L'occasione d'oro

"Rifiutassimo pure ogni profondità, se cela un monte l’oro né più alcuno vuol cercarlo, lo porta in luce, un giorno il fiume, lo coglie nel silenzio dei gravidi macigni. Anche se non vogliamo: Dio matura." R.M.Rilke*

I Vulnerabili

Vulnerabilità

Essere significa essere vulnerabili.
Norman O. Brown


By F.M.*

La Chiesa sta provando, con esiti più o meno discutibili, a confrontarsi col tema degli abusi, sia a livello di riflessione che di provvedimenti e protocolli operativi. Tuttavia la rilevanza del tema ha riguardato per lo più gli abusi sessuali e psicologici nei confronti di minori. A nostro avviso, un aspetto di questo tema che non ha avuto finora sufficiente risalto è l’abuso di potere e di coscienza, che, a sua volta, va in cancrena nell’abuso spirituale: argomento di cui spesso abbiamo parlato in questo blog rispetto alla nostra esperienza nel movimento dei focolari che si inscrive nel novero di quelle realtà ecclesiali che provano a fare i conti con questo scandalo(vedi qui) L’abuso spirituale può riguardare chiunque faccia parte della chiesa e delle sue istituzioni. Difficile da riconoscere o anche solo da definire, non è per questo il meno pericoloso: anche quando non si arriva ad altre forme di prevaricazione e di violenza, sono gravi e profonde le ferite inferte alle persone sul piano spirituale.

Il tema dell’abuso spirituale non è comunque nuovo, anche se lo è il termine; ci sono testi su di esso già nella tradizione. Di certo la nostra sensibilità oggi è maturata, probabilmente come risultato della riflessione sull’abuso sessuale: molto di ciò che ahimè abbiamo imparato può essere così applicato anche alle dinamiche di comunità tipiche dei movimenti carismatici a derive settarie e di altre realtà associative della chiesa. L’abuso, in qualunque forma, appartiene sempre a un processo di corruzione dell’autorità di riferimento e si esprime in una dinamica perversa di potere, supremazia, possesso, nei confronti di una o più persone che si trovano in una situazione di vulnerabilità esistenziale e di dipendenza. Già da questa prima definizione si può intuire che chi entra in una setta, come anche chi decide di intraprendere la strada di consacrazione in una di queste nuove comunità e movimenti carismatici, o nei vecchi ordini religiosi, si pone appunto “in una situazione di vulnerabilità esistenziale e di dipendenza”. E qua cominciano le dolenti note.  

I documenti civili ed ecclesiastici purtroppo utilizzano ancora le espressioni “persone vulnerabili” o “adulti vulnerabili” per indicare un particolare gruppo di persone che, a causa dell’età, della malattia o della disabilità, non sono in grado di autodeterminarsi e prendersi cura di se stesse. La lettera apostolica Vos estis lux mundi ha fornito la seguente definizione: 

"Per persona vulnerabile si intende qualsiasi persona che si trovi in uno stato di infermità, di deficienza fisica o psichica, o di privazione della libertà personale che, di fatto, anche occasionalmente, ne limiti la capacità di intendere e di volere o comunque di resistere all’offesa." 

Questa definizione, corrisponde a quella che viene definita “vulnerabilità speciale” (UNESCO 2005), ma si differenzia dalla “vulnerabilità generale” che invece indica una condizione umana comune. Se non si tiene conto di questa differenza, l’espressione “persone vulnerabili” potrebbe trarre in inganno e suggerire che solo un gruppo speciale di persone sia suscettibile di abuso, ossia solo chi si trova “in uno stato di infermità, di deficienza fisica o psichica…” mentre tutti gli altri adulti sarebbero invece al sicuro. Ma le cose non stanno così e lo scopo di questo post è proprio provare a chiarire questo equivoco e sollecitare la chiesa a porre rimedio a questa lacuna.

Da un punto di vista antropologico infatti, la “vulnerabilità generale”, rientra nella condizione umana: tutti quindi siamo vulnerabili. Non è una carenza di un determinato gruppo, ma una caratteristica comune degli esseri umani. Il termine “vulnerabile” deriva dal latino “vulnus” che significa “ferita”. La vulnerabilità è quindi una realtá ontologica e indica la possibilità di essere feriti. Pertanto, la “vulnerabilità generale” prevede la possibilità di essere esposti agli altri, e l’essere esposti agli altri implica a sua volta la possibilità di essere feriti. Da qui in poi, quindi utilizzeremo il termine “vulnerabilità” senza fare distinzioni tra la sua variante “speciale” e quella “generale”, visto e considerato che abbiamo appena assodato che è una condizione comune dell'umano esistere, quindi ci riguarda tutti. Qualcuno sostiene che i soggetti più a rischio di abuso sarebbero le persone che hanno bisogno di molte conferme dal punto di vista affettivo e cercano qualcuno che decida al posto loro. Ma é proprio così o anche questo é un pregiudizio che va smontato?

