che, per chi conosce bene le dinamiche interne del movimento dei focolari, sembrerebbe quasi impossibile. Non foss'altro per come e quanto tutta la tensione e le energie rimaste siano pericolosamente rivolte al passato, ai famosi "primi tempi", eredità ingombrante che unita all'età media molto alta e all'assenza di vocazioni non sembra proporre scenari incoraggianti.
Bergoglio soleva ripetere "la realtà è superiore all'idea": invece l'intero impianto psicologico e strutturale dei Focolari si regge esattamente sul paradigma opposto: l'Idea/Ideale è sempre e comunque superiore alla realtà. Questo ribaltamento produce una vera e propria frattura epistemologica ed esistenziale. L'incapacità di accettare il principio di realtà non è solo un limite metodologico, ma costituisce la spina dorsale di quella che molti sociologi e psicologi definiscono come la "deriva totalizzante" di un movimento. Quando infatti la realtà (fatta di abusi, crisi finanziarie, lettere di richiamo del Vaticano, calo drastico delle vocazioni o analisi documentate come quelle delle ormai tante voci critiche nei confronti della Lubich e dei suoi focolari) si scontra con l'Idea specchiata del presunto carisma puro e divino, la realtà non viene analizzata: viene negata, edulcorata o peggio patologizzata.
Dal punto di vista dell'ideologia interna focolarina, se qualcuno come me porta dei dati reali che mettono in discussione l'“ideale”, è quest'ultimo ad avere un deficit di percezione, ad essere "prigioniero di un delirio". L'istituzione e i suoi membri si autotutelano provando invano ad autoconvincersi che la crisi non esiste nella realtà, ma solo nella testa di chi la denuncia.
Così quando l'Idea/Ideale diventa superiore alla realtà, si trasforma in ideologia e la proposta spirituale in una forma di gnosticismo moderno. Esiste così un "mondo ideale" che solo gli iniziati (i membri del movimento) possono comprendere; e un "mondo reale" che per loro è intrinsecamente corrotto, incapace di capire, o guidato da "finalità personali" e risentimenti. Questo probabilmente giustifica l'assenza di un dibattito pubblico: ci si rifiuta di confrontarsi con il reale perché quest’ultimo non ha lo status teologico o morale per interloquire con l'Ideale. È questo è un peccato e un'ulteriore occasione persa dai focolarini, che avrebbero potuto giovarsi del mio, nostro contributo (anche solo nel formulare quelle domande scomode che nessuno vuole porre).
Non si tratta di un dibattito filosofico astratto, ma di una tragedia che si consuma purtroppo sulla pelle delle persone, come ho avuto modo a più riprese di fare esperienza in questi anni. Il focolarino investe l'intera esistenza sulla scommessa che l'Ideale di Chiara Lubich sia l'unica realtà che conta. Quando i fatti storici, i "nodi che vengono al pettine", come soleva ripetere mia nonna, dimostrano ahimè il fallimento strutturale, parziale o totale, di quella scommessa, ci si ritrova davanti a un bivio drammatico: accettare la realtà, col rischio di veder crollare il significato di una vita intera; oppure raddoppiare la dose di diniego, con dosi massicce di dissonanza cognitiva pur di non guardare l'abisso della realtà.
Buona metanoia a tutti.
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