L'occasione d'oro

"Rifiutassimo pure ogni profondità, se cela un monte l’oro né più alcuno vuol cercarlo, lo porta in luce, un giorno il fiume, lo coglie nel silenzio dei gravidi macigni. Anche se non vogliamo: Dio matura." R.M.Rilke*

Cul-de-sac

Cul-de-sac


"Se elimini l'alterità, resteranno l'uno indistinto e il silenzio."
Plotino, Enneadi, V, 1, 4 



By F.M.

Un ulteriore parere spassionato su “La fedeltà dinamica” di Jésus Morán, copresidente del movimento dei focolari. L’ho letto con una certa speranza di trovarvi una scintilla di rinnovamento, qualcosa che facesse ben sperare, una ispirazione, una. Sono rimasto invece un po’ deluso e più di tutto mi sono chiesto se abbia e chi siano i suoi consiglieri. Perché si capisce, sin dalle prime battute, che la sua proposta risente di un certo tasso di autoreferenzialità. L’autore ad esempio, è convinto in maniera granitica dell'eccezionalità e della santità di Chiara Lubich. Di più, crede che 
nella singola persona di Chiara la realtà del «dove due o più sono uniti nel mio nome» si esprimeva con la sua semplice presenza. Quindi Chiara da sola (!) era capace, secondo Morán, della promessa evangelica di Gesù, che però non promette questo: due o più non significa uno. È così lampante che dà fastidio doverlo pure ribadire. Si tratta di quelle tipiche esagerazioni da culto della personalità di cui il movimento fa ancora fatica a rinunciare. Possibile che nessuno abbia fatto notare a Morán questa castroneria?

Morán é poi convinto che il pensiero della trentina sia un carisma, un dono per la Chiesa e l’umanità e rechi in sé persino una nuova rivelazione (1), mi riferisco al suo pensiero sugli scritti della Lubich del 1949, non proprio in linea col magistero della Chiesa Cattolica (2). Prima di basare le linee guida del futuro del movimento dei focolari, come vorrebbe Morán, su quel deposito di scritti per lo più inediti, occorrerebbe più cautela e discernimento, visti i contenuti e le questioni teologico- dottrinali che pongono. (vedi link)

È comunque singolare l’inizio e la fine della “Fedeltà Dinamica”, quasi un palindromo, davvero esemplare e esplicativo. Morán comincia con un testamento di Chiara:

”...lascia a chi ti segue solo il Vangelo. Se così farai, l’Ideale dell’unità rimarrà.Ciò che resta e resterà sempre è il Vangelo, che non subisce l’usura del tempo: «Passeranno i cieli e la terra, ma le mie parole non passeranno»” (3)

E poi termina con queste parole: 

“In questa fase di grande purificazione nella Chiesa di Cristo, che avvolge anche tanti carismi e opere, ci è donata una grazia singolare: un’inedita conversione al Vangelo. Questa la radice di ogni fedeltà dinamica a Gesù Cristo, alla Sua Chiesa e ai nostri carismi.”

In mezzo 162 pagine, per ampi tratti solo per addetti ai lavori, ossia tante elucubrazioni teologiche con vari bizantinismi (feat. Bergoglio) di cui non si sentiva davvero la necessità. Il genere é quello di "ripensare il pensiero" (!) del collega focolarino Coda. Ma sopratutto niente di nuovo sotto il sole, tanto cerchiobottismo. Eppure Morán intuisce e descrive lucidamente le prove che la vita di consacrazione in focolare ha prodotto: "il sequestro e la dissoluzione dell'uno" sono davvero una polaroid nitida di quanto succede in tanti focolari dove si perde il senso, la visione e la mistica. (riporto una sintesi alla fine del post)  

