L'occasione d'oro

"Rifiutassimo pure ogni profondità, se cela un monte l’oro né più alcuno vuol cercarlo, lo porta in luce, un giorno il fiume, lo coglie nel silenzio dei gravidi macigni. Anche se non vogliamo: Dio matura." R.M.Rilke*

Tutti siano uno?



“Se Dio è nelle piccole cose anche il diavolo lo è.”
Michael Connelly


By F.M.

La lingua tedesca ha un modo di dire fantastico: "Der Teufel steckt im Detail" che significa "il diavolo si cela nel dettaglio". Significa che una cosa diventa complicata e difficile quando ci si occupa dei dettagli, oppure, la realizzazione è più difficile della pianificazione. Ogni volta che ci scontriamo con la realtà le cose si complicano e cediamo a quell'atavico vizio di proiettare fuori di noi la responsabilità dei nostri errori e insuccessi e così il diavolo ci mette lo zampino.

Ci siamo imbattuti da poco in questa foto e ci é venuto in mente questo detto tedesco. È stata scattata nella cappellina a destra dell'ingresso principale della Sede internazionale del Movimento dei focolari a Rocca di Papa, dove sono seppelliti Chiara Lubich e due dei tre cofondatori del movimento, Pasquale Foresi meglio conosciuto come "Chiaretto" e Igino Giordani, detto Foco. I più attenti noteranno alcuni dettagli che non sono sfuggiti nemmeno a noi e che non sono di poco conto. Che prima o poi se ne accorgano pure i focolarini?

La tomba di Chiara Lubich si trova al numero 306 di via Frascati a Rocca di Papa, nella Sede internazionale del Movimento dei focolari, in una tenuta immersa nel verde, che apparteneva alla famiglia Fondi. Nel cancello di ingresso due bei cartelli "proprietà privata". Per cui chi volesse farle visita non può spontaneamente, senza il permesso o un previo appuntamento. La tomba di Don Giussani, invece, fondatore del movimento "Comunione e liberazione" è pubblica, nel cimitero di Milano. 

Come mai per Chiara si è optato per questa scelta? È forse una misura cautelare per evitare una santificazione prematura con un processo canonico in corso (o forse bloccato)? Ci sarebbe da approfondire il modo in cui i Focolarini gestiscono lo spazio sacro. Che per loro Chiara dentro un cimitero normale sia come sprecata, "rovinata"? Chiara è troppo "diversa", "eccezionale", "altra". I focolarini la considerano "la madre del corpo mistico di Cristo"* , capace in vita di attuare, solo con la sua presenza la promessa del "dove due o più..." (feat. Jésus Morán). C'é chi addirittura si é spinto sino a riscrivere l'Ave Maria includendo anche Chiara: 

"Rallegratevi Maria e Chiara, piene di grazia, il Signore è con voi. Siete benedette fra tutte le donne e Gesù, il frutto del tuo seno, Maria, Gesù in mezzo, il frutto del tuo carisma, Chiaraè benedetto. Santa Maria, madre di Dio, santa Chiara, madre dell’unità, fate che Gesù sia sempre in mezzo a noi e pregate per noi, restate con noi, aiutateci ora e nell’ora della nostra morte. Amen”.**

Chiara resta così gelosamente custodita "dentro" le strutture del movimento, che non si sognano di renderla "pubblica". Con questo il movimento dei focolari dimostra che il controllo dell'immagine e della sua comunicazione con l'esterno resta sempre rigido, perché vitale. Il dubbio é che dietro questa scelta si nasconda la nevrosi del controllo totale, il voler determinare in modo univoco la "narrazione" (vecchia malattia focolarina) anche sulla morte della Lubich, sottraendola alla gente comune, alla devozione popolare, al ricordo di chi, pur senza appartenenza, le ha voluto bene: in definitiva sottraendola alla normalità. 

Questa eccezionalità e inarrivibilità di Chiara lascia quindi perplessi perché, così come in vita, ora da morta continua ad essere accessibile solo a pochi eletti, nascosta e protetta dal "mondo" dove proprio lei avrebbe voluto invece "rimanere mescolati fra tutti, uomo accanto a uomo... perdersi nella folla, per informarla del divino, come s’inzuppa un frusto di pane nel vino." È quantomeno strano e un pelino schizofrenico per un movimento nato per arrivare a tutti e unire "tutti", ma poi proprio in questi momenti decisivi e importanti si palesa una questione per pochi eletti.

Ma veniamo al "tutti" appunto. Nella lapide dei tre fondatori si legge un versetto delle sacre scritture. Tutte e tre le citazioni sono tratte dal vangelo di Giovanni, e quella della Lubich "Giovanni 17,21" é tratta dal così detto testamento di Gesù. Solo che é riportata monca o quanto meno in maniera imprecisa, forzandone il significato. Vediamo le traduzioni ufficiali e più comuni:

C.E.I.:
...perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.

Nuova Riveduta:
...che siano tutti uno; e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch'essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato.