Cercare vere o presunte vulnerabilità psicologiche dell’abusato è un approccio quantomeno fuorviante perché sposta l’attenzione dalla causa all’effetto. È un comodo espediente per mettere in primo piano l’abusato facendo uscire di scena, colui dal quale l’abuso ha avuto origine, per ridimensionare le responsabilità del sistema abusante. Come negli episodi di bullismo non ha alcuna rilevanza la personalità del bullizzato – che può essere ma anche non essere fragile e vulnerabile - ma unicamente il comportamento prevaricatore dei ‘bulli’.

La vulnerabilità ci espone al bene e al male, all’essere benedetti o feriti. La vulnerabilità è una condizione necessaria per un’autentica vita umana nell’incontro con gli altri. Ma decidere di aprirsi agli altri implica sempre un rischio e per questo motivo, la vulnerabilità, in quanto tale, non è una carenza, bensì una possibilità. Nel contesto cristiano poi, la vulnerabilità è in più una condizione necessaria per potersi dire discepoli. Chi infatti non si apre e si lascia colpire dalla chiamata di Gesù non sarà in grado di seguirlo. Ignazio di Loyola elogia coloro che sono disposti a essere colpiti, «los que más se querrán affectar». Così, la capacità di aprirsi e quindi la possibilità di essere feriti, cioè la vulnerabilità, non è un’imperfezione ma una condizione necessaria della sequela Christi. L’apertura agli altri ci rende vulnerabili e in questa vulnerabilità si può verificare anche l’abuso spirituale; pertanto, le persone generose, chi più si presta al fratello aprendosi, sono quelle più a rischio. Di conseguenza, l’abuso spirituale può avvenire a causa dell’apertura agli altri, non quindi per una sorta di carenza da parte di chi, suo malgrado, lo subisce.

La radice della dinamica del comportamento abusante risale all’antica e sempre attuale tentazione del “sarete come Dio”. Nella dinamica dell’abuso, l’abusante “si fa come Dio”, perché appare come il “protagonista” che possiede doni, visioni, capacità e personalità; si sostituisce e prende il posto di Dio come “datore di vita”: è una tentazione subdola ma reale, possibile sbocco dell’inclinazione narcisista più o meno presente in tutti, con gradazioni differenti, ma che di solito i leaders di sette, fondatori di movimenti religiosi a derive settarie, manifestano con intensità preoccupante. 

L’abuso spirituale, può verificarsi quando una persona investita di autorità religiosa, usa la sua posizione spirituale per controllare o dominare un’altra persona. L’abuso spirituale ruota intorno al potere e al suo cattivo uso. La prima caratteristica dell’abuso spirituale è la violazione dei confini della privacy della persona. La persona perde lo spazio protettivo che la sua dignità merita, quel sacrario dove si custodiscono le cose più intime della vita. Gli ambiti del foro interno e del foro esterno, che dal diritto canonico sono strettamente separati, vengono confusi e in questo contesto l’obbedienza richiesta alla vittima diventa uno strumento di potere e di dominio. Quando parliamo di abuso di coscienza, o abuso spirituale non si può quindi prescindere dalla distinzione fondamentale e irrinunciabile tra ambito della coscienza e ambito di governo, tra foro interno e foro esterno. Per tutelare la piena libertà interiore e proteggere lo spazio sacro della coscienza, la Chiesa ha sempre promosso una netta distinzione. La commistione e la confusione di questi ambiti è stata infatti, sovente, causa di gravi abusi di potere da parte di chi riveste un ruolo di guida o abbia un’autorità religiosa. 

Il rispetto della dignità della persona nella sua individualità è irrinunciabile. Purtroppo nell’esperienza delle comunità religiose e dei movimenti  capita spesso che si provi a diluirla col pretesto della “comunione” interpretata in modo ideologico come un agire in unità perfetta di intenti e in una unanimità di scelte, provocando così l’annullamento dell’individuo in favore della comunità. Questa “diluizione” dell’individuo nel tutto ha portato, in diverse occasioni, a considerare facilmente sacrificabili il benessere e i diritti della persona in favore degli interessi del gruppo e dell’istituzione.

