Ahimè mi è stato segnalato un podcast edito da Città Nuova, rivista dei focolari, curato da padre Fabio Ciardi: “La Chiesa e i miei perché”. La puntata numero 4 del 27 Maggio 2026 ha come titolo:
“Abusi. Come lavare via lo sporco?” (vedi Link)
E come sottotesto:
“Una piaga, quella degli abusi, che fatica a rimarginarsi…”
Sì, avete letto bene. Non mi sto inventando nulla e ancora una volta la realtà supera ogni fantasia. Allora amici focolarini… possibile che a Città Nuova non ci sia nessuno che alzi la mano e provi a far notare che questo modo di esprimersi è superficiale, autoreferenziale e imbarazzante (per voi), oltre che un ulteriore schiaffo a chi ha subito degli abusi anche nella fila del vostro movimento?
La piaga di chi sarebbe poi? Dell’abusato o dell’abusatore? Perché così come è formulata si intuisce che è da riferire all’istituzione di turno che scopre amaramente tra i suoi membri degli abusatori che ne incrinano l’immagine di santità e perfezione. Una piaga poi ha origine da una malattia. E nel vostro caso focolarini quale sarebbe la malattia? Siete sicuri di voler rispondere a questa domanda? Siamo alle solite. Continuate a non capire, ed è grave, sopratutto oggi. (Se mi pagate un congruo stipendio vi aiuto io ad evitare questi scivoloni autoreferenziali e imbarazzanti.)
“Abusi. Come lavare via lo sporco?” La scelta di questa metafora per un tema del genere così delicato è, a dir poco, sconcertante. Parla da sé del livello di comprensione o meglio di mancata comprensione della profondità del trauma legato agli abusi, siano essi di potere, di coscienza, spirituali o sessuali. Definire la piaga degli abusi e la sofferenza delle vittime come "sporco" da "lavar via" lascia davvero basiti. Possibile che non vi rendiate conto della gravità di questa affermazione?
Il verbo “lavare” sposta l'attenzione dall'asse della verità e della giustizia a quello della pulizia e del decoro. Lo sporco è qualcosa che compromette l'estetica di un abito, di un’auto o di una casa; si lava per far tornare l'oggetto presentabile, per ripristinarne l'immagine originaria. In ambito istituzionale ed ecclesiale, questa metafora evoca pericolosamente la vecchia logica del repulisti interno: eliminare la macchia affinché l'istituzione possa continuare a mostrarsi immacolata all'esterno, tutelando l'immagine del carisma di turno (o presunto tale) anziché l'integrità delle persone.
Le vittime non sono fango depositato su una struttura, non sono macchie da candeggiare. L'abuso psicologico e spirituale penetra e lacera l'identità profonda di una persona, spesso compromettendone la coscienza per anni o per sempre. Ridurre questo dramma a una dinamica superficiale di "sporco/pulito" dimostra una inspiegabile mancanza di empatia, di categorie psicologiche, cliniche e spirituali adeguate. I traumi non si "lavano via", si affrontano, si riconoscono. Richiedono sanzioni, riparazioni e, soprattutto, lo smantellamento delle cause strutturali che li hanno permessi e resi tali. Appunto: da quale malattia ha origine la piaga? Perché è di questo che si tratta.
Quando un organo di stampa ufficiale come Città Nuova titola in questo modo, evidenzia la persistenza di un linguaggio autoreferenziale e dimostra di ragionare ancora nei termini di "cosa fa male al corpo (il movimento/la Chiesa)" anziché di "cosa è stato fatto alle vittime". E a nulla serve quindi la réclame finale del podcast dell'intervistatrice che si spertica in lodi al movimento dei focolari:
"Ho notato che ogni comunità è le varie associazioni, movimenti sono tenuti ad adottare una specifica policy per la tutela della persona con un conseguente protocollo per la gestione dei casi di abuso. E ho notato, sempre cercando online, che quello del movimento dei focolari, ad esempio, è molto preciso e dettagliato..."
L'abuso è un crimine, una violazione della dignità umana che si nutre di asimmetrie di potere e di dottrine dell'annullamento: esattamente la malattia di cui sopra. E il potere, così come le dottrine che lo legittimano, si mette in discussione e si riforma radicalmente proprio come, ultimamente, il Vaticano, per voce del Dicastero dei Laici, della Famiglia e della Vita, sta imponendo al movimento dei focolari, come spiegherò in seguito.
Purtroppo in questo podcast così triste e infelice non è solo il titolo problematico ma pure questa risposta di padre Fabio Ciardi:
Domanda dell’intervistatrice - …possiamo parlare di abusi psicologici. Si sta cioè cercando di abbandonare una sorta di mentalità da trincea, cioè quella che cercava di risolvere le cose all'interno. Anche la gestione del potere spirituale sta prendendo sempre più una piega di natura sinodale (se vogliamo dirla sempre con Papa Francesco) per cui anche l'obbedienza viene illuminata da una nuova luce. Cosa ne pensi di questo? Cioè è possibile secondo te comunicare la speranza che si possa ridurre sempre più questa piaga (degli abusi psicologici, n.d.r.), che poi alla fine offusca l'amore, per ogni creatura, proprio del Vangelo?