Nuova Diodati:
...affinché siano tutti uno, come tu, o Padre, sei in me e io in te; siano anch'essi uno in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato.

Riveduta 2020:
...che siano tutti uno; che, come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch'essi siano in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato.

Insomma così come é trascritta suona come un imperativo categorico: "tutti siano uno", tipico del pensiero "lapidario" della Lubich che non ammetteva qualcosa che fosse diverso dal suo. L'avessero almeno riportata in latino "...ut omnes unum sint", quindi una consecutiva introdotta da "affinché", si sarebbe evitato questo sentore di comando militare. L'unità implorata da Gesù al Padre é infatti é un accorato desiderio (che lascia il destinatario libero), un moto del cuore, una "Grazia" non un imperativo categorico, non un automatismo a comando, qualcosa di meccanico che solo perché lo decidiamo noi succede. 

È un dettaglio, lo ribadiamo per coloro si fossero messi in ascolto solo ora, ma non è un dettaglio da poco. Sovente purtroppo questa unità, pretesa, imposta, comandata, forzata, é stata la prassi malata e storta dell'agire focolarino, sopratutto nella vita di consacrazione. È forse lo sbaglio teologico più macroscopico della Lubich che alla "Grazia" ha sostituito il "fare". E anche in questo caso si tratta di un utilizzo e un'interpretazione del Vangelo fin troppo disinvolti, ad uso e consumo delle nevrosi della Lubich che talvolta poi sono maturate in derive e abusi spirituali. Sono tristemente ben note al nostro pubblico frasi come "fammi unità", "teniamo Gesù in mezzo", ecc... che ben esprimono questa pretesa e questo modo di fare meccanico. Così dietro le più sante intenzioni si nasconde la fragilità di chi ha invece bisogno del diktat "si fa come dico io". Insomma "Tutti siano uno" e guai a chi sgarra! Ora pensando a quanti prelati avranno detto messa in quella cappellina avendo difronte la lapide della Lubich e non si siano accorti di questo dettaglio, beh si resta basiti... Anche in questo caso la Chiesa istituzionale latita. 

Infine la cosa che invece più colpisce della lapide della Lubich è che, in confronto a quelle degli altri due fondatori, manca completamente la dicitura "focolarina"
Chissà che prima o poi, anche grazie a questa nostra segnalazione, si corra ai ripari. Non è un dettaglio da poco, anche questo. Cioè per capirci: la fondatrice del movimento dei focolari non è considerata focolarina! E come mai Chiara non è "focolarina"? Sarebbe interessante saperlo. 

Questa mancanza nella lapide della Lubich non meraviglia comunque più di tanto e in un certo senso, a pensarci, ci dà pure ragione: lo abbiamo ripetuto sovente che per noi Chiara Lubich non ha vissuto un'esperienza di focolare come tutti gli altri focolarini e focolarine sparsi per il globo terraqueo. E da questa singolarità sono scaturiti tutta una serie di problemi. Quindi Chiara ha imposto regole, dinamiche e statuti per un qualcosa di cui lei non faceva esperienza diretta. Lo diciamo per tante ragioni: come prima cosa si è scelta sempre lei con chi stare. Dettaglio non di poco conto. Ha scelto lei dove vivere e si è ritirata dal mondo, protetta in una reggia, servita e riverita da stuoli di focolarine, divise per mansioni, in regime di semi schiavitù. Era lei la responsabile, la leader, venerata come la vicaria della Madonna in terra e si faceva solo come voleva lei e nessuno osava mettere in discussione il suo pensiero, pena l'ostracismo. Tutti questi aspetti e altri ancora hanno fatto sì che la sua non fosse un'esperienza autentica di vita di focolare. Questo è un dato di fatto e non un'opinione. Ricordo il mio sgomento, anni fa, durante la visita alla casa di Chiara quando plasticamente mi resi conto di questo. Ci rimasi malissimo e con un lieve retrogusto di presa per i fondelli aggiungerei. Ma tant'è...

Meditate gente, meditate...