Quindi "La fedeltà dinamica" comincia e termina col vangelo. Insomma l'autore ci fa capire che basterebbe questo e sarebbe salvo il futuro del movimento. Quindi in realtà non sarebbe poi così difficile e arduo raddrizzare la rotta e riprendere a veleggiare spediti. Basterebbe solo passare al setaccio del vangelo il pensiero di Chiara e purificarlo appunto da tutto quanto non è vangelo. Sarebbe un buon inizio. Ma é esattamente questo il problema: occorre la volontà e il coraggio di “mettere in discussione” Chiara, così come suggerisce Luigino Bruni:

"Innanzitutto tra le parole dei fondatori si trovano fin dall’inizio tesi sbagliate, parziali, acerbe, e la maturità di una comunità sta nel riuscire ad ammettere che possano essere sbagliate (e non solo male interpretate). Questo è un esercizio decisivo che libera le comunità dal mito del fondatore perfetto che quasi sempre le blocca nella loro crescita generativa e impedisce loro di avvicinarsi all’umanità del fondatore velata dal suo mito. Sbagliare il rapporto con il patrimonio di un carisma significa compromettere la qualità e l’esistenza del futuro."(4)

Leggendo la “Fedeltá dinamica” ci si rende conto che Morán si sforza di tenere il piede in due staffe: da un lato capisce intellettualmente che occorre “cambiare”, che è urgente e ne va della sopravvivenza del movimento di cui è ancora per poco copresidente; da un altro è combattuto, in
 evidentemente imbarazzo e difficoltà con le focolarine che probabilmente sono davvero arrocate nel fortino apache, decise a difendere Chiara sino all'ultima focolarina, costi quel che costi. Era già evidente dai documenti preparatori all'ultima assemblea. È uno scontro tra due visioni e interpretazioni di Chiara che ha radici lontane, motivi contingenti (basti pensare al divario numerico a favore delle focolarine) e a problemi culturali e intellettuali. Ci si chiede infatti: ma le focolarine sono in grado di contrapporre del pensiero ai colleghi focolarini? Ci sono tra le loro fila delle focolarine che abbiano studiato e che abbiano l'autorevolezza di sedersi ad un tavolo di discussione con i colleghi focolarini in modo da potersi confrontare sullo stesso piano? Di solito la chiusura e la difesa ad oltranza di un determinato status Quo, può essere un mal celato tentativo di nascondere la pochezza di idee o la carenza di visione e speranza. Morán cerca così di evitare un serio conflitto ideologico. Cosa che invece Bergoglio consiglia caldamente:

"I conflitti comunitari sono inevitabili: in un certo senso devono esistere, se la comunità vive davvero rapporti sinceri e leali. Questa è la vita. Pensare a una comunità senza fratelli che vivono in difficoltà non ha senso, e non fa bene. Se in una comunità non si soffrono conflitti, vuol dire che manca qualcosa. La realtà dice che in tutte le famiglie e in tutti i gruppi umani c’è conflitto. E il conflitto va assunto: non deve essere ignorato. Se coperto, esso crea una pressione e poi esplode. Una vita senza conflitti non è vita."(5)

Insomma focolarini e focolarine dovreste bisticciare, cantarvele di santa ragione, parlarvi nella verità e provare a giungere ad un punto d’intesa comune che soddisfi tutti e che soprattutto sia una strada percorribile per evitare che la storia vi seppellisca, o meglio forse, evitare di scavarvi la fossa con le vostre mani. Perché piuttosto che di fedeltà dinamica si dovrebbe allora parlare di tradimento statico.

