"Dalle, dalle se piega pure 'o metalle!"*
di Francesco MurruL’Assemblea Generale del Movimento dei Focolari, svoltasi a Castel Gandolfo nel marzo 2026, stando alla narrazione ufficiale, avrebbe segnato un momento di profonda trasformazione interna definito come la "Svolta dell'Unità". Ma incrociando alcune notizie arrivate in redazione e un articolo pubblicato su Neue Stadt 3/2026 (rivista ufficiale focolarina in lingua tedesca) si potrebbe dire che si sia trattato di un altro tipo di svolta che i focolarini non si aspettavano proprio.
L'Assemblea 2026 è stata segnata infatti da un imprevisto "stop" procedurale riguardante la revisione degli Statuti Generali. Tre punti spiccano in particolare:
- I membri di altre chiese e confessioni non possono essere considerati interni del movimento.
- I sacerdoti non possono essere slegati e a disposizione solo del movimento ma devono fare riferimento solo al vescovo e alla diocesi in cui sono incardinati.
- I focolarini sposati avendo già il sacramento del matrimonio non possono avere altri legami di obbedienza, non sono tenuti cioè a nessuno voto di obbedienza con chicchessia (quindi viene praticamente meno il senso della loro vocazione - vedi link)
Il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita ha posto ai focolarini delle "domande fondamentali" che hanno reso impossibile concludere i lavori normativi durante l'evento. Il punto centrale delle osservazioni riguarda la tutela della libertà di coscienza nella spiritualità comunitaria focolarina. È emersa inoltre l'urgenza di definire un "retto rapporto" tra la dimensione collettiva e quella individuale, assicurando che la vita di unità non soffochi ma valorizzi l'unicità e i doni di ogni singolo membro. Questa riflessione è stata accelerata anche dalla necessità di rispondere con chiarezza ai tanti casi di abuso spirituale e di potere, di cui anche i focolarini e le focolarine si sono resi colpevoli, e fare in modo che non si continuino a ripetere, visto che le premesse ci sarebbero ancora tutte.
Per Chiara Lubich inoltre la cartina tornasole della presenza di Dio fra le anime è sempre stata l’unità di pensiero.(vedi link) Questa è la matrice ideologica che ha modellato poi per decenni la prassi focolarina, le sue dinamiche relazionali e il modo stesso in cui si concepisce la presenza di Dio nella comunità. Una radice che non è semplicemente spirituale, ma strutturale. È una formula semplice e devastante allo stesso tempo: “Se siamo uniti, Dio è tra noi. Ergo se non siamo uniti, Dio non è presente.” Da questa equazione deriva tutto il resto: la spiritualizzazione del consenso, la demonizzazione del dissenso, l’annullamento della coscienza personale, la riduzione del senso critico, la trasformazione della comunità in un corpo psicologicamente collettivizzato. Per molti, questa dinamica è stata fonte di colpa, di repressione, di sofferenza, di perdita di sé, di abuso. Per il Vaticano, come abbiamo appena visto, un nodo non ancora sciolto e imprescindibile cui porre rimedio al più presto.
“L'Unità esige anime pronte a perdere la propria personalità, tutta la propria personalità. (...) Non c’è Unità se non là dove non esiste più personalità.” (1)
Gli abusi spirituali e psicologici che nascono da questa impostazione restano molto difficili da dimostrare e per questo motivo sono ancora più gravi. Non siamo infatti in presenza di un abusatore cosciente (salvo i casi più eclatanti), piuttosto di una situazione che si è venuta a creare dove la persona è vittima di un’ideologia-spiritualità e del gruppo che se ne fa portatore.