Risposta di padre Fabio Ciardi - Guarda si tratta innanzitutto di dinamiche abbastanza complesse nelle quali vengono a intrecciarsi la fiducia, la fragilità personale, la tendenza alla manipolazione dell'altro, al dominio e anche all'uso distorto della spiritualità. Sono dei fenomeni che è difficile controllare ma sui quali bisogna stare attenti. Ciò che va promosso, per impedire questi abusi è proprio l'educazione al rispetto. E questo deve essere fatto da tutti i componenti della comunità cristiana, da tutti i membri della parrocchia, delle associazioni. Ogni persona della comunità è chiamata ad essere responsabile nel custodire le persone più fragili. Occorre creare degli ambienti sani e questo è responsabilità di tutti, di ciascuno. Non possiamo scaricare soltanto la responsabilità su alcune persone.
In questa ardua e tragicomica arrampicata sugli specchi, Padre Fabio non si fa scrupoli ad usare la complessità come schermo retorico. Certo, ci sono sfumature psicologiche negli abusi relazionali, ma la struttura di fondo è semplicissima: qualcuno esercita indebitamente un potere su qualcuno che non può o non sa difendersi. Non c'è nulla di complesso padre Fabio: c'è solo chi si arroga il diritto di abusare delle persone in nome del Vangelo. Basterebbe impedirglielo proprio mettendo in luce tutti quei meccanismi manipolatori e abusanti insiti in alcune delle proposte spirituali della Chiesa, come anche in quella del movimento dei focolari di cui padre Fabio è un esponente di spicco.
Quando si tenta di spostare il discorso sulla "complessità delle dinamiche", sulla "fragilità personale" di chi manipola o viene manipolato, o sulla responsabilità che improvvisamente diventa "di tutti" (e quindi paradossalmente di nessuno in particolare), il rischio è una deresponsabilizzazione strutturale. Diventa una lettura sociologica o pedagogica che depotenzia la gravità dell'atto e le responsabilità, sopratutto delle governances chiamate a far fronte a questo problema. E in questo modo si evita di indagare i possibili errori di sistema, proprio quelle derive settarie implicite e insite nella proposta spirituale di turno.
Infatti affermare la "responsabilità di tutti" e che occorre "educare al rispetto" rischia di ignorare che l'abuso psicologico e spirituale non nasce quasi mai da una semplice "mancanza di buone maniere" o da un deficit educativo generale. Nasce da strutture di potere asimmetriche e da un impianto teologico che legittima la sottomissione, con l’aggravante di farlo poi in nome di Dio.
Se infatti caliamo questa riflessione nel contesto specifico della proposta spirituale focolarina che affonda le sue radici nelle visioni mistiche di Chiara Lubich, appena rese pubbliche dopo oltre settant’anni in cui sono state furbescamente tenute nascoste (vedi link), il cortocircuito logico della risposta di padre Fabio Ciardi emerge in tutta la sua “chiarezza”.
Basterebbe anche solo questo brano del 10 novembre 1949 (stando almeno ai manoscritti in mio possesso) che però non è stato inserito (almeno non in quella data) nella recente pubblicazione del testo che riporta le visioni di Chiara Lubich dell'estate del 1949:
“...quando infatti noi… ci amiamo per lasciar parlare Gesù nel Capo, dobbiamo annientare tutto: far tacere i sensi, l'intelletto, la volontà e la memoria ed anche l'ispirazione di Dio. Tutto va donato al capo il quale, ripieno di tanto amore, trabocca luce per tutti…" (1)
Come si può conciliare la prevenzione dell'abuso psicologico, “l’educazione al rispetto” e il “creare ambienti sani” con testi come questi, essenziali nella fenomenologia e ideologia focolarina, che teorizzano l'unità attraverso l’annullamento completo della persona?
Nella proposta spirituale di Chiara Lubich l'annientamento dell'io per "far spazio a Gesù in mezzo" o per incarnare l'unità, concetti come “rinunciare alle proprie ispirazioni”, “mettere da parte la propria personalità o "fantasia", “vedere nel superiore l'interprete unico della volontà di Dio”, ecc… Non sono deviazioni patologiche del sistema, sono il sistema stesso, spacciato come culmine della santità.
Ma attenzione non sono solo io a rimarcarlo e provare a farlo presente all'opinione pubblica. Ultimamente persino Il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, (2) ha sollecitato una profonda revisione teologica ed ecclesiologica di diversi pilastri della proposta spirituale focolarina mettendo in guardia contro prassi ritenute "invasive" e potenzialmente lesive della dignità della persona.