Chiara che ciclicamente, pensando di morire, rifletteva su cosa sarebbe successo dopo la sua dipartita, una volta ingenuamente disse:

"...la prima cosa che salverà l’Opera sono i primi popi e le prime pope, perché quelli, sì, non riescono più a vivere senza Gesù in mezzo […]. La seconda cosa che salverà l’Opera saranno gli Statuti, perché lì c’è dentro un po’ tutta la spiritualità. Statuti che sono commentati da tutti i miei scritti […]. E la terza cosa sarà la teologia dell’Ideale..."(6)

Beh alla riprova dei fatti Chiara é stata ampiamente smentita: i primi focolarini e focolarine non hanno salvato il movimento, ma come abbiamo già scritto (vedi link), per certi aspetti, loro malgrado, hanno contribuito invece ad affossarlo. Gli statuti poi si sono rivelati ahimè una pietra tombale per il movimento, e non lo dico solo io ma lo fa notare pure il Bruni:

"Quando il fondatore inizia a scrivere la regola … ha in mente sé stesso e il suo governo, e prende la sua esperienza di fondatore-presidente per disegnare la figura dei futuri presidenti e il futuro governo. … Questa è una delle ragioni della fatica che fanno oggi movimenti e comunità a gestire la fase post-fondazione, per non riuscire a ‘suonare’ lo spartito lasciato loro in eredità. Che fare dunque? Se vogliamo essere onesti fino in fondo, dobbiamo dire che l’organizzazione generata e voluta dal fondatore in un certo senso muore il giorno dell’uscita di scena del fondatore, muore con la morte del suo cuore. … Non muore il carisma, muore solo la prima organizzazione che quel carisma aveva generato. … Se non muore la prima organizzazione può succedere che al suo posto muoia il carisma."(7)

Resta quindi la teologia, che Morán, seguendo Chiara imposta sul modello trinitario. Purtroppo questa trovata della Lubich prevede sempre un “padre” (capo, responsabile) e un “figlio” che per obbedienza deve essere pronto a morire di croce, anzi deve proprio morire per farsi generare dal padre e rendersi così complice dell’effusione dello spirito santo. Abbiamo visto quanto questo modello abbia funzionato tra le fila dei consacrati del movimento dei focolari, fino a spolparli delle risorse migliori (vedi link).

Questa impostazione “a mo’” della trinità è gerarchica, opprimente, statica e pericolosa fonte di abusi, sopratutto pensando alla facilità e disinvoltura con cui i focolarini maneggiano foro interno e foro esterno e del livello - spesso molto carente - di formazione dei loro quadri dirigenziali. Purtroppo per loro, é il vangelo a smentirli:

“E non chiamate nessuno "padre" sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo.” (Mt23,9)

Nessun "padre". Più chiaro di così! Quindi focolarini questa impostazione trinitaria andrebbe rivista, o volete andare contro il vangelo? Perché non attingere, ad esempio, alla sapienza di Klaus Hemmerle (fine teologo e dimenticato cofondatore del movimento dei focolari, mica uno qualunque) e alla sua di teologia trinitaria che Morán sembra ignorare? Propone invece perle come questa:

“Attualità é uno stare, ma uno stare presente da se stesso, dalla sua realtà propria. Per questo l’attualità appartiene alla realtà stessa dell’attuale, ma non aggiunge, né toglie, né modifica nessuna delle sue note reali. Dunque, l’intellezione umana è formalmente mera attualizzazione del reale nell’intelligenza senziente.”(8)

Giuro che ho provato a leggere e rileggere questo concetto per cercare di decifrarlo. Non ho capito se fossi io tonto o fosse appunto come diciamo noi italiani una supercazzola. 
Focolarini dai! Avete perso la bussola e rischiate di finire in un vicolo cieco. Per favore, riconsiderate queste bellissime parole di Chiara. La chiesa e l'umanità ve ne sarebbero riconoscenti:

“Ecco la grande attrattiva del tempo moderno: penetrare nella più alta contemplazione e rimanere mescolati fra tutti, uomo accanto a uomo. Vorrei dire di più: perdersi nella folla, per informarla del divino, come s’inzuppa un frusto di pane nel vino. Vorrei dire di più: fatti partecipi dei disegni di Dio sull’umanità, segnare sulla folla ricami di luce e, nel contempo, dividere col prossimo l’onta, la fame, le percosse, le brevi gioie…”(9)