Anche la stessa Margaret Karram, appena rieletta alla carica di presidente del movimento dei focolari, sembra rendersi conto in qualche modo della portata di questa deriva e si esprime così:
“ ...se siamo sinceri dobbiamo ammettere che la nostra vita di unità non è ancora quella che dovrebbe essere, e se non lo riconosciamo, non ci sarà cambiamento. Non è solo una questione di foro interno e foro esterno. Quello è l'aspetto visibile, ma la radice più profonda ha a che fare con i nostri rapporti concreti, col modo di vivere gli strumenti della spiritualità comunitaria nei focolari, nelle comunità, nei nuclei, nell'unità Gen. Come affrontiamo i conflitti? Come ascoltiamo chi è diverso? Come attraversiamo le polarizzazioni?” (2)
Che sia impresa ardua e un bel dilemma lo dimostra un recente intervento (2) del nuovo co-presidente eletto Roberto Almada dove si intuisce che i focolarini sanno molto bene cosa c'è di problematico nella loro proposta spirituale e cosa potrebbe essere ancora causa di abusi di ogni ordine e grado. Almada mette in fila tutta una serie di motivi e criticità come il succitato controllo della coscienza, il moralismo senza l'incontro con l'altro, il giudizio e le etichette, la pressione del gruppo, l'attivismo, la mancanza di ascolto reale, la sacralizzazione dei ruoli, il linguaggio spirituale disincarnato, le dipendenze affettive o spirituali, il sacrificio mal compreso.
Pur condividendo l’analisi di Roberto Almada, l'aspetto però che più dà da riflettere è come sia riuscito a non nominare le responsabilità di Chiara Lubich e cerchi di portare a casa una certa assoluzione imputando i casi di abuso a una non meglio definita male interpretazione della proposta spirituale focolarina.
“...alcune difficoltà sono nate dal modo con cui talvolta abbiamo usato alcuni strumenti tipici della nostra spiritualità comunitaria, strumenti evangelici, belli, nati dal Vangelo, ma che in certi casi sono stati usati male e hanno causato abusi. Questi strumenti possono aver generato manipolazioni, mancanza di trasparenza, atteggiamenti non evangelici.” (2)
Su questo non mi trova d’accordo e credo che nemmeno oltre Tevere lo siano, altrimenti, lo ripeto, non si sarebbe arrivati a tali misure correttive. Non si tratta di male interpretazione ma la proposta spirituale focolarina reca in sé dei vizi di forma che risalgono all’impostazione che le ha dato Chiara Lubich che ne è quindi responsabile.
La "Svolta dell'Unità" è stata così rimandata perché, secondo la Santa Sede, non può esserci vera unità se questa non si fonda sulla piena e inviolabile libertà di ogni essere umano. Il messaggio è chiaro: il Verbo si è fatto carne, non si è fatto slogan. La realtà della sofferenza degli ex membri ha finalmente rotto il guscio dell'ideale, imponendo un ritorno alla verità e alla trasparenza.
Sarà davvero possibile affrontare la piaga degli abusi senza mettere in discussione l’impianto spirituale originario? Il movimento si trova davanti a un dilemma insolubile, cioè quello di dover criticare profondamente la propria fondatrice pur continuando a fondare su di lei la propria identità.
L'accompagnamento spirituale focolarino
Infatti l'accompagnamento spirituale focolarino risente della gravissima carenza nella gestione e distinzione tra foro interno ed esterno. Il foro esterno riguarda tutto quello che facciamo nei confronti degli altri di cui dobbiamo rendere conto perché responsabili in prima persona. Il foro interno, invece, riguarda la nostra vita privata, quella più intima che si condivide liberamente con un accompagnatore spirituale, a volte con un confessore, ma comunque sotto il sigillo assoluto della riservatezza, e non può essere comunicato a terzi senza il nostro consenso. Non dovrebbe quindi mai accadere che queste dimensioni, interna ed esterna, siano gestite da un’unica persona. Invece la spiritualità focolarina si è strutturata storicamente in direzione opposta e con una confusione e pressappochismo preoccupanti ha affidato ad un’unica persona, il responsabile di turno, il compito di gestire contemporaneamente queste due dimensioni dell’accompagnamento spirituale.Le responsabilità di Chiara Lubich
