L'occasione d'oro

"Rifiutassimo pure ogni profondità, se cela un monte l’oro né più alcuno vuol cercarlo, lo porta in luce, un giorno il fiume, lo coglie nel silenzio dei gravidi macigni. Anche se non vogliamo: Dio matura." R.M.Rilke*

Il genio femminile

Donne in penombra




by F.M. & G.P.

Nel post precedente abbiamo accennato al ruolo di Giovanni Paolo II che avrebbe dovuto e potuto mettere un freno alle manie di grandezza della Lubich. Ne ha esaltato invece il "genio femminile" e ha acconsentito che il movimento avesse sempre alla sua guida una presidente donna. A nostro parere quest'incauta decisione ha rinforzato una stortura tipica focolarina: un tocco troppo femminile, un disequilibrio che ha avuto conseguenze nefaste. Vorremmo metterne in evidenza alcune. 

 I nomignoli 

Ufficialmente i consacrati che vivono nella comunità dei focolari si chiamano "focolarini", ma nel linguaggio interno del movimento si usa la dicitura "popi" e "pope", termini mutuati dal dialetto trentino di Chiara Lubich che significano rispettivamente “bambini e bambine”. Si presuppone quindi un genitore, un adulto. Non é un dettaglio da poco e a pensarci, rispetto ai "fratelli" e "sorelle" francescane é un notevole peggioramento. È quanto meno incauto l'uso disinvolto, soprattutto fra adulti, di questo linguaggio: Chiara chiamava "Chiaretto" il cofondatore della sua opera, don Pasquale Foresi, come una mamma si rivolge appunto al suo bambino, nel quale si rivede in piccolo. Questo tipo di linguaggio infantile, condito di diminutivi e vezzeggiativi, pur innocente nelle sue intenzioni, si caratterizza sin dall'inizio come molto femminile e invita a riflettere, considerando tutte le sue implicazioni.

A nostro avviso l'errore formale della vocazione del focolarino/a sta proprio in questo nomignolo "popo/a", che sottintende, ahimè, troppo l’aspetto dell’essere infantili, immaturi, non ancora adulti, innocenti, asessuati, acritici, attaccati alla madre in maniera morbosa. Infatti in questo essere “popi” sovente non c’è stato lo spazio del confronto fra adulti, come si converrebbe dopo che si è cresciuti e ci si rapporta coi propri genitori alla pari. Il rapporto tra Chiara Lubich e i focolarini in questo senso é stato sovente troppo sbilanciato. 

La nostra esperienza é stata talvolta quella di avere a che fare con una categoria di persone allergiche e incapaci di qualsiasi forma di dissenso o contraddittorioQuesta "malattia" ha origine in Chiara che non era capace di gestire il dissenso e si sentiva più a suo agio nel ruolo di "madre" attorniata dai suoi bambini. Chiara pretendeva l'unità di pensiero, per lei la cartina tornasole della presenza di Dio fra le persone riunite nel suo nome. Si può capire quindi la gravità che una simile impostazione abbia nei confronti delle relazioni che intercorrono nelle comunità dei focolari. Perché il "come" Chiara viveva i rapporti, diventava poi paradigma spirituale per tutti gli altri che volevano seguirla, imitarla, adularla e assecondarla. Ma una cosa é Chiara, il suo ruolo di fondatrice, le sue debolezze e le sue nevrosi; altro sono i focolarini e le focolarine sparse in tutto il mondo e la prassi giornaliera della vita nei focolari. L'unità di pensiero é una di quelle trappole ideologiche, in nome delle quali sono stati compiuti abusi di ogni ordine e grado. Tra adulti dovrebbe invece essere normale avere un pensiero differente, saperlo difendere, discuterne, fino a perderlo, se necessario, per arrivare a dei compromessi, ma il tutto sempre facendo salva l’individualità di ciascuno in un clima dialogico e costruttivo. 

 Le differenze far i due rami, maschile e femminile 

Un altro problema che deriva dall'impostazione matriarcale del movimento sono le profonde differenze tra i due rami maschile e femminile. Per usare un eufemismo, diciamo che, quando va bene, si sopportano vicendevolmente, ma gli attriti e le profonde spaccature sono all'ordine del giorno. Una delle principali cause é il divario numerico tra le fila dei consacrati. Si parla, crediamo, del doppio a favore delle focolarine. E questo disequilibrio ha tutta una serie di ripercussioni che sbilanciano molto la vita del movimento. In questo  contesto così tarato sul "femminile" per i focolarini che volessero ricoprire incarichi di responsabilità, si incoraggia l'ordinazione sacerdotale. Che è in realtà un controsenso rispetto alla vocazione stessa del focolarino: un laico intriso di mistica che vive immerso nel mondo con la gente normale. Piero Pasolini, focolarino davvero illuminato e di rara intelligenza e sensibilità, lo aveva capito molto bene e non volle mai essere ordinato sacerdote, andando quindi anche contro il parere di Chiara.

Anche in questo caso si è trovata una narrazione adeguata, tipo “vocazione nella vocazione”. Possibile che la Chiesa difronte a queste stranezze non abbia storto il naso? Ci si può chiedere perché praticamente quasi tutti gli uomini che ricoprono cariche di responsabilità nei focolarini siano diventati anche sacerdoti, è un fenomeno quantomeno strano. Per gli interessati si é trattato piuttosto un espediente per avanzare nella gerarchia e per Chiara un buon metodo di pararsi le spalle dal Vaticano provando a legittimare col sacerdozio tante storture e stranezze che un semplice movimento di laici e sopratutto laiche non avrebbe potuto permettersi. Per la Chiesa, invece, a conti fatti una sicura perdita: a fronte di tante parrocchie sguarnite di parroci, vera emergenza, i focolarini sono pieni di sacerdoti a "uso interno". Assurdo.