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Photo by Aaron J Hill


1 "Bisogna dire che Chiara ha sempre pensato, e così ce lo ha trasmesso, che questa esperienza mistica è costitutiva della mentalità di qualsiasi persona che voglia essere fermento di unità oggi nella Chiesa e nella società – ossia di chi fa proprio il carisma del movimento. Quindi non è un’esperienza mistica di Chiara privata, particolare, ma è proprio costitutiva – quindi dobbiamo approfondirla…"  (Vedi Link)


3 C. Lubich, Essere tua Parola, Città Nuova 2008, p. 85.

4 Luigino Bruni - La comunità fragile

5 Ai Superiori Generali, 29 novembre 2013

6 Conversazione inedita ai focolarini e alle focolarine del II anno della scuola di formazione, Loppiano, 15 maggio 1987. Con il termine “Ideale” Chiara intende tutto il patrimonio di sapienza e vita alla base dell’esperienza del Movimento dei Focolari.

Luigino Bruni - La comunità fragile

8 Cf. X. Zubiri, Intelligenza senziente, Bompiani, Milano 2008, p. 63.


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"Il sequestro e le dissoluzione dell'Uno"

Possiamo ravvisare due deviazioni che si possono verificare (e che infatti si sono purtroppo verificate) riguardo alla vita dell’unità.

La prima la chiamerei il sequestro dell’Uno. Non sto ora a giudicare le intenzioni delle persone, che presuppongo abbiano agito sempre in buona fede. Esso consiste, fondamentalmente, nel fare ciò che Chiara denuncia: diventare padroni delle persone, anziché padri. È una tentazione alla quale sono sempre sottoposti quelli che hanno qualche responsabilità. Come dice Chiara: «Forse più che “a mo’ del Padre” ho paura che i responsabili vivano spesso a mo’ di loro stessi…». Il “sequestro dell’Uno” si è espresso non di rado con una formula che – sempre secondo Chiara – «è veramente espressione di una sottile dittatura». La conosciamo bene: «fammi unità». La sottigliezza dittatoriale – per stare alle parole di Chiara – consiste nel fatto che qualcuno si crede in possesso dell’Uno e lo giustifica con considerazioni spirituali o ideali.

La seconda prova e deviazione la chiamerei la dissoluzione dell’Uno. Questa deviazione si è insinuata in diversi momenti nella storia dell’Opera, ma è diventata alquanto insidiosa negli ultimi tempi: il vuoto spirituale che porta alla dissoluzione dell’esperienza dell’unità. Quando non si crede più nell’unità come Chiara la concepisce, e cioè a mo’ della Trinità, la vita di unità si appiattisce, la «notte di Dio» viene elusa e il consensus nello Spirito Santo decade in accordi provvisori dettati più dai propri tornaconti, desideri individuali, progetti personali o sentimenti momentanei, che da vere esigenze di coscienza, quando non in veri e propri ricatti. Il responsabile si trasforma, allora, in un semplice moderatore di personalità e tutti gli altri in parassiti o pensionati di una convivenza che non ha niente di evangelico, né di profetico. 

Qui la dissoluzione dell’Uno coincide con il tramonto dell’esperienza di Dio. La vita si paralizza per il semplice dissenso di qualcuno, la disponibilità al sacrificio di sé viene in ogni caso bloccata e non donata e si ha l’impressione di trascorrere la propria vita in un’organizzazione più che in un’Opera di Dio. Espressioni concrete di questa deriva sono una sorta di democraticismo nella vita di unità e un’insistenza nel cambiamento strutturale come segno, esclusivo e magico, di rinnovamento e progresso. Il coinvolgimento nei processi decisionali viene richiesto in modo perentorio e quasi assoluto, senza nessuna controparte di donazione e di impegno di uguale misura. L’unità viene confusa quindi con una specie di partecipazione totale che nasconde la sfiducia in ogni forma di struttura, anche quelle necessarie, ispirate da Dio, pur con i limiti della nostra forma di implementarle nella storia. 