È purtroppo una stortura da imputare alla fondatrice: chiunque abbia infatti ricoperto dei ruoli di responsabilità nel governo del movimento dei focolari soprattutto nell’ambito dei consacrati, è sempre dovuto essere eco fedele e acritica di Chiara, l’alfa e l’omega cui tutto doveva sorgere e fare ritorno, secondo l'impostazione generativo-trinitaria dove il responsabile è “Dio Padre” e gli altri invece sono “il figlio”. Cortocircuito semantico che permette a chi comanda, sentendosi e facendo le veci del Padre Eterno, di stabilire il buono e cattivo tempo per i suoi confratelli cui è richiesto l’annullamento massimo sino alla "morte di croce", come modello di obbedienza e sottomissione, non di certo un rapporto fra pari. In ambito femminile si arriva poi al parossismo perché la responsabile di turno, suo malgrado, riassume in sé il ruolo di Chiara, quello di “madre” e quello di Padre trinitario. Quindi chiedere, esplicitamente o meno, di rinunciare alla propria personalità è un invito manipolatorio diventato prassi nella vita di ogni giorno nelle comunità dei focolari, soprattutto nel rapporto con l’autorità del responsabile dove si gioca appunto la tutela della libertà di coscienza così come indicato dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita.Per Chiara Lubich inoltre la cartina tornasole della presenza di Dio fra le anime è sempre stata l’unità di pensiero.(vedi link) Questa è la matrice ideologica che ha modellato poi per decenni la prassi focolarina, le sue dinamiche relazionali e il modo stesso in cui si concepisce la presenza di Dio nella comunità. Una radice che non è semplicemente spirituale, ma strutturale. È una formula semplice e devastante allo stesso tempo: “Se siamo uniti, Dio è tra noi. Ergo se non siamo uniti, Dio non è presente.” Da questa equazione deriva tutto il resto: la spiritualizzazione del consenso, la demonizzazione del dissenso, l’annullamento della coscienza personale, la riduzione del senso critico, la trasformazione della comunità in un corpo psicologicamente collettivizzato. Per molti, questa dinamica è stata fonte di colpa, di repressione, di sofferenza, di perdita di sé, di abuso. Per il Vaticano, come abbiamo appena visto, un nodo non ancora sciolto e imprescindibile cui porre rimedio al più presto.
Criticità teologiche
Padre Jean-Marie Hennaux, teologo gesuita, in un suo studio sugli scritti di Chiara Lubich (vedi link) ha denunciato molto bene la deriva trinitaria e messo in guardia dalle diverse applicazioni pratiche che possono essere diretta conseguenza di abusi morali, psicologici o anche altro. Anche Padre Ignace Berten (vedi link) mette bene in evidenza come già negli appunti dei discorsi che Chiara Lubich teneva nel ’46 in “sala massaia” alle terziarie francescane, di cui faceva parte assieme alle prime focolarine, ci sono i prodromi di quello che diverrà un vero e proprio “metodo” del fare unità, ovvero la richiesta di annullare la personalità. Due esempi inequivocabili:“L'Unità esige anime pronte a perdere la propria personalità, tutta la propria personalità. (...) Non c’è Unità se non là dove non esiste più personalità.” (1)
Gli abusi spirituali e psicologici che nascono da questa impostazione restano molto difficili da dimostrare e per questo motivo sono ancora più gravi. Non siamo infatti in presenza di un abusatore cosciente (salvo i casi più eclatanti), piuttosto di una situazione che si è venuta a creare dove la persona è vittima di un’ideologia-spiritualità e del gruppo che se ne fa portatore.
Anche la stessa Margaret Karram, appena rieletta alla carica di presidente del movimento dei focolari, sembra rendersi conto in qualche modo della portata di questa deriva e si esprime così:
“ ...se siamo sinceri dobbiamo ammettere che la nostra vita di unità non è ancora quella che dovrebbe essere, e se non lo riconosciamo, non ci sarà cambiamento. Non è solo una questione di foro interno e foro esterno. Quello è l'aspetto visibile, ma la radice più profonda ha a che fare con i nostri rapporti concreti, col modo di vivere gli strumenti della spiritualità comunitaria nei focolari, nelle comunità, nei nuclei, nell'unità Gen. Come affrontiamo i conflitti? Come ascoltiamo chi è diverso? Come attraversiamo le polarizzazioni?” (2)
La Chiesa corre ai ripari