Le fonti principali dell'abuso riguardano due fattori: una personalità manipolatrice (solitamente di chi ha il compito di guida) e un sistema abusivo che appartiene alla struttura stessa che giustifica e coadiuva il manipolatore. Gli aspetti che caratterizzano questo sistema sono la manipolazione delle coscienze, conseguita come abbiamo visto attraverso la violazione dell’intimità della persona, l’instaurazione di rapporti di soggezione totale, la riorganizzazione della vita individuale e comunitaria affinché tutto, assolutamente tutto, venga ricondotto e affidato a chi riveste l’autorità. Questo sistema abusante, evidentemente, ha effetti devastanti sulla libertà della persona. Questo apparato di manipolazione, tanto subdolo quanto efficace, spinge la persona a fidarsi unicamente di “uno”, a consegnarsi completamente in una relazione che diviene progressivamente una gabbia da cui è difficilissimo uscire: le vittime sono condizionate a tal punto da divenire incapaci di reagire e di assumere qualsiasi decisione autonomamente.

Alla luce di quanto evidenziato, è chiaro che risulta molto difficile, se non impossibile, che un sistema abusivo venga risanato senza un intervento esterno. La presa di coscienza di questa difficoltà, ha suscitato una seria riflessione sul concetto di vigilanza nella Chiesa e di rimbalzo nelle sue varie espressioni, come i movimenti e le comunità. È indispensabile un’attenzione costante sui mezzi, le norme, gli stili di governo, le consuetudini nella vita comunitaria e nella gestione dell’autorità, che deve implicare anche il grave dovere di intervenire tempestivamente, qualora vengano individuati elementi di corruzione nel sistema o l’uso di strumenti abusanti.

Quali sono gli elementi su cui è bene che la Chiesa vigili per non incorrere in comportamenti abusanti? Un primo elemento è il rispetto della libertà individuale. Nessun fine, seppur lodevole, può giustificare la predisposizione di strumenti e prassi che potrebbero ledere in qualsiasi modo la dignità personale o il diritto di autodeterminazione. L’adesione a un carisma e l’ammissione in una realtà ecclesiale è la risposta libera e volontaria a una chiamata divina, e tale adesione non annulla mai la libertà personale e, di conseguenza, la responsabilità individuale. Laddove non si promuove la responsabilità personale, non si contribuisce alla salvezza delle anime, poiché l’uomo – insegna la Chiesa – può volgersi al bene solo nella libertà.

Un secondo elemento è la tutela dello spazio della coscienza. A tal riguardo il Codice di Diritto Canonico dispone: 

"Non è lecito ad alcuno ledere illegittimamente la buona fama di cui uno gode, o violare il diritto di ogni persona a difendere la propria intimità." (can. 220) 

La difesa dell’intimità sancita da questo canone, da una parte, determina il divieto di imporre a chiunque l’apertura dell’animo e la condivisione della propria intimità, dall’altra, obbliga seriamente al segreto tutti coloro che vengono a conoscenza di aspetti e questioni che fanno parte dell’ambito della coscienza di un fratello. Dall’imposizione di questo vincolo si deduce chiaramente che non è accettabile obbligare, tramite norme e regolamenti, l’apertura della coscienza ad alcuno né tantomeno risulta ammissibile mettere in comune quanto accolto in confidenza, per un malinteso senso di comunione. Purtroppo dobbiamo rilevare in non poche realtà ecclesiali varie forme di invasione della coscienza e dell’intimità dell’altro, veri abusi con esiti molto gravi a vari livelli soprattutto laddove viene pretesa la manifestazione della coscienza ai superiori.

Nella Chiesa esistono quindi, senza timore di smentita, sistemi abusanti che sono tali in forza della vulnerabilità che, come abbiamo visto, è una condizione comune dell’essere umano, e ancor più di chi vive un’esperienza religiosa. Ci sono quindi istituzioni, comunità, movimenti carismatici, spesso con evidenti derive settarie, che facilitano gli abusi. La cultura cattolica tende ad assolutizzare l’autorità spirituale dei suoi rappresentanti e dei suoi insegnamenti. Identificare la voce dei rappresentanti ecclesiali, dei leaders e fondatori dei movimenti con quella di Dio è però un abuso. È purtroppo un'impostazione che risale alla parabola del buon pastore. Finché si continuerà a considerare i fedeli come pecore che devono essere guidate da pastori, il rischio di innescare un abuso spirituale sarà sempre altissimo. 