È ovvio che qui si è di fronte a un individualismo esagerato, a volte inconscio, che ha poco a che vedere con il cammino di vera personalizzazione a cui conduce l’esperienza effettiva dell’unità. Infatti, vivere a mo’ della Trinità significa trovare la strada di una vera realizzazione di sé nella personale donazione di sé, ricevendosi continuamente da un noi appagante e non annullante, che ci introduce nella Sua voragine d’amore infinito.

Commenti

  1. A volte penso che il Movimento affogherà nelle sue stesse sciocchezze. Statico e gettato in calcestruzzo.......

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    1. Le famose sabbie mobili che si vedono (sbagliate) nei film in cui uno che sta sprofondando più si dibatte e più affoga. Da uno che le vede da fuori....continuano ad annaspare ma non si fermano un secondo a pensare...purtroppo sono cresciute in un mondo dove dovevano solo correre e non pensare,ed ecco i risultati

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  2. Scrivi che J.M. propone "perle come queste..." e riporti la citazione di tal Zubiri, e poi rimproveri i focolarini per la supercazzola.
    La prima volta che ho letto il post non ho potuto darti torto, e l'ho girato ad un mio amico focolarino.
    Lui però, avendo letto il libro (io no) mi fa notare che l'autore sviluppa una tesi, e quella "supercazzola" non è sua, ma citata a supporto.
    Anche io ho dovuto rileggere il tuo post per capire che mancava di onestà intellettuale: chiunque lo legga è indotto a credere che quella citazione sia di Moran mentre invece non lo è.
    "Focolarini dai... non si capisce niente!".
    Ma poi vedendo la nota, ho capito la furbizia del gioco di parole: J.M. "propone perle" non nel senso che sono sue, ma le cita.
    Mi ha dato fastidio essere stato fuorviato - secondo me scientemente - da chi si pone in una posizione di denuncia. Sicuramente dirai che non è vero, ma chiediti quanto sei lontano dai comportamenti che denunci.
    E poi basta, io non sono un intellettuale. Continuerò a frequentare quelle che ritengo delle brave persone, e su questo puoi fare tutti i blog che vuoi ma la supercazzola non attecchisce: i focolarini mi hanno sempre voluto bene.

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    1. Gentile Davide, grazie per il commento. Fa certamente benissimo a frequentare i focolarini, e non metto in dubbio che siano delle brave persone. La "supercazzola" mi dispiace dirglielo, ma ha invece attecchito, non foss'altro perché lei si é preso la briga di leggere, rileggere e rispondere con un commento a questo post. Come lei, da una lettura più attenta ha infine capito, no ho detto che fossero parole di Morán, ma una citiazione dal suo libro, quindi le rimando al mittente il giudizio di poca onestà intellettuale. La citazione é servita a mettere in evidenza i bizantinismi frequenti fra quelle pagine, in contrasto con la semplicità e immediatezza della citazione di Chiara alla fine. Infine il post é semplicemente una critica alla "Fedeltá dinamica". Che problemi ha in merito? Non si può criticare? Guardi facciamo così: intanto si legga il libro, le farà certamente bene, si renderà conto meglio delle critiche mosse sul post. E poi ne possiamo riparlare.