Evidentemente anche oltre Tevere non hanno più potuto ignorare queste derive e storture e così il movimento dei focolari è stato rimandato "a settembre" e ora ha due anni di tempo sino alla prossima "assemblea straordinaria" indetta dal Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita proprio per tenere loro il fiato sul collo e verificare che vengano realizzate le riforme richieste. Il cammino verso l'approvazione dei nuovi Statuti proseguirà ora come un processo di apprendimento continuo. I prossimi passi prevedono un approfondimento teologico e canonistico per tradurre la proposta spirituale focolarina in modelli organizzativi che proteggano pienamente la dignità e l'autonomia personale (sempre che sia possibile). Il Dicastero inoltre obbliga i focolarini alla massima trasparenza, imponendo che tutta la comunicazione intercorsa in questi ultimi mesi venga resa disponibile e in chiaro almeno per tutti gli interni. Insomma il movimento dei focolari non è stato commissariato ma a questo punto è come se lo fosse o poco ci manca.Il grande dilemma
Il movimento dei focolari grazie a questa svolta imposta dal Vaticano è messo ora di fronte alle proprie responsabilità. Ma cambiare così radicalmente come richiesto rischia di snaturare il pensiero della fondatrice: la sua proposta spirituale, così come è, risulta esattamente il contrario di quello che vuole il Dicastero (altrimenti non si sarebbe arrivati a queste misure). Ma come fare a criticare Chiara salvando Chiara?Che sia impresa ardua e un bel dilemma lo dimostra un recente intervento (2) del nuovo co-presidente eletto Roberto Almada dove si intuisce che i focolarini sanno molto bene cosa c'è di problematico nella loro proposta spirituale e cosa potrebbe essere ancora causa di abusi di ogni ordine e grado. Almada mette in fila tutta una serie di motivi e criticità come il succitato controllo della coscienza, il moralismo senza l'incontro con l'altro, il giudizio e le etichette, la pressione del gruppo, l'attivismo, la mancanza di ascolto reale, la sacralizzazione dei ruoli, il linguaggio spirituale disincarnato, le dipendenze affettive o spirituali, il sacrificio mal compreso.
Pur condividendo l’analisi di Roberto Almada, l'aspetto però che più dà da riflettere è come sia riuscito a non nominare le responsabilità di Chiara Lubich e cerchi di portare a casa una certa assoluzione imputando i casi di abuso a una non meglio definita male interpretazione della proposta spirituale focolarina.
“...alcune difficoltà sono nate dal modo con cui talvolta abbiamo usato alcuni strumenti tipici della nostra spiritualità comunitaria, strumenti evangelici, belli, nati dal Vangelo, ma che in certi casi sono stati usati male e hanno causato abusi. Questi strumenti possono aver generato manipolazioni, mancanza di trasparenza, atteggiamenti non evangelici.” (2)
Su questo non mi trova d’accordo e credo che nemmeno oltre Tevere lo siano, altrimenti, lo ripeto, non si sarebbe arrivati a tali misure correttive. Non si tratta di male interpretazione ma la proposta spirituale focolarina reca in sé dei vizi di forma che risalgono all’impostazione che le ha dato Chiara Lubich che ne è quindi responsabile.
La "Svolta dell'Unità" è stata così rimandata perché, secondo la Santa Sede, non può esserci vera unità se questa non si fonda sulla piena e inviolabile libertà di ogni essere umano. Il messaggio è chiaro: il Verbo si è fatto carne, non si è fatto slogan. La realtà della sofferenza degli ex membri ha finalmente rotto il guscio dell'ideale, imponendo un ritorno alla verità e alla trasparenza.
Sarà davvero possibile affrontare la piaga degli abusi senza mettere in discussione l’impianto spirituale originario? Il movimento si trova davanti a un dilemma insolubile, cioè quello di dover criticare profondamente la propria fondatrice pur continuando a fondare su di lei la propria identità.
Da una parte i focolarini sembrano ormai costretti a riconoscere l’esistenza di pratiche e culture interne abusanti e dannose; dall’altra continuano però a evitare una critica esplicita della struttura spirituale che le avrebbe generate. Finché continueranno a parlare di semplici “distorsioni” o “cattive interpretazioni”, senza affrontare i limiti originari del pensiero di Chiara Lubich, il rischio sarà quello di perpetuare le stesse dinamiche sotto forme nuove e più sofisticate. Altro che svolta.
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NOTE
* Antica saggezza napoletana. Con insistenza si ottengono risultati.
1) Dagli scritti di Chiara Lubich - 2 dicembre 1946 (« L’Unità), citato anche a pag 67 del libro « Gesù in mezzo nel pensiero di Chiara Lubich » di Judith Maria Povilus – ed. Città Nuova.