 L’omosessualità 

Un altro aspetto che probabilmente deriva dall'impostazione troppo femminile del movimento sono le percentuali decisamente alte di omosessuali tra le fila dei consacrati (sul versante delle focolarine abbiamo pochi dati). Uno dei più bei complimenti all'interno del movimento che si può fare a un focolarino é dirgli che é "mariano", ossia simile a Maria, la Madonna. No comments. Ancora più paradossale e preoccupante è invece rilevare a più livelli una strisciante omofobia, cosa che crea un cortocircuito. Nel movimento sono ben viste e incoraggiate le terapie riparative ad esempio. Come é possibile che con così tanti omosessuali ci sia una tale avversità? Lo si può forse capire perché, di solito, l’omofobo é a sua volta un omosessuale represso. Nevrosi al cubo. 

Il tema dell’omosessualità é comunque un argomento complesso già a livello della chiesa universale. Resta un fenomeno che fa riflettere. Chiara ha più volte esplicitamente affermato che chi ha tendenze omosessuali non è idoneo alla vita di comunità in focolare. Ma questa sua risolutezza é stata storicamente bypassata, forse perché poche sarebbero state poi le vocazioni utili. E resta comunque un fatto indiscutibile che tanti omosessuali si siano sentiti attratti da questa vocazione e alcuni siano riusciti a ricoprire anche cariche importati. Ovviamente non possiamo fare nomi in questa sede. Abbiamo recentemente però saputo che al centro dei focolarini alcuni componenti della segreteria mondiale avrebbero fatto “coming out” e ammesso apertamente durante un incontro la propria omosessualità. Se la notizia fosse vera e confermata, sarebbe un passo enorme sia nei confronti della trasparenza che nei confronti della Chiesa che ancora recalcitra e si ostina, nonostante le percentuali altissime di omosessuali tra i suoi consacrati, in una posizione omofoba ormai fuori dai tempi e avulsa dal vangelo. In questo sì che i focolarini porterebbero una vera innovazione.

 La spiritualità sedentaria 

L’impostazione femminile del movimento ha inoltre provocato e incentivato un tipo di spiritualità sedentaria, termine coniato da Chiara stessa: incontri, meetings, congressi, ecc… Ritrovarsi per stare seduti, parlare, raccontarsi, una sorta di terapia di gruppo tipo alcolisti anonimi. Verso la fine della nostra esperienza focolarina avevamo sviluppato una sorta di allergia, non se ne poteva più. Sempre gli stessi discorsi, le stesse persone, le stesse situazioni, in un ripetersi ciclico quasi immutabile. Diventa così impellente la necessità di "fare", zappare, costruire, smontare, riparare, aggiustare, sudare... qualsiasi cosa ma smettere di stare seduti e subire tutte queste chiacchiere inutili, sterili e ripetitive.
 
Erano poi tutte occasioni in cui continuare ad abbeverarsi acriticamente alla narrazione di Chiara, unica fonte di spiritualità ammessa. Di Chiara è stato registrato tutto, c’era sempre un microfono pronto o una telecamera, per registrare ogni suo respiro. Un’equipe di focoalrini/e, tecnici, cameramen, fonici, registi, erano sempre a disposizione e avevano come compito proprio questo: immortalare per i posteri il verbo di Chiara. Per cui la modalità degli incontri del movimento dei focolari al 98% consiste nel guardare un video di Chiara per poi commentarlo con le proprie impressioni, esperienze, paturnie, ecc… Insomma una noia mortale che ha eroso abbastanza in fretta lo slancio iniziale del movimento e nemmeno in due generazioni, lo ha spolpato delle risorse migliori, con un calo vocazionale impressionante su cui la Chiesa dovrebbe affrettarsi ad indagare. Poter aver le statistiche delle vocazioni dall’inizio ad oggi, renderebbe molto bene il quadro della situazione tragica del movimento, che, come altre realtà simili nella chiesa, è costretto a pescare vocazioni nei paesi del terzo mondo, dove la prospettiva di poter arrivare in Europa è ancora uno specchietto delle allodole che funziona bene. 

 La vanità 

Nel film "L'avvocato del diavolo", John Milton, il diavolo appunto, interpretato magistralmente da Al Pacino dice: "La vanità è decisamente il mio peccato preferito". A questo proposito da più parti e in diversi momenti della storia del movimento, ci sono state accuse di “vanità”, troppa vanità. Non è difficile crederlo e capirne i motivi. Tutto questo “raccontarsi”, tutto l’impianto delle esperienze da annunciare da ogni pulpito, tutto questo aggiornarsi sui presunti progressi del movimento in ogni campo sociale e dello scibile umano, beh… puzza lontano un miglio di “vanità”! Sentirsi poi i primi della classe, i migliori, depositari del carisma che dovrebbe salvare e chiesa e umanità. Purtroppo dove c'è vanità non può esserci carità e viceversa.

Queste solo alcune delle caratteristiche del genio femminile che così tanto caratterizza il movimento dei focolari. Rispetto alla narrazione ufficiale, speriamo di aver offerto alcuni spunti di riflessione. 

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Photo by
Miriam Altomonte | La Fondazione Campania dei Festival

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