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    2. S. Tartarughe, ho frequentato e in certi momenti devo farlo per forza anche oggi, ma vi assicuro che con tanti foc/ni-ne ne farei volentieri a meno.Purtroppo quelli che ho conosciuto hanno sempre e solo trovato il modo di caluniarmi, umiliarmi anche con persone estranee al mov, mi sono giunte le prove tramite mie amiche che me lo hanno detto e il tutto perché li mettevo in discussione mi dispiace lo riconfermo certe persone nel mov non accettano nessuna critica ...il buon vecchio noi non sbagliamo mai..tu invece hai sempre e solo torto e non importa su cosa è a prescindere

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  3. Quanto vorrei dar torto alle tartarughe ma quello che scrivono disgraziatamente è verissimo, può succedere a volte di tirare frecciate ma sostanzialmente scrivono ciò che io da fuori vedo benissimo. Bene mi metta pure fra i cretini tanto me lo sono sentito dire migliaia di volte una in più....ma se io che sono fuori vedo le stesse cose allora forse lo scemo non sono io, a forza di tagliati la testa non pensare, lo faccio io al tuo posto....in 45 anni mi sono sentito dire bianco no nero sali no scendi hai sbagliato a capire ho detto sali ma dovevi capire scendi, se un giorno capirò un foc bene il giorno dopo mi metto a studiare il mistero della Trinità e giuro che è più facile. I foc ti vogliono bene raccontalo a quella che è ricoverata ( scaricata) nella rsa perché non serve più Prova per una volta a guardare con i tuoi occhi e non con le orecchie...una cosa l'hai detta giusta non hai letto hai semplicemente passato la cosa ad un altro e quello ha pensato al tuo posto... avanti sempre cosi che non sbagli

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    1. P.s. ho da poco saputo che la foc nella casa di riposo ci stà a spese della famiglia e del comune le foc/ ne praticamente non sanno neanche dove sia, ne sborsano un euro...tanto tanto tanto amore...

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    2. Quante foc -normali- sono state ricoverate in un ospedale prestigiosissimo e carissimo... camera privata due posti letto per lei....ci sono differenze fra foc/ne...siiiiiii tante tantissime..non le mettono in mostra le nascondono con cura...ma ci sono, a voi piacciono...a me NO...Siamo tutte uguali..ma noi separate-con cura- da voi

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  4. Ps ho letto il libro la setta divina NON per farmi convincere ma perché le cose che vedevo erano fuori di melone, se voglio criticare qualche cosa lo faccio con la MIA di testa, prima leggo poi eventualmente critico....guardo ascolto leggo....poi decido IO, cosa che lei sembra non sappia fare

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  5. La cosa più brillante, più bella, più onorevole che si possa offrire postuma a Chiara Lubich (e che non credo Moran capisca) è la sua umanità. Accettando pubblicamente che Chiara non era perfetta, e che come ognuno di noi era soggetta alla condizione umana dell'errore, del dubbio, del tentativo e dell'errore.
    Se davvero le vittime venissero ascoltate come affermano, questo passo di assumere pubblicamente il limite, di offrire la possibilità di sbagliare ancora, sarebbe il più credibile.

    Il vero scandalo non è stato l'uomo-Dio morto in croce.
    Il vero scandalo è stato che Dio ha mandato suo Figlio come uomo tra uomini come me, come te come noi. E sì, non ha mai avuto problemi ad ammettere pubblicamente di aver sofferto non per l'abbandono e il dolore, ma per raggiungere ciascuna delle vittime, anche a costo di sentire l'abbandono del Padre.

    Per noi vittime, la condizione umana ha piantato un chiodo nel profondo dell'anima - la sventura - che nessuno capisce, nemmeno Chiara, perché santa può essere ma non una sventurata.
    Noi vittime, ora sopravvissuti, ci siamo sempre trovati di fronte alla scelta quasi impossibile di andare avanti e ignorare o superare la vita e noi stessi anche nella disperazione (a volte fatale di morte).