2) Trascrizione - Rocca di Papa, 18 aprile 2026 - Aggiornamento alla Mariapoli Romana sull’Assemblea generale 2026 - (Margaret Karram, Roberto Almada)
“...non possiamo semplicemente impegnarci in ricerche, confronti, processi di rinnovamento, riti di riconciliazione, workshop vari con tanti foglietti, post-it e cartoncini colorati, e studiare le cause e gli effetti, eccetera. Ma se qualcuno di noi non cambia dentro, nel suo spazio interiore - e spazio, ahimè, molte volte sconosciuto a noi stessi - certi comportamenti rischiano di continuare. La riforma delle strutture non basta: serve la conversione del cuore. E in che cosa dobbiamo convertirci? Cosa vuol dire il rispetto della persona dell'altro? Quali sono gli stili che abbiamo appreso e che vanno abbandonati? Alle volte una cosa la si conosce bene guardando il suo contrario, già lo diceva Chiara. Perciò cosa è una vita di unità che non rispetta la persona dell'altro e perciò non la possiamo chiamare unità? Cerchiamo di approfondire questo argomento andando verso i nostri “contrappesi” alla vita di unità, che magari si continuano a vivere. Do solo alcuni esempi in cui io mi sono trovato. Non sono libero da queste cose, nessuno è libero da queste cose.
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NOTE
* Antica saggezza napoletana. Con insistenza si ottengono risultati.
1) Dagli scritti di Chiara Lubich - 2 dicembre 1946 (« L’Unità), citato anche a pag 67 del libro « Gesù in mezzo nel pensiero di Chiara Lubich » di Judith Maria Povilus – ed. Città Nuova.
2) Trascrizione - Rocca di Papa, 18 aprile 2026 - Aggiornamento alla Mariapoli Romana sull’Assemblea generale 2026 - (Margaret Karram, Roberto Almada)
“...non possiamo semplicemente impegnarci in ricerche, confronti, processi di rinnovamento, riti di riconciliazione, workshop vari con tanti foglietti, post-it e cartoncini colorati, e studiare le cause e gli effetti, eccetera. Ma se qualcuno di noi non cambia dentro, nel suo spazio interiore - e spazio, ahimè, molte volte sconosciuto a noi stessi - certi comportamenti rischiano di continuare. La riforma delle strutture non basta: serve la conversione del cuore. E in che cosa dobbiamo convertirci? Cosa vuol dire il rispetto della persona dell'altro? Quali sono gli stili che abbiamo appreso e che vanno abbandonati? Alle volte una cosa la si conosce bene guardando il suo contrario, già lo diceva Chiara. Perciò cosa è una vita di unità che non rispetta la persona dell'altro e perciò non la possiamo chiamare unità? Cerchiamo di approfondire questo argomento andando verso i nostri “contrappesi” alla vita di unità, che magari si continuano a vivere. Do solo alcuni esempi in cui io mi sono trovato. Non sono libero da queste cose, nessuno è libero da queste cose.
- Punto 1: il controllo della coscienza, quando l'accompagnamento, quando la guida spirituale diventa invasione: domande indebite, curiosità, pressione sulle scelte personali, mancanza di rispetto di questo foro interno. Dobbiamo ricordare che nel Vangelo - e questo ci deve portare alla conversione - il messaggio di Gesù è un annuncio di liberazione, non di oppressione. Il messaggio di Gesù non schiaccia, non controlla: libera.
- Punto 2: il moralismo senza l'incontro con l'altro. Il moralismo come un'idea ci porta a pensare ad esempio: se è un popo, lui dovrebbe agire così, un bravo volontario agisce così. Proprio il contrario delle parole che Gesù ci diceva nella parola di vita che vivevamo nell'Assemblea: “alzatevi e non temete”. Con il contrario, si riduce la vita cristiana a norme e comportamenti esteriori, dimenticando la gradualità, la storia delle persone, la fragilità; ci porta a correggere l'altro senza comprendere. È tutto questo tema dei “purgatori”, i famosi “purgatori” di cui alle volte ridiamo. Possono essere simpatici, ma hanno fatto soffrire tanto. Si rischia di schiacciare, impaurendo l'altro invece di rialzarlo.