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Commenti

  1. Nel testo biblico, analizzato direttamente dal greco, non vi sono imperativi. I verbi indicano l’essere di una situazione e letteralmente suona così: “siate tutti in voi, come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in me, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato”. Qui l’esegesi può sbizzarrirsi come vuole. D’altronde la Teologia ha come punto di partenza una verità (dogmatica), identificata nella Fede, e da questa verità si devono dipanare tutte le risposte. La ricerca teologica avviene solo nel contesto dogmatico che è dato dalla “Tradizione dottrinale” della Chiesa Cattolica. Sono gli occhiali di partenza che mi fanno vedere tutto il mondo circostante. Ovviamente se cambio occhiali, avrò una visione totalmente diversa.
    I quattro Vangeli sono dichiarati canonici perché, sempre secondo la Chiesa Cattolica Romana, forniscono la versione più adatta del Gesù di Nazareth poi denominato il Cristo. Inoltre sono scritti “secondo…” la versione dei fatti, la ricerca e redazione che i quattro autori avrebbero fatto nella stesura della loro opera. Per farla breve: nei quattro Vangeli ci sono pochissime frasi e parole che si possono attribuire a Gesù realmente e, di queste, forse alcune nemmeno.
    La preghiera testamento di Cristo (cap. 17 di Giovanni), probabilmente, non fu mai pronunciata da Gesù. Così come San Giovanni Apostolo non scrisse nessun racconto. La comunità giovannea di Efeso, sul finire del primo secolo, sentì l’esigenza di fortificare la propria fede (per varie crisi all’interno della stessa comunità) e cercò di dare autorità alle parole scritte attribuendole a Cristo stesso.
    Da qui in poi l’esegesi ha sempre sviluppato le sue interpretazioni. Non ultimo la teologia del Movimento dei Focolari che prende il testo latino “Ut unum sint” e non greco e lo innalza come dogma assoluto lasciato da Cristo (tra l’altro, nemmeno in latino è presente un imperativo).
    Il testo di Giovanni 17 è da leggere nella sua interezza e, proprio a causa di forti divisioni e difficoltà di fede già presenti nel I secolo, vuole richiamare al vivere insieme la fede, all’essere una unità in un mondo pagano circostante (monoteismo vs politeismo).

    Chiara assume a se il versetto 21 edulcorato: “Tutti siano uno”
    Il versetto 21 completo è questo: “Perché tutti siano uno, come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch'essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”.
    Chiara è legata al Padre che l’ha inviata sulla Terra per rinnovare il testamento di Cristo. Chiara non è una semplice “fondatrice” di un movimento come gli altri… ma non vorrei spingermi troppo oltre nella considerazione di Chiara come entità della Trinità stessa.
    Don Foresi "Chiaretto" è colui che segue nel versetto 22: “ho ricevuto la gloria che mi hai dato in loro, come tu hai ricevuto la gloria in loro…”. Chiaretto è sacerdote ed è la prosecuzione di Chiara.

    Il “tutti siano uno” è uno slogan che è servito bene alla diffusione della dottrina focolarina. Sta bene con tutto e con niente. Può essere vissuto da tutti perché poi nella pratica non si capisce bene come realizzare questa “unità”. Sono solo spunti sul quale riflettere.

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  2. Sì. Chiara anche da defunta continua ad essere “per pochi”, oltre una lapide è chiusa nel luogo privato che l’ha vista in vita. Penso sia una sorta di tutela, un evitare pellegrinaggi continui da tutto il mondo gestiti da agenzie di viaggi: tour della settimana in offerta con visita alle basiliche romane, tomba di San Pietro, San Paolo e Chiara Lubich, che non è santa. Su questo sono coerenti. Chiara non può stare in un cimitero pubblico, accessibile, perché semplicemente non lo è mai stata in vita, protetta da uno stuolo di pope che gestivano ogni aspetto di lei (compreso il taglio dei capelli, abito, penna da usare…). Un distacco dal mondo che ora continua anche con la protezione del suo corpo che di mistico non ha nulla. Chiara è servita in questo suo “ritirarla” per far accrescere la narrazione del movimento, fondato sulla storia vissuta da quei pochi eletti durante la guerra e che lì sono rimasti. O sono volutamente fatti rimanere… (tra parentesi: basta vedere il taglio voluto dato alla fiction di Rai Uno di cui potremmo approfondire un’altra volta). Qualche viaggio all’estero di Chiara c’era, così da rendere visibile la fondatrice, e poi via rimettiamola nel luogo/non luogo, nemmeno in focolare (quello è per i focolarini e le focolarine semplici), al riparo dal mondo, dove non è possibile sporcarsi le mani. Una narrazione di separazione dal mondo che ha toccato Chiara anche nella sua malattia: “la notte dell’anima”. Al riparo da tutti per anni, in un altro luogo inaccessibile (cliniche svizzere), poche notizie super filtrate, per riportarla visibile più nuova di prima, migliorando anche il look. Dal ritorno in avanti è stato tutto in discesa e si è accresciuta la folla davanti ai cancelli del centro di Rocca di Papa. Dunque, in sintesi: la tomba di Chiara non è pubblica? Sì, perché è coerente con la sua lontananza dal mondo reale.

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  3. Posto che quando decontestualizzi una frase da qualsiasi contesto, rischi di travisarne il contenuto, il latino ut unum sint in realtà traduce una consecutiva (per cui non sarebbe tanto "affinché", quanto piuttosto "così che"), quindi il valore sarebbe ancora meno imperativo. Se c'è una finalità nell'agire di Dio puoi anche assumerla tu, ma se è una conseguenza del suo agire, tu non puoi fare ciò che è proprio di Dio: e di fatto l' unità è solo opera sua e non dell' uomo, è una grazia e non uno sforzo di volontà. Purtroppo per quel che ricordo, un rischio nella spiritualità focolari a è proprio il "volontarismo", dottrina non conforme alla prospettiva della Grazia. Per cui, le derive di un imperativo sono molto facili...

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