    Morán si preoccupa di un carisma ma ignora le vittime, non importa quanto lo contraddica. Come vitima di più di vari consacrati (psichico e sessuale) non ne sento rabbia di loro e sono in pace con Chiara e Morán. L'omertà del movimento esiste e non è ancora risolta. Per me, esserne padre e madri gli uni degli altri, é il christianesimo stesso (come facevano le prime communità). Ammonirci avicenda nella verità e sentirci per davero è sempre la base. E c'è tutto ancora in atto e tanto da fare e da guarire.
    Il chiodo che ci ha schiacciato le vitime come un verme mezzo morto e non ci siamo accorti il perchè di quello che ci è successo, ci ha posto sotto la croce proprio accanto all'Abbandono. Ci siamo già lì, e non abbiamo bisogno di un carisma perché l'unico carisma che conta ha preferito restare soli con noi e salire la croce per ciascuno di noi. Per questo non scappo via, e mi sento per davvero attratto a alzare lo sguardo e ammirarlo e iniziare a capirLo, perché è sceso sulla terra per me, e per tutte le vittime e gli sventurati. Sentirle le vittime, è sentire Lui. Sentire Lui è scopprire noi stessi, la nostra capacità perduta di esserne noi stessi Amore e padri e madri per gli altri, senza farci la testa e grati di non perderci l'accesso alla realtà.

    Come dice Hans Zolnner, SJ, una delle pochissime voci che capiscono veramente la vittime e i passi da fare, ci vuole la "accountability" (senza parole di traduzione diretta in italano, spagnolo, portoguese, etc). Per me, dove sono tutti i uomini e donne che non Margaret o Jesus che siano veri unomini e donne a assumano publicamente i errori con dele vittime?
    L'omertà e la mancanza di "accountability" ne ancora tutto da maturare, e spero che ci siano in futuro, dopo che tutti i problemi affettivi unici di molti degli attuali/passati leader del movimento sono stati risolti. C'è da sperare e non disperare.

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    1. Li vedo li sento sento quello che dicono di nascosto dagli altri.......NON CI CONTARE, vale la frase siamo uno nessuno centomila (facce), ora moltiplicala per ogni foc/na che non accetta la verità ma solo le proprie convinzioni....lasciate ogni speranza o voi che....uscite

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  6. Rai 3 regionale della lombardia 2/3 giorni fa, editoriale sui tdg in cui vengono descritti come santi detentori della verità su Dio, gente che opera il bene dell'umanità e non come setta di proselitisti intenti a manipolare, usare le persone....con queste premesse pensate che le persone fuori dal mov si preoccupino di chi sia stato abusato, manipolato, li dentro????? L'uso l'abuso la manipolazione delle persone sta tornando la regola e non il male

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  7. P.s. Non ricordo chi ma un giorno disse----voi non avete idea di quante persone al mondo siano ansiose di mettere la loro libertà nelle mani di altri---

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    1. L'ha detto Dostojevskij nei "Fratelli Karamazov" più precisamente nel racconto ivi contenuto "Il Grande inquisitore"

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    2. Grazie....niente di più vero e anche il titolo del racconto la dice lunga

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  8. Tiro una riga e mi dico oggi l'ipocrisia la falsità di una foc è arrivata qui, domani mi trovo a doverla spostare in avanti, ma esiste un limite o io questa linea sono destinato a doverla spostare per il resto della mia vita ...per il momento sempre in avanti. ALCUNI nel mov a quanto pare non hanno nessuna decenza, remora nella loro vita, un ipocrisia una falsità che non trovo neanche nei tdg, è menzogna allo stato puro......mente per mentire...orribile

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  9. Uno dei primi errori nel movimento è stato dire alle persone di rinunciare alla propria felicità per l'altro, tu rinunci alla tua felicità per me e io rinuncio alla mia per te....così facendo nel mov si sono create persone infelici TUTTE . Enorme sbaglio perché ha posto le basi per ansie e depressioni, che quando provoco vengono in realtà a galla....dietro a sorrisi da botulino vi sono in realtà rabbie represse. Ora se c. avesse letto il vangelo avrebbe visto che Gesù non dice '' ama il prossimo tuo PIU' di te stesso ma COME te stesso''' ha creato il cristianesimo non il depresso---esimo.E se si fosse iniziato a invece dividere la felicità , è umano.......e non vi trovereste in questa situazione