Come si evince di tutto quanto detto sin qui, dietro l’abuso spirituale allora non c’è solo un individuo perverso, ma anche un sistema abusante. Non si tratta quindi solo di individui abusanti, ma anche strutture, pratiche, istituzioni e insegnamenti abusanti. L’abuso spirituale può essere causato quindi sia da individui sia da sistemi abusanti, o peggio dalla dinamica perversa di questi due fattori. Come nel caso dei focolarini. Come è perché nel movimento dei focolari e negli insegnamenti di Chiara Lubich si celi il rischio concreto dell’abuso spirituale, sarà il tema del prossimo post, dedicato esclusivamente a questo. Perché se si vuole seguire un serio percorso di indagine, è nei contenuti formativi, nell’esercizio dell’autorità, dei metodi educativi sviluppatisi nell’ambito del movimento dei focolari che vanno cercati i meccanismi dei fenomeni di abuso spirituale che si sono sviluppati indipendentemente dalla personalità delle vittime di abuso. È quindi nel comportamento del sistema abusante che occorre concentrare l’indagine se si vuole che tali fenomeni possano essere estirpati alla radice.


Prossimo post

Radici

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Lorie Shaull

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Per comporre questo post ho utilizzato l’ottimo articolo di Domenico Marrone: Abuso di potere nella Chiesa. Non me ne voglia l’autore, ma ho accorciato, cambiato alcuni passaggi, ho eliminato tutti i riferimenti e le note esplicative per rendere il mio post sul medesimo argomento, snello e di facile lettura anche per un pubblico non proprio avvezzo alla storia della chiesa, al diritto canonico ecc… Invito chi volesse approfondire meglio quanto ho cercato di trasmettere, di andare a leggere appunto l’articolo originale di Marrone, dove troverà tutti i riferimenti e le pezze d’appoggio.

Commenti

  1. Grazie, Inciampo Carapace. Il concetto di “vulnerabilità” come specificato dalla chiesa fa comodo all’istituzione: in questo modo minimizza la responsabilità degli abusatori per imputare il problema alle vittime. Sarebbe la loro “patologia” ad aver causato la “relazione tossica”…e poi invece chi è accusato ha solo peccato di ingenuità e/o inesperienza. È pazzesco come pur sapendo bene che cosa avviene in queste relazioni asimmetriche, nei documenti ufficiali non se ne parli affatto. E così, se si ignora, il problema non esiste

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  2. Facebook ha bloccato, poco fa, un mio commento positivissimo a questo suo post, con la motivazione che non rispettava gli standard de fb. Ieri, alla mia condivisione, sempre su fb, di una notizia a proposito del caso di Manuela Orlandi, un mio amico ha commentato offendendo mi abbastanza pesantemente. Il commento é ancora lì, fb non l'ha considerato contrario ai suoi standard. Carino l'algoritmo; questa intelligenza mi sembra poco artificiale.....

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  3. Grazie per questo blog. Per molto tempo sono stato infastidito dalla parola "vunerabile" perché poi in realtà dici nella parola che le persone sono di un livello incapace. Non mi sento così, ma sono stato abusato emotivamente e spiritualmente. Dobbiamo lottare per una terminologia diversa che renda giustizia a tutte le persone.
    Senti spesso come le persone giudicano come sia possibile che qualcuno si unisca a un culto o a una religione molto esigente. A loro non succederebbe!!!! Ma può capitare a chiunque.

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    1. E' da 45 anni che vedo dar la colpa agli altri, nelle ss sono entrati dei criminali ma loro non sapevano, siamo stati troppo ingenui...quindi si ammette che tra la dirigenza c'erano delle persone incapaci, ma come ho detto è da 45 anni che anche interni portavano avanti delle problematiche,inascoltati, quello che ho sentito io, con le mie orecchie,adesso ci stiamo confrontando uuaaauuu..che rapidità, scusate ma se nessuno avesse messo il dito nella piaga vi sareste mossi o tutto sarebbe ancora così???

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  4. Grazie di questo post che getta luce e chiarisce. Mi ha sempre dato fastidio quel termine "vulnerabile"...perche' subdolamente suggerisce che "beh' in fondo, e' perche' non eri adatto, non ce l'hai fatta" ed aggiunge al danno la beffa. Quando ho lasciato il focolare e' girata la voce - arrivata fino ai miei genitori causando loro molta preoccupazione - che era stato per motivi di salute. Un nuovo abuso quindi..