- Punto 3: il giudizio e le etichette. Mi ricordo una volta in cui Emmaus e Jesús, in un incontro di responsabili di focolare, hanno difeso quei popi e quelle pope cosiddetti “originali”. Nella nostra cultura focolarina, essere originale non è cosa buona e ha una connotazione negativa: “è un po’ originale”, si dice. Classificare le persone “questo è bravo”: anche le classificazioni positive o le etichette positive fanno danno; “è problematico”, “è poco generoso”: sono cose che imprigionano le persone. Ogni persona - ecco la conversione - è sempre più grande di quello che ci fa vedere, è sempre un mistero, è sempre un qualcosa che viene da Dio, è sempre una terra sacra e non è un'etichetta.
- Punto 4: la pressione del gruppo. Tutte queste cose si superano lentamente. Immaginate che il gruppo sempre ha un’influenza su ognuno di noi, ma alle volte la pressione del gruppo è forte. Alcune “ore della verità” sembrano, più che un aiutarci a farci santi insieme, una specie di ricerca di far stare “dentro della nostra scatola”. C'è un mito in Italia, “il letto di Procuste”: era un brigante che aveva un letto. Se una persona fosse stata troppo alta, le avrebbe tagliato le gambe e se fosse stata troppo bassa l’avrebbe stirata, la allungava per adeguarla al letto. Perciò si dice “il letto di Procuste”. E che le nostre ore della verità non siano quello!
- Punto 5: l'attivismo. L'attivismo consuma la persona e le toglie la capacità di riflettere. Abbiamo vissuto in alcuni posti un eccesso di impegni, tutti buoni ovviamente, che però non rispettano i tempi umani, la salute fisica e la custodia della famiglia, delle amicizie, i processi interiori di preghiera, di crescita interiore. E si finisce, quando una persona è troppo consumata dall'attivismo, a usarla facilmente, invece di servirla. Resta importante vivere la parola che Margaret ci ha lasciato nel precedente quinquennio: fermarsi!
- Punto 6: la mancanza di ascolto reale. Alle volte i nostri incontri di nucleo, di focolare, sono un susseguirsi di discorsi in cui si parla molto e si ascolta poco. Uno dice: io ho finito. E l’altro: adesso inizio io. Racconta qualcosa… ho finito. Beh, aggiungo qualcosa io. E non si vede il dialogo, si vede piuttosto un discorso dopo l’altro. Si vede che si parla molto e si ascolta poco.
- Punto 7: la sacralizzazione dei ruoli. Alle volte c'è un'ammirazione indiscutibile che impedisce di riconoscere gli errori dell'altro, anche se ha un ruolo di autorità, e perciò di aiutarlo a correggersi. Il Vangelo propone l’autorità come servizio.
- Punto 8: il linguaggio spirituale disincarnato. Io ho trovato molte persone con depressione perché soffrivano un grosso dolore, una sofferenza, un lutto, una malattia, e questo tutti dobbiamo soffrire, la vita è così. Ma su di loro cadeva un'altra sofferenza, una spada: “Tu devi amare Gesù abbandonato. Tu hai le spalle grosse e devi sopportare questo con gioia e fortezza”. E questo in tanti raddoppiava la sofferenza. Perché alla sofferenza naturale, propria della vita umana, del lutto, della malattia, si aggiungeva l’insoddisfazione nella vita ideale, che generava colpa. Superiamo queste frasi fatte. Questo come lo superiamo? Lo superiamo con il contatto, con la vicinanza. Perché tocchiamo le ferite con la prossimità. Il Verbo si è fatto carne, non si è fatto uno slogan. Poi, la valorizzazione delle differenze è importante. Dobbiamo camminare su questo.
- Punto 9: le dipendenze affettive o spirituali che hanno alle volte due facce contrastanti. O ammiro totalmente quella persona e dipendo da quella persona, o sento un odio viscerale verso quella persona e non la sopporto. Sono due elementi di dipendenza, anche se uno di odio e l'altro di affetto. Sono due elementi uguali di dipendenza. Il Papa ci ha chiamato anche alla trasparenza. La scarsa trasparenza può portare a criteri poco chiari. Però dobbiamo lavorare anche l'incontro tra trasparenza e confidenzialità come due valori che vanno armonizzati.
- Punto 10: il sacrificio mal compreso, vuol dire il sacrificio per il sacrificio stesso, il sacrificio senza senso. Abbiamo chiesto delle rinunce alle persone che non rispettavano la dignità, il limite e la coscienza delle persone.
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