L'occasione d'oro

"Rifiutassimo pure ogni profondità, se cela un monte l’oro né più alcuno vuol cercarlo, lo porta in luce, un giorno il fiume, lo coglie nel silenzio dei gravidi macigni. Anche se non vogliamo: Dio matura." R.M.Rilke*

Il Rinnovamento

Cambiare idea


"Chi non può cambiare idea,
non può cambiare nulla"
(G.B. Shaw)




by F.M.

In alcuni momenti della storia del movimento dei focolari, il ramo maschile in maniera preponderante, in vari modi e a più riprese ha provato ad emanciparsi, a diventare adulto, proporre dei distinguo e confrontarsi con una serie di problemi gravi, chiamando in causa Chiara e le gerarchie della sua opera. Puntualmente questi tentativi si sono poi trasformati in un ennesima emorragia di vocazioni e uscite dal focolare. Uno di questi episodi é il famoso "rinnovamento". L'oggetto stesso del rinnovamento era il "nuovo" che sarebbe dovuto essere il focolare, rispetto al vecchio della tradizione della Chiesa: quindi "rinnovare il nuovo". Cosa mai sarebbe potuto andare storto? 

Chiara era ossessionata dalla parola "nuovo" perché si era convinta che il suo carisma avrebbe dovuto rinnovare tutto e tutti, umanità e Chiesa. Per cui non é infrequente trovare nel linguaggio e nella fenomenologia focolarina il costante ripetersi dell'aggettivo nuovo, usato anche nella forma del superlativo e comunque in maniera inflazionata. La nuova unità, la nuovissima unità, nuova umanità, città nuova, gioventù nuova, generazione nuove (gen), famiglie nuove, parrocchie nuove, ecc...  

Il "rinnovamento" é stato quindi  quel tentativo di rendere più sopportabile la vita di focolare cercando di smussarne l'impostazione gerarchica a favore di più collegialità. Chiara vi venne quasi costretta da una valanga di lettere grondanti disagio, sofferenze, soprusi, abusi morali e spirituali di ogni tipo, soprattutto a causa di un autoritarismo soffocante. I focolari erano gerarchicamente strutturati in maniera che fosse sempre l'autorità dei capizona e dei capifocolari a decidere. L'iniziativa personale non era ben vista e doveva comunque sempre “morire” a favore del volere di chi era il responsabile, diretta emanazione di Chiara e quindi del volere di Dio in terra. Chiara rispose ad alcune delle tante domande arrivate dai quattro punti cardinali e propose appunto un "rinnovamento" della prassi di vita nei focolari, ma senza intaccarne la struttura che rimase comunque matriarcale e gerarchica. 

Credo si possa affermare che i focolarini, in seguito al "rinnovamento" abbiano vissuto una sorta di complesso di Edipo collettivo sfociato poi nella rimozione del “padre”, ossia nel rifiuto di qualsiasi tipo di autorità. Con tutto quello che ne consegue. Non di rado, infatti, capita nei focolari maschili di imbattersi in una convivenza di mondi separati, a sé stanti. Ciascuno con i suoi giri, le sue risorse, i suoi orari, il suo "orticello privato". Insomma l'esatto contrario della vita di comunità. Fenomeno che conferma l'estrema difficoltà cui si va incontro quando si creano convivenze tra persone che non si scelgono. Mi ricordo che in un focolare dove ho vissuto per un certo tempo, i focolarini uscivano di casa senza nemmeno salutare. Si sentiva la porta sbattere e basta. Mio padre mi aveva insegnato che é buona creanza, prima di uscire, salutare, dire dove si va e a che ora suppergiù si pensa di tornare: "Non é un albergo questa casa!". Memore di questo adagio paterno, rincorrevo i focolarini sulle scale e li sottoponevo al terzo grado. Ci é voluto un po' di tempo ma questa brutta abitudine riuscii a correggerla. 

Un sottogruppo poi di questi focolarini, "i battitori liberi", come li chiamava uno dei responsabili contrario al "rinnovamento", sono quelli impegnati, dediti a cambiare il mondo a suon di conferenze, libri, pubblicazioni, presenza costante su social, perennemente in viaggio o sopra un palco, mai paghi di applausi compiacenti, ma rarissimamente con lo scopino del bagno in mano per pulire i sanitari, incombenza cui rinunciano volentieri a favore dei poveri focolarini "normali", quelli che invece devono cucinare, fare la spesa, tenere pulita la casa, ecc... Don Gino Rocca, ormai praticamente non vedente, ogni sera dopo cena lavava i piatti nel suo focolare. Si era trovato un modo di passargli i piatti sporchi sulla destra, che lui puliva nel lavandino e riponeva con cura alla sua sinistra. È sempre stato commovente vederlo intento in questo suo compito. La forza e l'autorevolezza delle sue parole si fondavano anche su questo suo servizio umile e silenzioso.  