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  10. "Due o più non significa uno." & "La maturità di una comunità sta nel riuscire ad ammettere che possono essere sbagliate (e non solo male interpretate)" Ammettere di avere torto è l'umile verità che solo una persona adulta può esprimere e comprendere. In effetti è come toglierti i vestiti e dire: non sono migliore di te, guarda, sono vulnerabile come te. Per me questo è il segno della comprensione delle semplici lezioni di Gesù. MOSTRA ciò che insegna, non difende nemmeno la verità evidente. Parla di 2 o più che si uniscono, proprio per evitare che una persona faccia propria i suoi insegnamenti! Per come la vedo io, Gesù non si è mai opposto al dibattito, voleva che tutto fosse naturale ma con in mente lo standard più alto: amore per ogni persona e amore per il tutto. Comunità, niente cloni. E non viveva solo, voleva che i suoi discepoli riflettessero su tutto e parlassero con lui. Così lui stesso poté dire parole di saggezza, per non essere chiamato re dei Giudei... "Due o più non significa uno". Che modo chiaro di dire ciò che Gesù credeva fosse così importante. Solo gli adulti possono comprendere il significato di questa matematica spirituale, senza perdere l'essere bambini. Un bambino sbaglia e deve crescere chiedendo scusa. Gesù chiese scusa a Dio dopo aver detto: perché mi hai abbandonato? Si è scusato offrendo a Dio ciò che non ha compreso: la sua nuda vita. E con questo fatto, era l'insegnante che ammetteva la sua mancanza di fiducia. E solo dopo averlo fatto, è cresciuto verso un futuro sconosciuto. Gesù ha mai provato a cambiare i suoi 12 compagni? Ha costretto qualcuno a condividere sentimenti personali, desideri diversi da quello di amare, per offrirgli speranza, pane, vino e forza? NO! E quelli che lo seguirono erano personalità diverse e tutti impavidi per la sua umanità. Gesù è stato braccato dall’establishment perché non si curava dei beni, delle formalità o del suo corpo. Si offrì senza nulla da guadagnare. Questo è ciò che insegnava, dimostrando ai suoi amici quanto li amava. Non c'è riferimento a se stesso se non a Dio. Ed è per questo che molti abbracciano quest'uomo. Non c'è motivo di dubitare della sua saggezza, essa è tanto umana quanto divina: essere sempre fratelli, qualunque sia la professione o la chiamata, restare ciascuno umano, vivere nella stessa casa, condividere e portare la corona spirituale. Vorrei che i focolarini non annuissero e continuassero a dire sì a Chiara o ai suoi rappresentanti. Vorrei che crescessero e pensassero in modo indipendente da qualsiasi leader umano. Se Chiara non si separasse dai seguaci, se non si separasse dall'imperfezione, se difendesse la dignità degli omosessuali, per esempio, difendesse i meno capaci intellettualmente, invece di avere una rapporto esclusivo con la sua immagine di Dio... Se Chiara fosse inclusiva come lo è stato Gesù, allora OREF non sarebbe stato necessario. Potremmo tutti confidare in "Gesù in mezzo a noi" nella sua inconfondibile saggezza perché tutto potrebbe venire in tavola e ogni voce avrebbe la nostra attenzione. Diventare UNO è un processo di ricerca della verità, dibattito ed essere tutti umani, non concorrenti in una corsa verso il paradiso. E per farlo cercherò di essere umile al meglio delle mie capacità. Non è silenzioso, non è bello ma è fondamentale ammettere che posso sbagliarmi di grosso. E se è così, dovrei e lo riconoscerò.

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    1. E invece mi trovi TOTALMENTE d'accordo Ho scritto da un altra parte di Giona....Giona....critica Dio e Lui che fa...discute con Giona cosa che nel mov non è neanche da pensare sopratutto criticare lei, Dio si lei no

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