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    1. Mi fa piacere sapere che altre persone abbiano visto le stesse cose, allora non ero io il problema, come al solito'' accusa l'altro'' Tempo fa da alcune mie amiche mi è arrivata voce che io ero depresso...voce mandata in giro da foc,percé avevo iniziato a criticarli, depresso!!! arrabbiato nero con certi/e foc, si certo, tuttavia qualcuno non ha perso l'occasione di insultare, umiliare denigrare....poi mi vieni a dire ''ma tu sei sempre arrabbiato'' sempre e solo colpa degli alti

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  5. Purtroppo arrivo con un anno di distanza a leggere questo bellissimo blog e tutti i singoli post pubblicati e scritti in maniera molto matura, con un dolore “distillato”, alla luce della fede e della retta ragione.
    Purtroppo è tristemente vero che aprendosi al prossimo si corre un rischio: sia verso il bene che verso il male. Succede tra marito e moglie (che quando si sposano si conoscono poco e si conosceranno solo cammin facendo). Succede tra colleghi di lavoro, tra gli amici del circolo… ovunque.
    Infatti la chiesa Cattolica, con duemila anni di esperienza, ha preso tutte le contromisure necessarie. La principale di esse è la separazione tra foro interno e foro esterno.
    La mia esperienza cattolica è iniziata da laico in una famiglia religiosa fondata agli inizi dell’800 in Francia. Quando mi recai per una esperienza in una loro comunità la prima cosa che mi fu detta – chiaramente – “non vi confessate dal Superiore”. Io, che tramite un religioso di questa congregazione frequentavo il Movimento dei Focolari… non capivo…
    Questa cosa però non era ancora patrimonio delle nuove comunità nate dopo il Concilio Vaticano II.
    E perché?
    Perché esse cercavano una “strada nuova”, diversa dal passato. E la Chiesa glie lo ha lasciato fare. Erano come degli “esploratori” che sondavano nuovi percorsi. E la Chiesa stessa incoraggiava tutto ciò.
    Ma avrebbero potuto portare con se tutto il corredo di conoscenze di chi li aveva preceduti e che la Chiesa stessa custodiva!
    Non lo hanno fatto. Qui è tutto il nodo della questione.
    “Identificare la voce dei rappresentanti ecclesiali, dei leaders e fondatori dei movimenti con quella di Dio è però un abuso”. Affermazione che mi ha fatto leggermente storcere il muso… I Vescovi, successori degli Apostoli sono rappresentanti ecclesiali. E sono anch’essi abusatori della loro autorità? In linea di principio non è possibile. Se si corrompono sì.
    Perché in linea di principio non è possibile?
    Perché annunciano fedelmente ciò che è partito da Cristo e che nella successione apostolica è arrivato fino a noi. Integro. Anche vivendo il loro la Parabola del Buon Pastore!
    “Orbene, se anche noi stessi o un angelo dal cielo vi predicasse un vangelo diverso da quello che vi abbiamo predicato, sia anàtema! L’abbiamo già detto e ora lo ripeto: se qualcuno vi predica un vangelo diverso da quello che avete ricevuto, sia anàtema!”
    Ma al punto in cui si era arrivati nella seconda meta del ‘900, dopo il Concilio Vaticano II, chi di noi non voleva provare ad ascoltare un vangelo... “diverso”? Alzi la mano.
    Ed in questa “diversità” ha trovato spazio anche qualcuno che ha pensato che “rompere” la separazione tra foro interno e foro esterno, fosse una cosa “ancora più migliore assai” e… "come hanno fatto gli sciocchi che ci hanno preceduto a non pensarci"… "Ma ora siamo arrivati noi che abbiamo capito tutto"…
    O, meglio, abbiamo capito qualcosa in più di voi “vecchi” che ci avete preceduto”.
    E queste cose nuove hanno iniziato ad insegnarle. Con l’autorità di un Vescovo. E la Chiesa glie lo ha lasciato fare.
    Qui mi debbo fermare perché il discorso si farebbe troppo ampio e finiremmo altrove rispetto al punto in questione.
    Ancora due cose.
    Quando finalmente la Chiesa ha notificato al Movimento di separare il foro interno dal foro esterno ed eliminare gli “schemetti” (pratica mutuata dall’Opus Dei), le focolarine hanno comunicato (citazione a braccio) “non capiamo cosa abbiamo fatto di male... ma ci adeguiamo”. Sono rimasto allibito.
    Infine una domanda che vorrei porre da tempo: ciascuno di noi che ha seguito Chiara Lubich… perché lo ha fatto? Ha seguito Dio o… qualcos’altro che pensava di trovare? E se è vera la seconda che ho detto… di cosa si tratta? Cosa cercava davvero? Chi vuole lo scriva.

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    1. "...bellissimo blog e tutti i singoli post pubblicati e scritti in maniera molto matura, con un dolore “distillato”, alla luce della fede e della retta ragione." Grazie Paolo, di cuore. Le tue riflessioni sono molto importanti e arricchiscono questo blog. Grazie per la tua stima che ci é di sprone ad andare avanti.

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