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Le focolarine, invece, sino ad oggi, fatte salve rare eccezioni, non hanno saputo conoscere e affrontare il “rinnovamento”. 
Lo hanno snobbato ritenendosi superiori ai focolarini che, a dir loro, non avrebbero "fatto unità" a Chiara permettendosi di darle dei dispiaceri. Per loro ha giocato un ruolo determinante il fatto che Chiara fosse donna, quindi l'identificazione con la fondatrice è stata più semplice. Alcune fra le capozona e le capofocolari si sono sovente sentite un'altra “Chiara” e hanno vissuto di conseguenza imitandone modi di fare, nevrosi, linguaggio, abbigliamento ecc... 

Un senso di superiorità nei confronti dei colleghi del ramo maschile é stato storicamente sempre un problema e l'impostazione matriarcale del movimento si é accentuata proprio in questa frattura tra focolarine e focolarini. Però Chiara stessa, rendendosi conto della troppa enfasi sulla sua figura, tentò di dare una svolta con lo slogan “... chi mi perde è un'altra me”. Credo siano le parole che le focolarine abbiano dimenticato più alla svelta e se potessero le cancellerebbero. Sono state incapaci di “perderla” costringendola allo sfinimento delle forze. Chiara non era infatti più in grado, negli ultimi anni, di fare da presidente di un mostro macrocefalo di tali dimensioni, avrebbe voluto e potuto ritirarsi per insegnare alle nuove generazioni come andare avanti.

Le focolarine sin dall'inizio si sono inspiegabilmente strutturate in maniera troppo militare e rigida. Contrariamente ai colleghi maschi, salvo poche eccezioni, non hanno messo in discussione la gerarchia ma l'hanno portata al parossismo, tanto che a leggere le testimonianze delle focolarine che hanno lasciato il movimento, si resta basiti e increduli per la ferocia, talvolta, dei trattamenti subiti. Questo comportamento, che fatico a capire, mi ha fatto ricordare una teoria sociologica: l'ordine di beccata meglio conosciuto in lingua inglese come "peckin order". Sarebbe davvero interessante approfondire questo argomento. Questa doppia vita caratterizzata da tanti sorrisi e premure all'esterno e invece così tanta rigidità, talvolta soprusi e violenze psicologiche all'interno, resta davvero inspiegabile. Aveva forse ragione Pascal che diceva che "chi vuol fare l'angelo, finisce per fare la bestia".

Le focolarine si sono chiuse a qualsiasi tentativo di cambiamento in nome della fedeltà al carisma ma con la paura di cambiare, di crescere, di evolversi. Effetto di questa rigidità è stato l'errore del “non toccare il bambino” riferito al movimento che Chiara ha consegnato alle future generazioni. Ma il bambino va toccato eccome. Va lavato, nutrito, vestito, coccolato, gli si deve insegnare a crescere, svilupparsi e diventare indipendente. Non si può nemmeno pensare di proporre dei cambiamenti perché tutto deve restare come era, in una immobilità farisaica cristallizzata dagli statuti, dove l'uomo é fatto per il sabato e non viceversa. 

Luigino Bruni ha detto bene e condivido la sua analisi che inchioda Chiara alle sue responsabilità:

"L’ultima e più grande tentazione di ogni fondazione carismatica è impedire al "figlio" di nascere per paura che uccida il padre. Il carisma viene totalmente identificato dal fondatore con la sua persona, blindato per renderlo immodificabile, impedendogli così di rinascere molte volte nelle molte generazioni. E allora il carisma muore insieme al fondatore. Tante comunità sono morte semplicemente così, per mancanza di generosità, ciò che impedisce loro di generare veramente. Più un carisma di fondazione è grande, più forte è la tentazione di non generare per paura di morire. Nessuna fondazione di una comunità può sottrarsi al rischio della sua degenerazione, perché se lo fa, degenera sicuramente: se evolve si può perdere lungo la strada, ma se impedisce l’evoluzione si perde con certezza. Le comunità si generano e rigenerano quando chi le ha fondate o rifondate è capace di far nascere altri uomini e donne che diventano liberi al punto di donare la loro vita per la stessa "missione" dei fondatori. In questa libertà si nasconde anche la possibilità di abusare, snaturare, ferire, persino uccidere il dono. Senza questo dono di libertà radicalmente rischiosa e vulnerabile, i carismi non fioriscono nel tempo, appassiscono per mancanza di figli, o perché i figli generati e poi fatti crescere senza questa libertà diventano troppo "piccoli" per poter ripetere i miracoli della prima generazione. Solo la fiducia rischiosa e vulnerabile è capace della generatività necessaria ai carismi per poter continuare a fiorire. Il mistero mirabile della trasmissione dei doni tra le generazioni abita nello spazio libero aperto dalla tensione vitale tra fiducia e tradimento. I nostri figli possono diventare migliori di noi se doniamo loro la libertà di poter diventare anche peggiori di noi, di tradire i nostri sogni e le nostre promesse". (23 aprile 2016).

E fa sorridere che una realtà che si definisca "movimento" soffra invece di una tale stasi granitica. Eppure proprio la sua storia dovrebbe insegnare che le strutture sono sempre nate dalla vita. Chiara ha sempre fatto posto a tutti, ha sempre avuto una vocazione per tutti, anche là dove vocazioni non c'erano e la Chiesa ancora non le prevedeva. Certo poi ha esagerato anche lei e la cosa le è sfuggita decisamente di mano. Un bambino “non toccato”, costretto a crescere in vestiti che non gli stanno più, denutrito, incapace di maturare secondo lo spirito dei tempi, ecc… Ecco che senza accorgersene si è arrivati al ridicolo, al grottesco. E si é commesso un errore madornale, forse irreparabile.

In tutto questo la responsabilità della Chiesa é enorme: si é certamente giovata dei bagni di folla, dell'entusiasmo giovanile, della rinata partecipazione e abnegazione di questi movimenti carismatici post concilio. Ma non ha tenuto conto del ruolo dei fondatori e di cosa sarebbe successo dopo la loro scomparsa. La Chiesa ha chiuso un occhio troppo facilmente su comportamenti tipici delle sette, ma ora il bubbone é diventato purulento. La figura del fondatore costringe a un immobilismo che rischia di affondare queste opere, incapaci di affrancarsi dall'influenza ingombrante della fondazione. Se la chiesa li considerasse piuttosto solo degli "iniziatori" e gli togliesse quindi il deposito del carisma non vincolandolo a una sola persona, questo sarebbe un passo avanti. Ma dubito che abbiano la capacità e la volontà politica e teologica di affrontare un simile rinnovamento


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Commenti

  1. Per molto tempo mi sono divertito a porre domande su frasi del vangelo ad alcune focolarine. Ho chiesto loro di spiegarmi cosa volesse dire, cosa intendeva dire Gesù con una certa parabola, su certe critiche ai farisei ecc.ecc. L'imbarazzo che ho sempre suscitato non ha paragoni!!! Vedere persone che hanno in mano il vangelo, messe e 4-5-6- rosari tutti i giorni andare nel panico non ha prezzo. Se qualcuno non gli diceva cosa rispondere erano nella più completa confusione. La risposta più....???? è stata: ma sul mio vangelo non c'è questa cosa.Ora, io non prendo in mano un vangelo da più di 60 anni ma vi assicuro che lo conosco bene,non saprei metterlo in ordine ma l'ho studiato a memoria, era della cei non era dei t.d.g. Che soddisfazione vedere persone che ti vogliono spiegare ma non sanno neanche di cosa parlano. Fino a quando ripetono tutto come un registratore è ok non appena le domande si fanno più difficili ....terrore panico.




























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  2. Fai una riflessione storica e critica molto azzeccata.

    Ti chiedi "Se la chiesa li considerasse piuttosto solo degli "iniziatori" e gli togliesse quindi il deposito del carisma ..."

    Infatti, la Chiesa oggi chiede ai nuovi movimenti, istituti, ordini religiose, ecc. in fondazione di distinguere tra il ruolo del fondatore e il ruolo di governo e al ruolo di governo assegna un massimo di 10 anni. E cosi che sta succedendo in dei nuovi gruppi dove il fondatore in vita deve lasciare il ruolo di governo e rimane nel gruppo come una figura con parola ma senza potere. Vedi Fazenda della Speranza ed altre.

    Si vede che hai ragione nella critica e non sei da solo.

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