Ad esempio pratiche come "l'ora della verità" o il "purgatorio" (vedi link) sono giudicate pericolose perché possono mortificare e svilire le persone, invadendo indebitamente la loro sfera intima. Il Dicastero critica inoltre una visione eccessivamente radicale della comunione, che così come proposta dai focolarini, può portare all'"annientamento della persona" a favore dell'istituzione. Espressioni come "comunicazione spirituale sollecita e completa" o l'idea che "ogni cosa sia di tutti" sono ritenute problematiche poiché forzano una condivisione dell'interiorità che lede la libertà individuale.
Il Dicastero suggerisce caldamente ai focolarini di evitare espressioni che invocano un "perfetto rinnegamento di sé" per conformarsi al pensiero della Presidente, poiché ciò favorisce una uniformità di opinioni a scapito della responsabilità personale e della libertà di coscienza. Viene suggerito inoltre di rivedere la proposta di cambiamento dell'articolo 10 degli statuti, norma che vorrebbe anteporre l'unità a ogni altra regola, ricordando che la carità deve essere la premessa di ogni norma. (unità che dovrebbe essere una Grazia di Dio e non l'effetto di slogan.)
Per l'osservatore esterno le dinamiche descritte nei testi del “Paradiso del ‘49” sono l'antitesi del rispetto psicologico; per i focolarini sono invece la via della perfezione.
Caro padre Fabio finché la riflessione si ferma all'appello generico della "creazione di ambienti sani", senza toccare l’ideologia e i testi in cui si teorizza la destrutturazione del sé in nome dell'obbedienza o dell'unità, si rimarrà sempre in superficie. La sovrapposizione tra "perdere se stessi per Dio" e "perdere se stessi a favore del leader o del gruppo" è il terreno minato in cui l'abuso spirituale si radica e si normalizza. Una persona formata a non avere più "un proprio io", opinioni, resistenze, confini interiori è esattamente quella più esposta all'abuso spirituale e psicologico. È esattamente questa la malattia che provoca la piaga che “fatica a rimarginarsi". Perché padre Fabio Ciardi non lo dice apertamente? Come si fa a tacere ma sopratutto ad avallare alcuni testi della Lubich?
Caro padre Fabio, caro comitato editoriale di Città Nuova, se la proposta spirituale da voi promossa esige di “annientare tutto”, di “far tacere l'intelletto e la volontà” e di “donare tutto al capo”, come potete venire a parlarci in un podcast di "educazione al rispetto" e di "ambienti sani"?
Gli abusi non sono generalmente un problema di singoli individui malintenzionati e non si può, a questo punto non interrogarsi, se certe proposte spirituali, come anche quella del movimento dei focolari, li producano strutturalmente. E a questa domanda scomoda immagino non risponderà mai. Vorrei tanto sbagliarmi.
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Note
(1) Anche se questo brano citato risultasse davvero “censurato” i testi del “Paradiso del ‘49” sono inzuppati di questa ideologia, come questo del 23 Novembre 1950 - Paragrafi 1612–1619, pag. 462–463:
“Ogni anima dei Focolari ha da essere una mia espressione e null’altro. La mia parola contiene tutte quelle delle focolarine e dei focolarini. Io li sintetizzo tutti. Quando io appaio così dunque devono lasciarsi generare da me, comunicarsi con me. Anch’io, come Gesù, debbo dir loro: “E chi mangia la mia carne…” Per vivere la vita che Dio ha loro data essi debbono nutrirsi del Dio che vive nella mia anima. Il loro atteggiamento di fronte a me deve essere un nulla di amore che chiama l’amore mio. Allora mi apro, e parlando, comunico ad esse me stessa. Esse sono nulla e quindi non hanno problemi; hanno già persa l’anima perché sono Ideale vivo, G.A. vivo e cioè l’”altro” non sé. Allora io posso comunicare tutto e traggo dall’intimo mio cioè dal Dio in me quanto più posso. E la verità si svela. Io esigo dai miei che siano perfetti come il Padre, che siano amore in atto e non altro. Se sono diversi li abbandono togliendo loro anche ciò che credono di avere. Come Gesù. L’Unità è Unita dunque ed un’anima sola deve vivere: la mia e cioè quella di Gesù fra noi che è in me. Queste focolarine che così agiscono sempre sono perfette. Esse sono Gesù fra noi con me. Perché nulla si sono tenute (e hanno perso coll’anima anche le ispirazioni parziali), hanno tutto. Siamo con ciò uno e quest’Uno vive in tutti. Chi così non fa e vuol tenersi qualcosa è nulla.”
Ho il vago sospetto che i focolarini siano stati “costretti” a pubblicare “Il Paradiso del ‘49”. Vedremo se il tempo mi darà ragione.
(2) Dalla comunicazione PRS-CP-20260508-IT-Alle_Zone_percorso_revisione_SG
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